InfoAut
Immagine di copertina per il post

Con il pretesto della sicurezza: Ordine sociale e controllo della mobilità individuale nelle politiche securitarie italiane

Nella settimana dell’approvazione dei Decreti Minniti – reale padre della recente normazione sulla sicurezza urbana e sull’immigrazione, benché quest’ultimo abbia in calce anche la firma del ministro Orlando – pubblichiamo un ulteriore contributo utile ad arricchire la nostra analisi su un tema che sicuramente avrà ripercussioni sulla quotidianità politica e militante di tutti e tutte noi.

Il tema continua a mantenere il suo interesse soprattutto rispetto a come confrontarvisi: se già sulla china del giuridico si pongono subito polarizzazioni tra etiche differenti rispetto a come approcciarsi al tema del sociale e del conflitto che vi alberga, nell’ambito di movimento bisogna evitare a tutti i costi di propagare un allarmismo rispetto a “nuovi e più rabbiosi strumenti di controllo”, qundo in realtà si dovrebbe parlare di una loro evoluzione o ammodernamento alla congiuntura storica corrente.

La cosa che spesso si dimentica è che, pur essendo diversi, questi dispositivi rispondono alle stesse logiche che hanno mosso storicamente l’apparato di governo contro i conflitti sociali e i soggetti che li agivano, ovvero la subordinazione dei secondi ai primi. Niente di particolarmente nuovo sotto il cielo insomma, oltre la classica dialettica tra potere costituito e soggetti subalterni.

Comprendere questo serve, da un lato a lasciare a casa piagnistei che comportano visioni paranoiche dell’invincibilità del potere (alla stregua dei complottismi più beceri) o richieste palesemente riformistiche alle “istituzioni democratiche”, ma dall’altro serve a capire che il tema vero è ribaltare i rapporti di forza sul piano stesso del diritto e della normazione, a partire dalla riproposizione del conflitto sociale.

Il testo proposto qui, tratto da Studi sulla Questione Criminale e a firma di Enrico Gargiulo, si sforza di andare in questa direzione. E lo fa andando oltre l’analisi tecnico-giuridica dei Decreti, cercando di evidenziare il continuum nella razionalità di governo che presiede ad alcune delle ultime norme più recenti di attacco classista ai subalterni: in particolare ad esempio il Piano Casa di Renzi e Lupi, soprattutto per quel che riguarda il famigerato art. 5.

Nello specifico il contibuto individua nella politicizzazione dell’accesso all’iscrizione anagrafica e nel controllo sulla mobilità individuale il tentativo di ammodernare il livello ontologico dell’individuo alle nuove logiche dell’espropriazione capitalistica. La visione morale, etica ed ideale che trasudano questi decreti servono a sacrificare sull’altare del dominio idee stili e condotte di vita.

Ultimo merito dell’autore è quello di riconoscere – diversamente dalla comunis opinio accademica, anche critica – negli attivisti, nei conflitti sociali scaturenti dalla regolazione d’uso di spazi pubblici, nelle lotte per l’abitare, nelle lotte sui confini interni ed esterni (quindi in ultima istanza in tutti quei soggetti che più hanno dato battaglia in questi ultimi anni) un altro importante obiettivo dei decreti in questione.

Buona lettura.

di Enrico Gargiulo

Il Decreto Minniti è l’ultima tappa di un lungo percorso politico, che ha avuto inizio una ventina di anni fa con la nascita delle politiche di sicurezza urbana ma che affonda le sue radici in visioni e rappresentazioni della società elaborate in fasi storiche precedenti, e in particolare nell’Italia liberale e nel periodo fascista. Si tratta, in sintesi, di un progetto di controllo sociale che prevede l’impiego di specifici strumenti per disciplinare categorie di persone considerate pericolose o sgradite.

I contenuti e i potenziali effetti del Decreto Minniti sono stati già analizzati, in questo blog o in altre sedi, da diversi studiosi. L’intervento qui proposto, dunque, non intende aggiungere elementi interpretativi riguardo alle implicazioni giuridiche o alle ricadute sociali del dispositivo normativo introdotto dall’attuale ministro dell’interno, né ha l’ambizione di fornire un quadro storico rigoroso ed esaustivo in relazione alle politiche di controllo sociale. Più semplicemente, si propone di sviluppare un ragionamento che metta in relazione questo provvedimento con misure relative a materie differenti ma strettamente collegate alla questione della sicurezza e delle sue diverse – e ambigue – interpretazioni.

Con l’emanazione del Decreto legge n. 14 del 2017 [1], la sicurezza, nuovamente, è impiegata come pretesto per portare avanti una visione morale e sociale dell’ordine pubblico. Un ordine che, nonostante i proclami sulla centralità dello stato di diritto, si configura come ideale e non semplicemente materiale, essendo orientato a sanzionare idee, stili e condotte di vita – spesso, peraltro, non dipendenti dalla volontà delle persone – più che a reprimere atti che mettono effettivamente a rischio la sicurezza individuale.

Questa visione ha una portata ben più ampia delle materie coinvolte dal Decreto Minniti, investendo altri ambiti – tra cui la questione abitativa e l’anagrafe, ma anche la gestione della conflittualità sociale – e mirando a governare la mobilità spaziale delle persone coinvolte.

La costruzione di un ordine sociale desiderato – per agganciarci immediatamente al passato prossimo e al presente dell’Italia – passa per la politicizzazione dell’accesso all’iscrizione anagrafica attuata dal Piano casa. Con l’art. 5 di questa norma, che vieta a chi occupa abusivamente un immobile di prendervi la residenza e di chiedere l’allaccio ai pubblici servizi [2], la registrazione comunale diventa uno strumento di attacco a categorie politicamente indesiderate e considerate socialmente pericolose: tra tutte, i movimenti di lotta per la casa e i rifugiati e richiedenti asilo.

Ma la traduzione materiale di una certa idea di ordine sociale prende corpo anche per mezzo di un uso strumentale della categoria di “decoro” [3] e dello stato di conservazione delle abitazioni. Anche in questo caso, è la residenza a costituire il perno delle iniziative escludenti: con il Pacchetto sicurezza del 2009, il governo allora in carica ha provato a istituire un nesso tra le condizioni dell’alloggio e il diritto all’iscrizione anagrafica. La norma effettivamente emanata è senza dubbio meno drastica rispetto alle proposte iniziali [4]: i controlli sullo stato del luogo di dimora non inficiano il riconoscimento della residenza; un appartamento “indecoroso”, dunque, non rappresenta un impedimento all’iscrizione. Seppur ridimensionate durante l’iter di approvazione della legge, le intenzioni dei promotori del Pacchetto sicurezza rappresentano tuttavia un segnale chiaro e inquietante: chi non può permettersi condizioni di vita “decorose” merita di essere tagliato fuori dai diritti. La residenza, infatti, è attualmente, in Italia, il canale di accesso a benefici e servizi di importanza fondamentale.

La costruzione di un ordine sociale gerarchico, stratificato e selettivo non è preoccupante soltanto in quanto costituisce un obiettivo politico, ma anche perché comporta l’impiego di un certo tipo di strumenti. La valorizzazione di misure e provvedimenti amministrativi, che enfatizzano il ruolo dei sindaci e dei questori senza coinvolgere la magistratura, ha un significato ben preciso: il ricorso a mezzi di tipo “tecnico”, di facile impiego e di rapida attuazione, serve a conseguire più facilmente e rapidamente, e spesso in maniera opaca e poco visibile, obiettivi altamente politici, ossia – in questo caso – un certo “disegno” della popolazione locale, escludente nei confronti delle categorie indesiderate e “indecorose”.

La battaglia per il decoro, dunque, deve essere letta in stretta relazione con altri conflitti politici in cui l’impiego di strumenti amministrativi è enormemente diffuso. Gli avvisi orali e i fogli di via comminati in val Susa o nelle città in cui sono attivi movimenti sociali poco “docili” sono emblematici, oltre che dello scarto tra fini dichiarati e obiettivi reali, dell’uso improprio di queste misure. Con il pretesto della sicurezza, dispositivi che agiscono in assenza della commissione di reati veri e propri, pensati, in altri momenti storici, per colpire individui “dediti a traffici delittuosi” o “che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica”, sono adoperati per disciplinare attivisti che, agli occhi delle istituzioni, rappresentano una minaccia per un certo ordine sociale e politico o persone che, con la loro semplice presenza e a prescindere dai loro comportamenti, disturbano la componente “legittima” della cittadinanza.

A seconda degli ambiti in cui la sicurezza e il decoro sono invocati, la posta in gioco delle iniziative escludenti e repressive può essere differente. Nel campo anagrafico, il pieno riconoscimento come cittadini locali e l’effettiva esigibilità dei diritti sono questioni centrali, mentre in val Susa o nei luoghi in cui sono attivi movimenti sociali, l’avvio di un processo di criminalizzazione, amministrativa prima e penale poi, è un obiettivo strategico.

Ma, al di là di queste differenze, un elemento ricorre costantemente all’interno del progetto di ordine sociale qui descritto: il controllo sulla mobilità individuale. Il monopolio sulla libertà di movimento legittima, detenuto dagli stati [5], è esercitato non soltanto sui confini esterni – interessando quindi gli stranieri “irregolari”, passibili di espulsione dal territorio italiano –, ma anche sui confini interni – traducendosi nell’allontanamento da comuni, o da porzioni specifiche dei territori comunali, di soggetti considerati estranei al corpo sociale e minacciosi per l’ordine desiderato.

Il potere di allontanare o di vietare l’accesso a determinate aree o luoghi della città, attribuito ai sindaci e ai questori dal Decreto Minniti e motivato sulla base della necessità di proteggere i contesti urbani da “degrado” e “incuria”, sembra reintrodurre dalla finestra ciò che sul finire degli anni ottanta era stato espulso dalla porta. Nel 1988, infatti, la legge 327 ha modificato la legge 1423 del 1956 che disciplinava il foglio di via e ridefinito le categorie oggetto di provvedimenti di espulsione dai territori comunali, eliminando i riferimenti a persone che mettono in atto “comportamenti contrari alla morale pubblica”, agli “oziosi” e ai “vagabondi abituali, validi al lavoro”. Adesso, con i “Daspo urbani”, queste categorie sembrano essere nuovamente passibili di allontanamento, sebbene da aree intra-urbane e non da un intero comune: commercianti “abusivi”, lavoratori/lavoratrici sessuali, persone con dipendenze da sostanze, “accattoni” più o meno “molesti” (ma l’elenco potrebbe senza dubbio continuare) sono oggetto specifico di attenzione da parte delle autorità locali.

Uno scenario di questo tipo, con le dovute differenze, ricorda dunque un’Italia in cui una visione esplicitamente etica dell’ordine pubblico legittimava politicamente, e consentiva giuridicamente, il controllo sulla mobilità di persone considerate “immorali”, e rimanda alle leggi contro l’urbanesimo (1939-1961), che consentivano ai prefetti di usare i fogli di via contro le persone prive di residenza perché carenti di un lavoro regolare nel comune in cui vivevano [6].

Allo stato attuale, infatti, le categorie a cui la residenza è negata – “legittimamente”, sulla base del Piano casa, o del tutto illegittimamente, per effetto dei numerosi provvedimenti e delle prassi burocratiche escludenti impiegate da numerosi comuni – sono in diversi casi composte dagli stessi tipi di persone che sono facilmente oggetto di: Daspo urbani – perché magari vivono in strada o in alloggi di fortuna, offendendo così il “decoro” –, fogli di via – in quanto “socialmente pericolose”, avendo ad esempio “osato” occupare un immobile e resistere a un’azione di sgombero – o provvedimenti di espulsione dal territorio italiano – se straniere.

Del resto, i predecessori di Minniti nel ruolo di “ministri della sicurezza” hanno intrapreso azioni che vanno esattamente in questa direzione, creando le condizioni per l’innesco di articolati meccanismi di esclusione, che coinvolgono diversi attori e differenti competenze: ad esempio, la legge 125 del 2008, seconda parte del Pacchetto sicurezza emanato da Maroni, riconosce ai sindaci la facoltà di segnalare “alle competenti autorità, giudiziaria o di pubblica sicurezza, la condizione irregolare dello straniero o del cittadino appartenente ad uno Stato membro dell’Unione europea, per la eventuale adozione di provvedimenti di espulsione o di allontanamento dal territorio dello Stato”.

La condizione di “irregolarità” di cui si parla in questa sede, come ben noto, è spesso provocata, in aperta violazione della normativa statale, dalle amministrazioni locali e dalle questure. Se le prime, con frequenza, restringono i requisiti per l’iscrizione anagrafica dei cittadini comunitari, rendendoli quindi “irregolari” [7], e richiedono documenti aggiuntivi ai cittadini extracomunitari, le seconde, in diversi casi, rifiutano di rinnovare i permessi di soggiorno – in particolare a richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale – sulla base della mancanza della residenza, come evidenziato anche da una circolare del Ministero dell’interno del 18 maggio del 2015, che esorta le questure a interrompere questa prassi e le prefetture a vigilare meglio sulle procedure di registrazione.

La sicurezza, dunque, è una specie di mantra continuamente e ripetutamente invocato per giustificare e legittimare il disegno di un ordine sociale selettivo ed escludente. Un mantra che sembra essere gradito a governi e ministri tanto di centro-destra quanto di centro-sinistra.

Da questa prospettiva, la sicurezza, intesa nelle accezioni in cui è impiegata nei Decreti e nelle norme dell’Italia degli ultimi vent’anni, sembra essere una nozione difficilmente democratizzabile e umanizzabile. Del resto, come sostiene Mark Neocleous in Critique of security (2008, Edinburgh University Press), questa nozione, ben più della categoria di “libertà”, costituisce il concetto chiave della società borghese e una potente tecnologia politica di governo delle popolazioni e di protezione della proprietà privata. La sicurezza, in altre parole, è un “dono dello stato” agli attori economici che viene però rappresentato come un bene collettivo. Forse allora, richiamando la tesi di fondo del libro di Neocleous, è arrivato il momento di non limitarsi a riformare questa categoria, ma di restituire interamente il dono.

Note:

1 Nel momento in cui questo contributo viene scritto, il percorso di conversione in legge del Decreto Minniti non è ancora terminato. Il testo iniziale del dispositivo potrebbe subire quindi rilevanti modifiche.

2 I contenuti dell’art. 5 sono stati successivamente smussati da alcune circolari ministeriali e da un emendamento al Decreto sicurezza. Quest’ultimo, se confermato al termine dell’iter di conversione in legge del DL, consentirebbe ai sindaci, in sostanza, di derogare al divieto di iscrizione “in presenza di persone minorenni o meritevoli di tutela e a tutela delle condizioni igienico-sanitarie”.

3 Per approfondimenti sull’uso strumentale del “decoro” si rimanda a T. Pitch, 2013, Contro il decoro. L’uso politico della pubblica decenza, Laterza.

4 Su questo punto, e più in generale sui diversi tentativi compiuti negli anni di legare la residenza alle condizioni abitative, cfr. F. Mariani, 2010, Iscrizione anagrafica e domiciliation: un breve confronto tra le istanze di sicurezza italiane e le esigenze di coesione sociale francesi, in «Diritto, Immigrazione e Cittadinanza», 12, 1.

5 Per approfondimenti su questa categoria e sulle sue implicazioni storiche e teoriche cfr. J. Torpey, 1998, Coming and Going: On the State Monopolization of the Legitimate “Means of Movement”, in «Sociological Theory», 16, 3.

6 Su questo punto, e più in generale sulle leggi contro l’urbanesimo, si rimanda a S. Gallo, 2012, Senza attraversare le frontiere. Le migrazioni interne dall’Unità a oggi, Laterza.

7 I cittadini comunitari a partire dal 2007 non sono obbligati a disporre del permesso di soggiorno ma sono tenuti, se intenzionati a soggiornare sul territorio italiano per più di tre mesi, a iscriversi all’anagrafe, dimostrando di possedere i requisiti di carattere economico-lavorativo stabiliti dal d.lgs. n. 30, che va ad attuare la Direttiva 2004/38/CE, e dai decreti e dalle circolari che lo hanno successivamente integrato e modificato. Per questa categoria di persone, dunque, la residenza ha sostituito di fatto il permesso di soggiorno quale strumento di controllo della regolarità della presenza nel territorio italiano.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Aziende di tutta la Silicon Valley, unitevi!

Qualche giorno fa l’azienda Palantir ha pubblicato sul proprio profilo X un manifesto in 22 punti su quanto riguarda società, Silicon Valley, tecnologia e gestione del potere. In realtà si tratta di una estrema sintesi del libro The technological Republic scritto a quattro mani da Alex Karp e Nicholas Zamiska.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ucraina, l’imperialismo e la sinistra.

In questa intervista con Rob Ferguson, il ricercatore e scrittore ucraino Volodymyr Ishchenko discute i nodi sorti nel suo libro Towards the Abyss: Ukraine from Maidan to War e altre pubblicazioni

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia / 3

Siamo partiti parlando di agency di questa parte della classe borghese, dei loro sistemi valoriali, fino a spingerci ad analizzare un CEO come Thiel. Tuttavia, non va persa la bussola per muoversi dentro questo marasma ultra-destro. Le tendenze del capitale, la sua necessità continua di rivoluzionare i propri strumenti di estrazione del valore, prescindono da qualsiasi nome e cognome, da qualsiasi nome d’azienda, da qualsiasi ideologia, rimane la stessa da secoli: lo sfruttamento del lavoro vivo separato dalle sue condizioni oggettive.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Albania tra crisi di potere e rappresentanza: uno sguardo più ampio

Pubblichiamo un contributo di Immigrital, Cua Torino e Cua Pisa in merito agli avvenimenti in Albania degli ultimi mesi.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Spunti contro la società pacificata

Riprendiamo questa intervista comparso originariamente su Machina.org in avvicinamento al Festival Altri Mondi Altri Modi che si terrà a Torino, quartiere Vanchiglia, a partire dal 22 aprile. In questa occasione un dibattito che si terrà dal titolo “Militarizzazione e Sicurezza nella Deriva Autoritaria” vedrà tra gli ospiti anche Enrico Gargiulo.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia / 2

Mencius Moldbug è lo pseudonimo di Curtis Guy Yarvin, un informatico, teorico politico e blogger statunitense. È il fondatore di Urbit finanziato tra gli altri da Peter Thiel stesso, oltreché essere un suo grande mentore (come il CEO di Palantir lo è di JD Vance).

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia / 1

L’approfondimento dal titolo “L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia” si sviluppa in tre parti che pubblicheremo in sequenza.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intervista all’Accademia della Modernità Democratica 

Abbiamo svolto questa intervista all’Accademia della Modernità Democratica per approfondire il contesto più ampio relativo alla guerra all’Iran e il punto di vista delle comunità curde sui territori coinvolti e che potenzialmente verranno coinvolti nelle dinamiche di guerra guerreggiata. 

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intervista a Youssef Boussoumah: “i militanti anti-imperialisti devono rispondere all’appuntamento con la storia”

Abbiamo svolto questa lunga intervista a Youssef Boussoumah, militante di lungo corso di estrema sinistra, anti-imperialista e decoloniale che oggi contribuisce al progetto di informazione autonoma Parole d’Honneur e di QG Décoloniale.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Shield of America”: chiudere i conti, o quanto meno provarci

Pubblichiamo la seconda puntata dell’approfondimento sulla nuova politica Usa in Latino America, a cura della redazione. Qui la prima puntata. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Formazione

7 Maggio: Sciopero della scuola!

Domani, 7 Maggio, sarà sciopero del comparto scuola contro la riforma criminale degli istituti tecnici.
Di seguito riprendiamo il comunicato di indizione del Cobas scuola, in cui si spiega quanto sia centrale mobilitarsi insieme contro questo enorme attacco al mondo della scuola e della formazione. Ad essere favorite, come sempre, sono le logiche aziendaliste e di messa a lavoro degli studenti e delle studentesse.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Utili monstre per banche e aziende energetiche, pagano i consumatori. Schettino: “un’economia che si basa sull’antagonismo di classe”

Utili milionari per i colossi energetici e bancari. Profitti record anche per le aziende italiane, come Italgas che chiude il primo trimestre con ricavi in crescita del 44,1%, cioè 661milioni.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Meno tutela ambientale, più sicurezza per i monopoli energetici: le rinnovabili sotto scacco secondo Legambiente

A inizio marzo è uscito il nuovo Rapporto di Legambiente “Scacco matto alle rinnovabili 2026”. Come da qualche anno, presso la Fiera di Rimini KEY – The Energy Transition Expo, Legambiente riporta le proprie considerazioni riguardanti la “rinnovabilizzazione” dell’energia in Italia. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Stretto di Hormuz: tra navi militari, missili, droni e propaganda il golfo Persico resta un pericolosissimo teatro bellico

Iran. Con il perdurare dello stallo dentro e attorno allo Stretto di Hormuz, nuovo pesante allarme Fmi sul caro energia che colpisce in particolare le classi popolari dell’Europa. “Con i prezzi attuali, la famiglia media dell’Ue perde 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo”.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Dracula all’Avis e altri spettri: il nervosismo di chi difende la Torino-Lione

C’è qualcosa di paradossale e, involontariamente comico, nelle dichiarazioni di Paolo Foietta pubblicate da la Repubblica. Dopo anni passati a presidiare, coordinare, spiegare e soprattutto difendere la Torino-Lione, oggi l’allarme è questo: in Val di Susa c’è un “vuoto politico”. E in questo vuoto, udite udite, “parleranno solo i No Tav”.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Il doppio standard e l’ipocrisia del potere.

In questi giorni, due vicende ultra mediatizzate e per certi versi controverse, sono al centro del circo mediatico mainstream ma non solo. Il caso della grazia a Minetti e il rifiuto di far ritornare i bimbi con i genitori nella vicenda soprannominata dai più “la famiglia nel bosco”.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Opuscolo: strumenti e piste di inchiesta a partire dal convegno di Livorno

Qui la prima parte del report della due giorni di Livorno, un lavoro che intende porsi come strumento utile all’orientarsi per sviluppare piste di inchiesta e conricerca negli ambiti trattati e individuati come centrali per intervenire nella “fabbrica della guerra”.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

LA FABBRICA DELLA GUERRA

I due giorni a Livorno hanno definito l’obiettivo di un percorso collettivo: rallentare e smantellare la fabbrica della guerra, interrompere i flussi bellici, a partire da ogni territorio e contesto in cui viene espresso conflitto per la conquista di autonomia, per le comunità popolari che contendono un potere nei confronti di un sistema di guerra.

Immagine di copertina per il post
Culture

Blackout Fest 2026

In molti cercano di rubare le briciole di energia che cadono dal nostro tavolo per appropriarsene, svuotando gli spazi che abitiamo, o rendendo costoso ed invivibile qualsiasi tempo. Per fortuna non abbiamo bisogno di approvazione per dirvi che vi aspettiamo quest’anno a Manituana dal 12 al 14 di giugno.