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Torino: i lavoratori del sociale assediano il comune

 

Arroganza e paura

Da un lato l’arroganza di sentirsi esentati dal dover rispondere delle proprie azioni, degli sperperi, dei tagli, dei buchi, delle scellerate decisioni di privatizzazione.

Dall’altro la paura anche solo del metterci la faccia e la richiesta di fare, oramai da settimane, i consigli comunali blindati da decine di poliziotti antisommossa, entrando dalle vie laterali, uscendo di corsa e di nascosto.

Questa la condizione di Fassino & co. di fronte ad una piazza torinese colma di rabbia, che raccoglie progressivamente tante istanze specifiche diverse, ma accomunate da un’unica critica radicale alla gestione della città di questa amministrazione.

Hanno cominciato gli operatori sociali non dormienti, un piccolo gruppo aut organizzato di lavoratori del sociale, che da novembre ha animato piazza palazzo di città durante i consigli comunali. A loro si sono aggregati tanti colleghi e tante realtà del welfare cittadino, prostrati dal blocco amministrativo delle fatture che, da agosto, non vede più l’erogazione di fondi per pagare i servizi sociali operanti sul territorio. In queste settimane, al contesto del welfare si sono aggiunte le maestre di asili e materne, che Fassino vorrebbe licenziare in nome di una privatizzazione che ha il chiaro sapore di uno smantellamento dell’istruzione pubblica.

Privatizzare gli asili è una ricchezza per la città” ha recentemente sostenuto il sindaco delle banche “Lo abbiamo già fatto con i servizi sociali, perché non dovremmo con le scuole…”.

Ed infatti, proprio questi due settori del welfare sono insieme ad assediare Fassino ed i suoi pavidi colleghi, protetti da un cordone sanitario di poliziotti in assetto antisommossa, schierati, con tanto di scudi e manganelli bene in vista, davanti alle facce attonite ed arrabbiate di lavoratori, maestre, genitori, bimbi, che chiedevano a gran voce di essere ricevuti dalla casta arroccata nelle stanze dei bottoni.

 

Oltre 700 persone dalle 15 hanno riempito piazza palazzo di città, tanti striscioni, fischietti, pentole e tamburi per far sentire la propria voce, per urlare la propria rabbia contro le ignobili politiche di Fassino.

Operatori senza stipendio da oltre 3 mesi, in condizioni economiche gravissime, che rischiano di trasformarsi ben presto in utenti dei loro stessi servizi; cooperative che, per anni, hanno gestito le fasce deboli di popolazioni espulse dal sistema, oggi si trovano esse stesse espulse dal welfare; maestre titolate ed appassionate con lettere di licenziamento già in tasca; genitori che vedono alzarsi vertiginosamente i costi dell’istruzione, che vedono chiudere le scuole del circondario, che sono costretti a comprare la carta igienica ed i materiali per sostenere la scuola dei propri figli. 

Nell’ordine del giorno doveva essere affrontato il tema dei tagli al welfare ma, con un colpo di mano della giunta Fassino, è stato prorogato al 7 maggio.

La notizia, ennesima beffa a quanti, pur lavorando, non percepiscono stipendio, ha prodotto la naturale reazione di un assedio che ha cinto le mura del comune, come fosse un fortilizio, debitamente protetto da decine di poliziotti che non hanno esitato a mostrare i muscoli.

Ne operatori ne maestre hanno arretrato di un passo ed hanno continuato a circondare l’edificio chiedendo l’interruzione del consiglio comunale e l’immediata discesa della giunta per giustificare l’accaduto.

Nessuno si è degnato di incontrare questa piazza gremita, ma gli impavidi consiglieri hanno preferito rimanere rintanati nelle loro stanze, sino alle 19,30, quando hanno mandato in avanscoperta i tre dell’avemaria: Curto, Grimaldi e Bertola, ovvero i soliti (inutili) esponenti di SEL e 5 Stelle.

A loro è stato ribadito con chiarezza il messaggio della piazza: il Comune deve invertire completamente la tendenza, deve pagare immediatamente ciò che deve alle cooperative sociali e ritirare il provvedimento di privatizzazione degli asili.

Il vaso è colmo, e la pazienza è già abbondantemente finita.

E nessuno è più disposto a farsi abbindolare dalla retorica della crisi e delle casse vuote.

Tantomeno chi la crisi la vede tutti i giorni con i propri occhi attraverso le storie di progressivo impoverimento delle fasce deboli, deve occuparsene e non gli vengono neanche pagati quei due soldi che gli spettano.

E lo sa benissimo che tagli e privatizzazioni sono una precisa scelta politica dettate da banche e finanza e non una necessità inevitabile, come propagandano da mesi.

 

Il 1°maggio gli operatori sociali saranno in piazza contro la dismissione del welfare ed il 7 maggio, davanti al comune si giocherà un’altra tappa fondamentale di questa situazione.

Se Fassino non sarà in grado di dare risposte efficaci, sarà meglio che si dimetta.

E magari torni in Birmania dove ci risultava fosse oggi, invece che presiedere il consiglio comunale.

 

to be continued…

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