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E’ in corso in Inghilterra il più grande sciopero dei medici in settantanni

È iniziato mercoledì e riguarda la categoria dei medici in formazione (all’incirca il corrispettivo degli specializzandi in Italia) e durerà sei giorni.

Lo sciopero mira a ottenere un aumento consistente delle retribuzioni che in questi anni non si sono adattate al crescente costo della vita ed è il decimo indetto negli ultimi dieci mesi dai rappresentanti della categoria dei medici in formazione. Lo sciopero arriva in un momento in cui il servizio sanitario nazionale sta subendo un’emorragia di medici e fatica a smaltire le enormi liste d’attesa dei pazienti.

Secondo il governo, uno junior doctor guadagna circa 32mila sterline (37mila euro) nel suo primo anno di impiego. Secondo il sindacato Bma (British Medical Association), che conta 46mila junior doctors, i loro stipendi sono diminuiti di quasi un quarto dal 2008 se si tiene conto dell’inflazione.

Da marzo del 2023 i medici in formazione hanno scioperato in Inghilterra già 28 giorni, per un massimo di quattro giorni di fila ogni volta. Nelle ragioni dello sciopero vengono anche menzionati i turni sempre più lunghi e l’aumento fra il personale degli episodi di burnout, la sindrome di esaurimento psicofisico ed emotivo in ambito lavorativo.

La riapertura del tavolo negoziale con il governo Tory, dopo la lunga stagione di proteste iniziata lo scorso marzo, era stata interrotta all’inizio di dicembre dal ritiro dei rappresentanti di categoria della Bma, i quali avevano respinto in quanto insufficiente l’offerta in materia di incrementi salariali messa sul piatto dalla ministra della Salute. A uno sciopero di tre giorni prima di Natale, che aveva causato la cancellazione di 88 mila appuntamenti, è seguito quello di sei giorni attualmente in corso.

Secondo la British Medical Association, il sistema è a corto di medici e questo non è dato solo dal fatto che ogni anno si laureano in medicina troppi pochi studenti rispetto a quelli che servirebbero, anche a causa del numero chiuso, ma anche dalle condizioni lavorative che stanno portando molte persone a lasciare la professione o ad andare a lavorare fuori dal Regno Unito.

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