Piemonte: invece di occuparsi della pandemia, la regione invita le associazioni antiabortiste nei consultori

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La Regione Piemonte ha emanato in questi giorni un bando per l’aggiornamento degli elenchi di “associazioni operanti nel settore della tutela materno infantile”, ovvero le associazioni anti-abortiste, dopo che Maurizio Marrone, assessore regionale per Fratelli d’Italia, aveva presentato un testo che propone di aprire, con soldi pubblici, sportelli gestiti dalle associazioni antiabortiste che avrebbero il compito di accogliere le donne che decidono di interrompere la gravidanza per dissuaderle!

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Già a settembre sempre il genio in questione, aveva emanato una circolare che vietava la distribuzione della pillola Ru 486 nei consultori e in day hospital (al contrario di quanto definito dalle nuove linee guida nazionali) e invitava l’attivazione di sportelli con associazioni come il Movimento per la Vita e i Centri di aiuto alla vita.  
 Dunque ci risiamo: infatti nel 2010 l’allora giunta Cota aveva approvato il “Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l’interruzione volontaria di gravidanza”, a firma della assessora Caterina Ferrero. La delibera prevedeva che l’accoglienza delle donne in gravidanza potesse essere indifferentemente effettuata dai servizi consultoriali, dai centri per la famiglia e dalle strutture del volontariato e del privato sociale, che avessero stipulato le idonee convenzioni previste nel protocollo: ovvero dovevano operare da almeno due anni del campo socio-sanitario della tutela materno-infantile, avere per statuto come finalità “la tutela della vita fin  dal concepimento”, e garantire la presenza di volontari/e nel consultorio per almeno tre giorni la settimana. Di fatto ciò avrebbe spalancato le porte dei consultori e degli ospedali al Movimento per la Vita e alle sue associazioni satelliti.


Ne seguì una forte mobilitazione da parte delle donne, riunitesi a Torino nell’assemblea per l’autodetermin-azione. La Casa delle Donne di Torino presentò ricorso al Tar. La sentenza ritenne illegittimo proprio ciò che oggi vorrebbe essere reintrodotto: ammettere nei consultori le associazioni pro-vita antiabortiste per statuto.  Ecco il massimo dell’azione politica di personaggi come Maurizio Marrone: introdurre nelle strutture pubbliche associazioni che dovrebbero convincere le donne a non abortire, a non scegliere, considerandole come persone non autoderminate, incapaci di fare la scelta giusta per se stesse e sul proprio corpo. Sembra assurdo, sembra di tornare indietro di anni.

Una delle cose che colpisce inoltre è che tutto ciò avvenga in piena crisi sanitaria, con il Piemonte che è tra le regioni più esposte in questo momento. Mentre la pandemia dovrebbe far ripensare alla radice un modello di sanità e salute che ha evidentemente fallito, tra tagli, privatizzazioni e malagestione, personaggi come Marrone preferiscono passare il loro tempo a coccolare le lobbies pro-vita e il loro portato retrogrado per puro calcolo elettorale.

 

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