InfoAut
Immagine di copertina per il post

I predatori metropolitani

Espropriazione urbana

Geografo di formazione, Harvey ha raccontato spesso come il momento decisivo nella sua radicalizzazione politica sia stato l’arrivo a Baltimora, nel 1969: «non avevo mai visto un tale livello di povertà», ha dichiarato ancora di recente in un’intervista con la rivista francese «Vacarme». Erano gli anni in cui, negli Stati Uniti, il dibattito pubblico era dominato dal tema della «crisi urbana», sullo sfondo delle grandi rivolte nei ghetti afro-americani. Da quel momento, la questione della città è rimasta al centro del lavoro di Harvey, all’interno di un più generale tentativo di integrare la dimensione dello spazio all’interno di un rinnovato paradigma marxista: ne è derivata la proposta, in particolare in Limits to Capital (1982), di un «materialismo storico-geografico» che, sulla base di una originale rilettura del secondo libro del Capitale, ha influenzato in modo duraturo il lavoro di un paio di generazioni di «geografi radicali».

Come si può in generale definire il ruolo dell’urbanizzazione all’interno del capitalismo? A giudizio di Harvey, le città sorgono storicamente «attraverso la concentrazione geografica e sociale di una eccedenza di prodotto» e sono essenziali al capitalismo per «assorbire i prodotti eccedenti che produce in continuazione». Sono dunque i luoghi per eccellenza di quella «distruzione creatrice» su cui si fonda l’accumulazione del capitale. I quartieri proletari della Parigi del II Impero rasi al suolo per realizzare i piani di riorganizzazione metropolitana di Haussmann, studiati da Harvey in un libro del 2003, diventano così il simbolo di una lunga storia di «espropriazione» e di «pratiche predatorie urbane» che accompagna l’intero arco dello sviluppo capitalistico – fino a oggi. Centrale, d’altro canto, risulta nella prospettiva di Harvey il nesso tra rendita immobiliare e rendita finanziaria, definito dall’interno di una ripresa del concetto marxiano di «capitale fittizio». Si legga la definizione qui offerta della terra come «una forma immaginaria di capitale basata sull’aspettativa di rendite future», si pensi al funzionamento dei mercati finanziari e si capirà facilmente come le “affinità elettive” tra rendita urbana e finanza abbiano solidi fondamenti.

Nella prospettiva analitica di Marx, scrive Harvey, «il capitale fittizio non è il frutto del cervello rovinato dalla cocaina di qualche operatore di Wall Street». Proprio partendo dalla sua analisi del rapporto tra urbanizzazione e capitalismo, vengono qui messi efficacemente in evidenza i limiti delle critiche che si concentrano sul carattere meramente “speculativo” della finanza. Quel che caratterizza il presente sono piuttosto per Harvey da una parte l’eccezionale sviluppo e la complessità dei dispositivi finanziari, dall’altra la «globalizzazione» tanto dei mercati finanziari quanto dell’urbanizzazione. Questi sviluppi hanno certo reso possibile tanto un’estensione spaziale dei circuiti dell’accumulazione capitalistica che ruotano attorno al nesso tra rendita metropolitana e rendita finanziaria quanto una intensificazione di questo nesso: basti pensare, per fare un unico esempio, a come i mutui subprime abbiano consentito di includervi poveri e minoranze. Al tempo stesso, tuttavia, Harvey dimostra come anche la crisi abbia conosciuto un movimento di estensione e intensificazione, fino a divenire negli ultimi anni il vero e proprio orizzonte dello stesso “sviluppo” anche al di fuori dell’Occidente, nei Paesi cosiddetti emergenti. «Sconcertanti», a suo giudizio, risultano dunque le affermazioni contenute in un rapporto della Banca Mondiale del 2009, che all’indomani del fallimento di Lehmann Brothers riproponeva l’usuale alchimia neoliberale di rule of law, diritti di proprietà e «innovazioni finanziarie» («mercato ipotecario secondario», «cartolarizzazione dei mutui», etc) come chiave di volta per lo sviluppo urbano e regionale.

La politica dello spazio

Si è detto della Parigi del secondo Impero. È noto quanto considerazioni di ordine “militare” abbiano influenzato i progetti di Haussmann. Scrive Walter Benjamin in una pagina famosa che il suo vero obiettivo «era di garantire la città dalla guerra civile. Haussmann voleva rendere impossibile per sempre l’erezione di barricate a Parigi». E tuttavia, di lì a pochi anni, «la barricata risorge nella Comune, più forte e più sicura che mai». È una vicenda ricorrente, anche in questo caso fino a oggi. Le indicazioni offerte da Harvey in questo libro configurano la possibilità di una vera e propria contro-storia del rapporto tra capitalismo e questione urbana: lotte e rivolte non si limitano a rappresentare l’“effetto” dello svolgersi di questo nesso; determinano piuttosto la crisi di specifici “regimi” urbani, affermano nuovi modi di abitare e vivere la città, aprono puntualmente la possibilità di una trasformazione – di tanto in tanto: di una rivoluzione.

Il «diritto alla città» che dà il titolo al libro di Harvey rinvia al lavoro di Henri Lefebvre, un teorico marxista francese autore tra gli anni Sessanta e Settanta di fondamentali studi sulla «politica dello spazio». Il confronto con Lefebvre è uno dei fili rossi di questo libro, che costituisce anche un invito a riscoprire un autore e un’opera sostanzialmente dimenticati in Italia ma al centro di un vivace dibattito soprattutto nel mondo anglosassone. Harvey mostra bene come Lefebvre avesse anticipato alcuni sviluppi contemporanei della questione urbana, a partire dal salto di scala dell’urbanizzazione, dalla sua esplosione a livello globale. E riprende molte sue suggestioni quando indica nella città il terreno fondamentale su cui deve essere ripensata e organizzata la lotta contro il capitalismo. Con più forza e con maggiore originalità rispetto ad altri suoi lavori recenti, in particolare, Harvey mette qui al centro della sua riflessione la «produzione della città», invitando a riconsiderare lo stesso concetto di «proletariato» dal punto di vista della sua composizione metropolitana, includendovi «tutti coloro che favoriscono il riprodursi della vita quotidiana» nella città. Tra lavoratori edili e «badanti», operatori culturali e ospedalieri (per menzionare qualche esempio tratto dalla lunga lista presentata alla fine del libro), il problema fondamentale che Harvey propone al dibattito e all’azione politica è «quello della ricerca di unità all’interno di un’incredibile varietà di spazi sociali frammentati» e attraversati da una strutturale «precarietà» del lavoro e della vita.

I luoghi della cooperazione

Assunta questa centralità delle reti e delle figure soggettive della cooperazione metropolitana, la contrapposizione proposta da Harvey in precedenti lavori tra «accumulazione per espropriazione» (ad esempio di terre) e «accumulazione per sfruttamento» (del lavoro) risulta felicemente problematizzata. Sul terreno della «produzione della città» i confini tra le due forme tendono a sfumare, proponendo l’urgenza di una nuova definizione generale dello sfruttamento, all’altezza della violenza con cui opera oggi la rendita immobiliare e finanziaria. Avanzare dal punto di vista teorico su questo terreno risulta essenziale per riempire di contenuti la rivendicazione del «diritto alla città», che come afferma Harvey è un «significante vuoto»: «rivendicare il diritto alla città è, in realtà, rivendicare il diritto a qualcosa che non esiste più (ammesso che sia mai esistito)». È rivendicare un «diritto mirato», che non può esistere cioè all’infuori dell’individuazione dei suoi soggetti e dalla materiale produzione di una nuova «città», di un nuovo luogo comune di cooperazione, uguaglianza e libertà: «il diritto alla città contro il capitalismo», si potrebbe allora dire rovesciando il titolo di questo libro.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Le nuove regole della Resistenza

Gli Houthi – o più propriamente Ansar Allah -, negli ultimi giorni hanno colpito e conquistato territori e isole fondamentali per il controllo dello stretto di Bab El-Mandeb, minacciando la chiusura alle petroliere saudite e paventando la possibilità di un inasprimento della crisi energetica globale, andando ad aggiungersi alle significative conseguenze del blocco di Hormuz.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Difendere gli Appennini: una vittoria per Londa!

Questa estate il Consiglio comunale di Londa ha espresso all’unanimità parere contrario e ha così respinto il progetto di mega parco eolico che gravava sui crinali mugellani. Di seguito riportiamo il comunicato della Coalizione ambientale TESS e aggiungiamo alcune considerazioni!

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Assemblea pubblica “Giustizia per Lince” verso la mobilitazione del 2 ottobre a Bologna

Quello che è “successo” a Ramy, a Fakir, a Lince e mol3 altr3 non sono episodi isolati.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Torino è partigiana, Vannacci torna a casa!

L’ex generale contestato oggi da centinaia di persone a Torino. Di seguito il comunicato congiunto di diverse realtà sociali torinesi che hanno partecipato alla mobilitazione.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

L’invasione barbarica dei data center a Torino e provincia

Quando il calcolo diventa bersaglio militare. L’impatto economico, ecologico e militare delle cattedrali digitali sul territorio piemontese. L’impatto dei mega data center sul sistema territoriale torinese: speculazione infrastrutturale, reti di produzione energetica rinnovabile, sistemi di accumulo energetico BESS e profili di rischio dual-use

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Anatomia di un furto: noi e Navier-Stokes

In data 8 settembre, sul blog dell’azienda di intelligenza artificiale OpenAI è comparso un post il quale sostiene che un modello di IA generativa non disponibile al pubblico – ed evidentemente più potente del loro ultimo modello: GPT-6 Astra – abbia risolto le equazioni di Navier-Stokes, uno dei sette problemi del millennio.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Organizzare la lotta contro la guerra sui territori: pratiche, idee e strumenti dall’esperienza del Movimento No Base

Proponiamo un contributo sugli strumenti messi in campo a partire dalla lotta del Movimento No Base, per costruire un movimento popolare antimilitarista e per far fronte alla complessità dei territori investiti dalle infrastrutture di guerra.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Presidio a Biella: giù le mani dal Brianco. No al progetto agrivoltaico della società israeliana Ecoenergy

Il 25 settembre alle ore 9 si terrà l’ultima Conferenza dei Servizi in Provincia a Biella ove si deciderà se autorizzare o meno il progetto agrivoltaico denominato SolarPark3. Questo impianto interessa ben 117 ettari di terreni agricoli, produrrà circa 47 MWp e richiede un investimento iniziale di 32,5 milioni di euro.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Lotte operaie: a Taranto 2500 licenziamenti per indotto Ex-Ilva. Sciopero e blocchi stradali

A Taranto sono ripartite le 2.500 lettere di licenziamento per chi è impiegato nell’indotto ex Ilva e così riparte anche la mobilitazione. Usb e confederali hanno proclamato 24 ore di sciopero immediato, fino alle 7 di domattina, con blocchi su alcune strade provinciali.

Immagine di copertina per il post
Culture

UNIVERSITÀ POPOLARE T28

Ciclo di lezioni gratuite di storia e geopolitica tenute da esperti e professori di varie università Tutti i mercoledì alle ore 19 presso il Centro Occupato Autogestito T28 in via dei Transiti 28 (Milano)

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dibattito su Imperialismo digitale @Blackout Fest 2026 con Dario Guarascio

Il saggio di Dario Guarascio “Imperialismo digitale” analizza la forma del capitalismo attuale a partire dalla militarizzazione del paradigma tecnologico. Di seguito ripubblichiamo il podcast del dibattito tenutosi al BlackoutFest 2026 e condiviso da Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Francia, antisemitismo e islamofobia: intervista a un attivista di UFJP

Abbiamo intervistato un attivista de l’UJFP (Union Juive Française Pour La Paix) in merito ad alcuni temi all’ordine del giorno: l’antirazzismo e l’islamofobia, l’antisemitismo e l’antisionismo, per approfondire cosa si muove in Francia sul piano delle mobilitazioni e degli avanzamenti della soggettività organizzata su questo dibattito.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ceuta: il contesto e i responsabili della crisi umanitaria

Ripubblichiamo questo articolo che approfondisce alcuni aspetti della tragedia umanitaria di Ceuta, individua responsabilità politiche e inserisce ciò che è avvenuto in un quadro più ampio di dinamiche di guerra globale e di garanzia per il regime egemonico.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“No NBA Europe”: una campagna necessaria

All’interno di una fase in cui può sembrare difficile distinguere tra potenze in declino o in ristrutturazione, anche dal mondo dello sport arrivano segnali che propendono verso la seconda alternativa.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Genova 2001. Una storia del presente

Riproponiamo questo lungo testo di Emilio Quadrelli, compagno che ci ha lasciati nel 2024 e che con le sue parole ha accompagnato riflessioni preziose per una prospettiva antagonista. A 25 anni da Genova ci aiuta a ricordarci il significato e il carico di quel momento che fu, con tutte le sue contraddizioni, un momento di rottura.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida: alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega-Parte 2

In una minuscola frazione dell’Aspromonte un giovane sulla trentina viaggia a dieci km orari a bordo del suo Jimny scalcagnato. Sono le 22, l’aria gelata dell’inverno sta sferzando le cime degli ulivi. I finestrini dell’auto sono appannati. Lui non deve andare da nessuna parte, non deve raggiungere parenti o amici: molti di loro si sono trasferiti in città, altri sono al Nord, forse torneranno per le ferie di Natale. Una grande cappa di solitudine lo avvolge, lo opprime. Si chiede, quando è solo, sempre più solo, se il resto del mondo sappia cosa vuol dire vivere così, abitare in un paese morente senza la possibilità, l’intenzione o la forza di andarsene.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

Negli ultimi anni, l’Armenia e più in generale i Paesi del Caucaso stanno emergendo come nuovi attori cruciali nel processo di ristrutturazione del capitalismo digitale nato dal boom della Silicon Valley. Mentre Stati Uniti, Israele e Unione Europea costruiscono i presupposti per future capitalizzazioni e posizionamenti strategici nell’area, Russia e Iran  – per ora – prendono nota.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.