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Bipolarismo perfetto tra il Partito di Sistema e il terreno dell’opposizione sociale

Quale il prezzo dell’impresa? La completa metamorfosi dello stesso quadro istituzionale traballante e da salvare. Infatti, mettendo tra parentesi le pur mostruose proporzioni dell’astensionismo, si registra un dato inequivocabile: l’oltre 40% dei consensi dei votanti raggiunti dal Partito Democratico testimoniano della cannibalizzazione di tutte le forze partitiche concorrenti, digerite nel grande serbatoio dem di un nuovo Partito di Sistema, l’unico possibile per la tenuta dello stesso appunto.

La conventio ad excludendum nei confronti di Grillo seguita alle politiche 2013, gestita in due fasi e con una legittimità nulla dal PD, ha introdotto un elemento determinante nello scenario politico: non c’è possibilità di scontro dentro il quadro istituzionale. La dialettica tra forze concorrenti è esclusa dal gioco politico e dev’essere anzi ricomposta nel soggetto di responsabilità nazionale che si assume, davanti all’empasse generale, anche l’onere di governo. “Mettendoci la faccia”, come ama dire Matteo Renzi lo spaccone.

A causa del grado di consunzione delle forme democratiche, lavorate con cura per servire a guardia e tutela del grande capitale – dal TAV agli interessi dei grossi gruppi bancari – l’istanza di restaurazione democratica grillina, altrimenti reintegrabile, legata invece a un capitale più minuto, è stata percepita come una concreta minaccia per un blocco politico-economico di potere e di governo. La semplificazione simbolica dell’ostilità alla cosiddetta “casta” non rappresenta che questa contrapposizione. Ma è con l’espulsione – operata dal PD – di questa contraddizione dal cerchio della legittimità sistemica che la contrapposizione grillina è diventata nel concreto un fattore antagonista ed è stata posta ai margini.

Sotto questo riguardo il parziale arretramento dei 5 stelle alla prova delle urne segnala un processo tutto sommato politicamente già compiuto.

La messa al bando del M5S ha rappresentato l’antidoto obbligato per garantire, senza scossoni dentro la crisi, la continuità di interessi del grande capitale d’impresa e di quello finanziario. Ma non si tratta qui del sorgere di un nuovo autoritarismo, come lamentano alcuni, preoccupati per l’incolumità della propria coscienza civile. Assistiamo piuttosto alla crisi della forma politica nella democrazia. Questa non tollera più alcun grado di conflittualità entro i suoi codici e anzi espelle il conflitto dal livello del politico, separando così questo da una realtà sociale al contrario completamente immersa nei processi sempre più violenti di resistenza alla crisi.

Il voto di ieri sancisce una fase importante di questa mutazione degli assetti istituzionali: nello scontro politico non ci si orienta più tra destra e sinistra ma tra dentro e fuori. Il PD si è mangiato il voto delle destre omogeneizzando completamente il quadro politico. Frana il Berlusconi versione vintage fino all’ingrato Alfano e quel 10% che fu del partito del rigore di Professor Monti viene ereditato dalla nuova cordata di responsabili al governo. Non c’è spazio per nient’altro con un peso significativo, né a destra né a sinistra. L’avversario, forse il nemico, se c’è, è fuori, nel mondo reale, diremmo…

Eppure la nemicità in politica è una relazione biunivoca. Lo scontro politico, non più dialettizzabile in una cornice istituzionale, si organizza in una prateria sociale senza corpi intermedi e devastata dalle politiche di impoverimento. La sua emersione approfondirà prima di tutto uno spazio di alterità e di contrapposizione sistemica, polarizzando sempre più la forma del conflitto sociale nello scontro tra il Partito di Sistema oggi vincitore alle urne e il terreno dell’opposizione sociale.

Se per ora gli 80 euro di Renzi sembrano esser bastati, i livelli di astensione sensibilmente più alti nel meridione e nelle isole segnalano territori sociali dove un universo di non garantiti cerca di approntare una propria grammatica politica. È questo il nostro terreno, quello dove sperimentare e organizzarci.

Intanto #civediamolundici

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