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I percorsi di mobilitazione indigena dell’Africa dell’est per la conservazione ambientale

Per questo fuori onda dell’Informazione di Radio Blackout abbiamo contattato Teresa che è un’attivista Ogiek di Chepkitale (una comunità indigena che vive sul Monte Elgon, in Kenya).

Assieme a molte altre donne e uomini è attiva nell’organizzazione delle prime assemblee popolari regionali che vedono riunirsi 13 comunità indigene dal Kenya, Uganda, Tanzania e rep. democratica del Congo. Come Teresa ci spiega queste assemblee autogestite sono nate da uno scambio e incontro tra donne di 6 comunità indigene provenienti dal Kenya e l’Uganda che ha portato ad una consapevolezza maggiore e uniforme del legame diretto tra la lotta portata avanti come donne per i propri diritti a quella per la difesa della propria terra e cultura. La difesa è primariamente una difesa organizzata su base comunitaria dalle conseguenze nefaste che l’applicazione del concetto neo-coloniale di “area protetta” produce nella vita quotidiana delle comunità che abitano ancestralmente i territori in questione. Un esempio di queste pratiche sono quelle che il governo della Tanzania ha implementato brutalmente lo scorso anno contro la popolazione Maasai di Loliondo, in nome della conservazione ambientale ma in realtà usate per allargare la superficie di foreste e pascoli da destinare come “game reserve” per i turisti che vogliono ammirare la “natura selvaggia” o praticare la caccia sportiva, cioè bracconaggio legalizzato ( vedi articolo). Con gli attivisti colpiti dalla repressione in Loliondo, membri di altre comunità attraverso queste assemblee si sono attivati per coprire mediaticamente quello che stava avvenendo.

Da queste assemblee sono nate diverse dichiarazioni, una particolarmente significativa è la “people-to-people declaration of Laboot”, presentata al congresso che si è tenuto a Kigali in Uganda a Luglio dello scorso anno, promosso dalla IUCN (international union for conservation of nature ) che aveva per tema le aree protette e vedeva la partecipazione oltre che dei governi coinvolti, di ONG e realtà della società civile. Qui attraverso questa dichiarazione e le testimonianze che raccoglie le persone delle comunità hanno potuto far sentire la propria voce in qualità di uniche legittime responsabili della conservazione della natura.

da Radio Blackout

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