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Nucleare green? Una contraddizione a spese della popolazione.

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Sin dall’inizio dell’autunno sono stati annunciati importanti rincari per le bollette del gas e della luce ed è importante evidenziare che l’aumento delle materie prime, non è l’unica causa. Infatti, i costi del cosiddetto decomissioning nucleare – ossia del processo di smantellamento degli impianti e la successiva messa in sicurezza delle scorie – vengono pagati in bolletta sotto voci più o meno comprensibili. 

Dall’autunno del 2020 ad oggi si stima un aumento del 250% delle bollette per imprese e famiglie. Contemporaneamente il ministro della Transizione Ecologica Cingolani sostiene l’introduzione dell’energia nucleare nella tassonomia europea sugli investimenti verdi, volontà che si accoda alla Francia ma che al momento non è stata accolta dalla Germania. Inserire l’energia nucleare nella tassonomia verde significa ufficializzare che investimenti pubblici possano essere utilizzati da imprese private che utilizzano o producono questo tipo di energia classificandola come adeguata rispetto agli obiettivi Ue sul clima. L’Europa oltre al nucleare inserisce nella tassonomia anche il gas, una contraddizione in piena regola nell’epoca in cui si dovrebbe uscire dalla dipendenza dai fossili. Chiaramente questa presa di posizione dell’Italia, alla luce di una produzione di energia pari a 91 miliardi kwh relativa agli ex impianti nucleari (Trino, Latina, Caorso e Garigliano) che indica una produzione storicamente esigua, è sinonimo della volontà di tutelare gli interessi di grandi gruppi industriali come Eni.

Dunque, se da un lato la produzione di energia data dal nucleare è sempre stata limitata, dall’altro i costi per la disattivazione effettiva delle centrali sono enormi e li stiamo pagando nelle bollette già raddoppiate. Alcuni dati raccolti dalle relazioni annuali dell’Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti Ambienti) e diffusi dal Manifesto, indicano che dal 2010 al 2021 sono stati pagati 4,2 miliardi di euro nelle utenze. Questi costi sono stati introdotti in bolletta nel 2000 per decreto legislativo e la maggior parte del profitto va nelle tasche di Sogin, società che si occupa dello smantellamento del nucleare sul territorio italiano dal 1999. Inoltre, occorre sottolineare che il processo di disattivazione ha proceduto a rilento in questi vent’anni e parallelamente vi è stato un aumento delle tariffe, rispetto alla gestione di Sogin vi è anche una relazione di verifica da parte della Commissione Ecomafie che dà il segno della situazione. La copertura finanziaria della Sogin viene garantita dagli oneri stabiliti da Arera che vengono poi, in base al bisogno, inseriti nelle bollette. Oltre ai costi di smantellamento occorre approfondire la questione delle scorie, proprio da qualche mese infatti la Sogin sta lavorando per trovare un luogo sul territorio nazionale per installare il Deposito Unico di scorie nucleari e mercoledì 15 dicembre, a conclusione del seminario nazionale di Sogin, verrà reso noto il resoconto dei lavori. Anche in questo caso l’investimento di 900 milioni di euro per la realizzazione del deposito saranno finanziati da una componente presente in bolletta. Non finisce qui, anche la Grande Distribuzione Organizzata farà pagare ai consumatori i rincari dell’energia andando ad aumentare i prezzi delle merci, si stima che nel periodo natalizio ci sarà un aumento di 20 euro a famiglia solo per questo.

In questi mesi in alcuni territori del chivassese proprio dove Sogin vorrebbe, molto probabilmente, costruire il deposito unico per le scorie nucleari si stanno esprimendo resistenze e opposizioni. Infatti, a Mazzé è nato un comitato dal nome Atomi Impazziti che, dopo aver informato la comunità dei rischi per la salute, delle conseguenze per i terreni e i relativi espropri che interesseranno la zona se Sogin dovesse esprimersi a favore di questo luogo, ha organizzato una grande manifestazione per dichiarare pubblicamente che la popolazione non accetterà compromessi davanti ad un ricatto come questo. Il rifiuto da parte degli abitanti dei territori che vengono coinvolti o che rischiano di esserlo da progetti nocivi calati dall’alto, senza alcun tipo di dialettica con la popolazione, è una tendenza ormai evidente, nonostante il Ministero cerchi disperatamente di nascondere dietro una parvenza green una seria volontà di autodistruzione generalizzata.

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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