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Il problema è il Neruda o l’assenza di prevenzione?

Questa mattina è uscita la notizia su “La Stampa” e altre testate locali riguardo alla presenza di alcuni casi di tubercolosi all’interno dello Spazio Popolare Neruda.

di Spazio Popolare Neruda

Ci teniamo a precisare che fin dal primo momento in cui abbiamo saputo che una persona che viveva qui era affetta da tubercolosi con il rischio di contagio ci siamo attivati per la tutela della salute dell3 abitatnt3 dello spazio, di chi lo frequenta e del quartiere; siamo stati presi in carico comunità dalla ASL e la situazione dal punto di vista sanitario e del rischio contagio è sotto controllo.

Quello che ci sembra invece fuori controllo sono le strumentalizzazioni politiche da parte della destra regionale sulla salute delle persone in condizione di precarietà abitativa e con background migratorio.

Ci sembra assurdo che chi ha l’onere e il potere di gestire la sanità regionale scarichi su una comunità autogestita le responsabilità di un potenziale dilagare della tubercolosi. Il problema, abbiamo avuto modo di appurare, sta nella mancanza di politiche di prevenzione: non è possibile l’accesso libero per i test di prevenzione alla TB, non è possibile gli esami – come il quantiferon – tramite il CUP Piemonte, è difficile accedere ad informazioni precise sulla prevenzione della malattia e le liste d’attesa per prenotazioni ed esami sono troppo lunghe. A ciò si sommano le barriere per accedere alla salute che deve affrontare chiunque abbia problemi con i documenti e la residenza, cosa che da anni denunciamo e di cui dobbiamo occuparci. Ancora adesso, con gli articoli di giornale che ci danno contro, sembra impossibile trovare posto negli ospedali per procedere rapidamente con i test.

Quello che è successo al Neruda succede sovente anche in diverse strutture di emergenza abitativa o altri luoghi: la differenza è stata la spettacolarizzazione che c’è stata su di noi, oltre che la maggiore difficoltà di gestione dell’emergenza a causa delle procedure burocratiche complesse e inadeguate a gestire il problema. Abbiamo seguito le procedure indicateci, i test stanno venendo effettuati nei tempi determinati dalle strutture sanitarie, la rete di contatti è sottoposta ad attenta sorveglianza epidemiologica.

La situazione odierna ci sembra presentare dinamiche molto simili a quelle verificatesi durante la pandemia di Covid-19. Da un lato, c’è lo sforzo collettivo di garantire la salute di tutt3, senza colpevolizzazioni di sorta, con la messa in campo di strumenti atti alla prevenzione e alla cura: nel 2020, gli screening gratuiti ed aperti al quartiere effettuato al Neruda; oggi, le misure di prevenzione e le autodenunce all’Asl, che non abbiamo avuto timore di compiere, pur consapevoli della possibilità di esporci a strumentalizzazioni. Dall’altro, c’è la bieca volontà politica di chi continua a considerare la malattia come una colpa da espiare, come un pretesto per formulare stigmatizzazioni razziste, come una scusa per blaterare di provvedimenti repressivi che nulla hanno a che vedere con la tutela della salute: tutto ciò non rappresenta una soluzione concreta alle emergenze sanitarie, ma anzi non fa che dissuadere chi non ha una rete sociale di protezione o è in possesso di documenti dal rivolgersi alle strutture di competenza. Maurizio Marrone, membro della giunta regionale, che oggi ci attacca sui giornali, è tra i principali responsabili per aver smantellato il welfare abitativo e sanitario in Piemonte. Chi oggi si ritrova al vertice del Dipartimento di Prevenzione è – guarda caso – la stessa persona che, nei giorni drammatici della pandemia, sosteneva che l’Asl di Torino e l’Unità di Crisi non avrebbero dovuto “assumersi la responsabilità diretta” dei contagi negli ospedali e nelle RSA [ https://torino.repubblica.it/…/coronavirus_case_di…/ ].

Quanto successo al Neruda mette in evidenza la necessità di uno screening efficace sulla TB, come su altre malattie infettive, al di fuori delle strutture organizzate istituzionali.

La tutela della salute pubblica non passa dallo sgombero di un’occupazione, ma dall’accesso libero e gratuito alla prevenzione, dalla velocità e accessibilità delle prestazioni sanitarie e, in generale, dalla decostruzione dello stigma razzista sulle malattie insieme alla tutela dei diritti fondamentali come l’accesso alla casa e alla salute.

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