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Piemonte in lockdown, le responsabilità di Cirio

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Da questa mattina Piemonte, Lombardia e Calabria si ritrovano in un nuovo lockdown.

Nelle scorse ore si è incendiata la polemica tra i presidenti di Regione di centrodestra e il governo. Anche Cirio si è scagliato contro le misure prese da Conte, ma il ruolo della regione Piemonte nella costruzione delle premesse che hanno condotto a questo lockdown è tutt’altro che marginale.

Le istituzioni regionali hanno completamente sottovalutato l’eventualità e l’impatto di una seconda ondata, nulla o quasi è stato fatto negli scorsi mesi, tra il viaggio di nozze dell’assessore Icardi e la solita litania sulle grandi opere di Cirio. Nei lunghi mesi seguiti alla prima ondata il Piemonte è stato tra le regioni con un minore incremento di posti letto nelle terapie intensive: mentre in Veneto si aggiungevano 331 posti letto arrivando a quota 825 (a fronte di quasi cinque milioni di abitanti), in Piemonte erano appena 158 quelli nuovi, 485 in totale (con quattro milioni e passa di abitanti). Al sedici di ottobre i posti letto nuovi rimasti liberi in terapia intensiva in Piemonte tra pazienti Covid e non Covid erano già appena dieci.

La terapia intensiva d’emergenza costruita alle Ogr con un enorme sperpero di denaro pubblico è stata completamente smantellata dopo la prima ondata e adesso si parla di replicare con un ospedale temporaneo al Valentino.

Ma l’ospedalizzazione è l’ultimo dei punti di una catena di inefficienze che iniziano direttamente dal territorio: il tracciamento dei contagi è stato messo in atto con pochissimo personale ed è saltato in fretta, i medici di base sono stati completamente abbandonati a se stessi nuovamente e le taskforces di intervento territoriale sono state smantellate. Adesso di fronte alla saturazione degli ospedali l’assessore Icardi vorrebbe mandare a casa i pazienti, ma senza aver in alcun modo potenziato le funzioni di assistenza domiciliare.

Dopo aver dormito per mesi, anche di fronte agli appelli ripetuti del personale infermieristico, finalmente ieri la Regione Piemonte ha indetto un bando per nuove assunzioni. Ma questo avviene nel pieno dell’emergenza, proprio mentre dentro gli ospedali si affollano barelle nei corridoi e le ambulanze fanno la fila all’ingresso.

Oggi Cirio e la sua compagine, sempre in prima linea nel distribuire soldi alla sanità privata e coccolare la Confindustria Piemontese, si strappano le vesti, ma la responsabilità di quanto sta accadendo gli effetti che questo lockdown avrà sulla vita e sul reddito di milioni di piemontesi è in capo anche a loro, alla loro incompetenza e al modello di sviluppo e sanità che promuovono.

Alleghiamo di seguito un’intervista della trasmissione Congiunzioni di Radio Blackout a Roberto del sindacato Nursind:

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