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L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia / 3

ALLA FINE, SEMPRE DI CAPITALISMO SI PARLA

Siamo partiti parlando di agency di questa parte della classe borghese, dei loro sistemi valoriali, fino a spingerci ad analizzare un CEO come Thiel. Tuttavia, non va persa la bussola per muoversi dentro questo marasma ultra-destro. Le tendenze del capitale, la sua necessità continua di rivoluzionare i propri strumenti di estrazione del valore, prescindono da qualsiasi nome e cognome, da qualsiasi nome d’azienda, da qualsiasi ideologia, rimane la stessa da secoli: lo sfruttamento del lavoro vivo separato dalle sue condizioni oggettive.

Volgiamo allora il nostro sguardo dalle ideologie neoreazionarie agli strumenti di estrazione del valore di cui è dotata questa sezione della classe borghese: l’intelligenza artificiale generativa. Per molti di questi tecno-borghesi l’IA è la traduzione più vicina alla singolarità tecnologica di cui abbiamo parlato finora. Vicina in termini relativi: da una parte i processi di smantellamento del lavoro umano non sono così rapidi e non seguono le stesse velocità su ogni latitudine del globo, e inoltre dipende molto dal settore di produzione preso in considerazione; dall’altra la complessità informatica dietro i modelli generativi richiedono forza lavoro altamente formata nei campi dell’ingegneria informatica, della robotica, dei data science, del machine learning e della cybersecurity. In altre parole, viene rimpiazzata forza lavoro impiegata nei settori del manifatturiero, dei servizi e in parte anche dell’agricoltura che inevitabilmente viene ricacciata dentro un esercito di riserva industriale, poiché la richiesta di nuovi lavori è dentro livelli di formazione elevati (tutto ciò è meglio  spiegato qui).

Tuttavia, questi effetti sul mercato del lavoro vivo sono più potenziali che reali: per ora l’unica cosa che sta producendo l’IA è una enorme bolla speculativa dove le stesse aziende si trasferiscono denaro l’un l’altra, senza reali merci prodotte. Mentre gli usi più incisivi dell’IA riguardano il campo della sorveglianza di massa (meglio analizzato qui) e della guerra, di per sé settori e utilizzi dello strumento senza produzione reale di valore.

L’altro aspetto che rende relativa la vicinanza dell’IA generativa attuale alla singolarità tecnologica è la sostenibilità. L’immaginario sci-fi ci ha abituati con film come Matrix o Terminator, dove le intelligenze artificiali sono pressoché auto-sostenibili. La realtà è più dura: le IA generative funzionano attraverso complessi calcoli di vettori e di probabilità, oltreché la necessità di essere addestrate attraverso enormi quantità di TeraByte (o più) di materiale che, nei decenni attraverso internet, la specie umana ha prodotto. Questo richiede importanti calcoli matematici da eseguire in pochi secondi, qualcosa di ovviamente impossibile per una mente umana. Una macchina per eseguire calcoli sempre più complessi e veloci richiede sempre più tecnologicamente avanzate GPU, soprattutto se oltre testi letterari viene richiesto di generare video, audio ed immagini. Qui nascono i data center diventati tristemente noti per la quantità di acqua che consumano per raffreddare le migliaia di componentistiche che lavorano. Anche il consumo di terra in quanto si tratta, in fondo, di grandi capannoni costruiti sempre più vicini alle metropoli.

Dunque, da una parte abbiamo lo strumento più potente che il modo di produzione capitalistico ci ha donato, ma che dall’altra si tratta di uno dei suoi strumenti più insostenibili, sia in termini ecologici che di produzione di valore.

Questo allora ci lascia solo il campo per ipotizzare nella tendenza. L’IA appare essere uno degli ultimi strumenti di valorizzazione di cui la classe borghese si sta dotando, uno dei più potenti. Ipoteticamente dopo l’IA appare quasi impossibile per il modo di produzione capitalistico riprodursi attraverso nuovi strumenti di valorizzazione che siano più potenti di quest’ultima. D’altronde gli stessi pezzi di classe di cui abbiamo parlato ne sono praticamente convinti, da Alex Karp che parla di solo due tipi di individui che si salveranno dall’avvento dell’IA, a Peter Thiel che raccontando della sua formazione a Stanford ha conosciuto libertariani come lui con forti tendenze pessimistiche sul modo di produzione capitalistico stesso, fino a Musk che necessariamente comincia a guardare al di sopra del pianeta che vive.

Alle porte allora c’è forse la crisi sistemica del capitale più rovinosa e catastrofica finora vista. Su una cosa con Peter Thiel possiamo essere più che d’accordo, la progressiva rimozione del politico come riconoscimento del dualismo di amico-nemico. I neoreazionari non hanno problemi a delineare i loro nemici, che siano la Cattedrale, l’Anticristo, l’Iran, i palestinesi o i woke liberals (in ultima istanza, loro di politica ne fanno molta). 

In tempi come questi di accelerazione, serve anche a noi riconoscere i nostri nemici. Ma anche i nostri amici: chiunque subirà il peso della crisi che incombe e che nulla ha da spartire con politici, CEO e ciarlatani simili. Costruire allora la proposta d’alternativa all’altezza di questa fase.

Alla fine, sempre di capitalismo si parla.

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