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Bloccata la rotta del rame in Perù: minatori informali contro il governo

Una protesta condotta venerdì 4 luglio dai minatori informali nella regione peruviana di Cusco sta paralizzando uno dei principali corridoi del rame del Paese, fondamentale per le attività delle multinazionali minerarie MMG, Glencore e Hudbay.

da Pagine Esteri

Il blocco è in atto nella provincia di Chumbivilcas, epicentro delle tensioni crescenti tra lavoratori artigianali e il governo centrale.

Secondo Luis Huaman, uno dei leader della mobilitazione, l’obiettivo è ottenere una proroga della scadenza prevista per la regolarizzazione delle miniere informali. “Questo blocco è a sostegno della protesta nazionale, per la formalizzazione incondizionata”, ha dichiarato Huaman in un’intervista a Reuters. “Non stiamo permettendo il passaggio di camion appartenenti all’attività mineraria su larga scala”.

Il corridoio in questione è cruciale per tre delle maggiori miniere del paese: Las Bambas, gestita dal colosso cinese MMG; Constancia, controllata dalla canadese Hudbay; e Antapaccay, di proprietà della multinazionale Glencore. Le società non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali al momento, ma una fonte del settore vicina a Las Bambas ha confermato che, dopo giorni di protesta, le operazioni hanno subito un impatto, senza però fornire ulteriori dettagli.

Il Perù è il secondo produttore mondiale di rame, e l’area bloccata rientra tra le principali zone di esportazione del metallo. Solo Las Bambas si colloca al quarto posto tra le miniere più produttive del Paese e ha già dovuto far fronte a numerose proteste negli ultimi anni, optando spesso per rotte alternative più lunghe per trasportare il materiale estratto.

L’organizzazione CONFEMIN, che riunisce i minatori artigianali e informali del Perù, ha avviato la mobilitazione nazionale venerdì. Le rivendicazioni si inseriscono nel contesto più ampio di un settore minerario fortemente duale: da un lato i giganti internazionali, dall’altro decine di migliaia di lavoratori informali che operano in condizioni precarie, spesso senza tutele legali né ambientali.

La situazione rimane tesa e l’impatto economico del blocco potrebbe crescere nei prossimi giorni, in un momento delicato per l’economia peruviana, fortemente dipendente dalle esportazioni minerarie. Pagine Esteri

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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