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Sul Generale

Ad una settimana dal raduno nazionale del partito fondato dal Generale proviamo a ragionare attorno alla sua figura e alla traiettoria politica di Futuro Nazionale.

La costituente nazionale che si svolgerà a Roma il 13 e 14 giugno nell’Auditorium della Conciliazione sarà l’occasione per convogliare il lavoro svolto dai comitati territoriali, definire il programma e probabilmente i candidati del partito alle prossime elezioni. Nella capitale in molti e molte si stanno organizzando per mobilitarsi contro eventi di stampo neofascista e razzista che sabato 13 giugno si terranno a Roma: oltre alla convention vannacciana, ci sarà anche la sfilata per la remigrazione e riconquista, chiaramente uno dei punti del programma del generale. 

Tutta Italia è stata attraversata in questi mesi da piccoli (ma non troppo) raduni chiamati dal novello partito di estrema destra, attorno ai quali si sono coagulati fascisti di stampo locale, imprenditori e politici fuoriusciti dai partiti di centro destra e della destra istituzionale. L’hype mediatico con cui i giornali hanno seguito Vannacci ha sicuramente aiutato a far crescere la partecipazione a Futuro Nazionale ma ci sono anche altre ragioni che solitamente rimangono in ombra nel dibattito pubblico.

La costituzione del partito è stata finanziata principalmente dal Generale e dalla sua associazione “Il mondo al contrario” ma si evidenzia una partecipazione trasversale di piccoli imprenditori del settore ferroviario, edilizio e agricolo. Non sono mancate anche raccolte fondi e sponsorizzazioni da “influencer” di destra e molti dei politici che dalla Lega e da Fratelli d’Italia hanno portato con loro una piccola dote a garanzia della loro partecipazione.

L’emorragia di parlamentari di destra a favore del movimento vannacciano è andata oltre l’iniziale adunata dei “trombati” alla Pozzolo o di personaggi macchiettistici, come era all’inizio della scesa in campo del militare. Alcuni settori della Lega e di Fratelli d’Italia hanno iniziato a prendere posizione e a schierarsi apertamente. La crisi politica di Salvini ha sicuramente fatto la fortuna di Vannacci, che era stato membro e eletto alle europee con la Lega. Il tentativo di tenersi stretto il competitor, che molto ha preso dal modello salviniano, non è riuscito e l’aquilotto ha, diciamo, spiccato il volo in solitaria.

Siamo di fronte solamente ad un travaso di voti tutto nel campo della destra? Un’operazione elettorale per ridefinire gli equilibri del campo largo della destra? In parte sicuramente, in parte ci sembra di poter dire di no. Va rilevato che potrebbe essere un tentativo di fare da stampella elettorale ad un Meloni bis. Un’azione da finto outsider alla Renzi per poi andare a pretendere i dividendi politici e le poltrone frutto della competizione elettorale.

Le elezioni comunali hanno confermato il trend di crescita di Vannacci e dei suoi accoliti, anche se la bassa affluenza generalizzata non sembrerebbe suggerire una pesca nell’astensionismo. La sinistra non ha usufruito del bonus referendario che, come avevamo detto qui, è stata più un arma rivolta contro il governo e le istituzioni in generale che un momento di partecipazione costituzionale, meno che mai costituente.

I media liberali danno tutta questa visibilità a Vannacci perché probabilmente sperano così di destabilizzare il quadro della destra istituzionale, ma il risultato, come fu in passato per Salvini, sarà solo quello di radicalizzare il quadro. Ancora più inutile se le proiezioni ascendenti di Futuro Nazionale si inseriranno come sembra a stampella della Meloni rendendo insignificanti i voti della destra moderata. L’eterno sogno di un governo centrista o tecnico, di nuovo, aiuta a creare nuovi mostri.

Ci sembra però di notare una certa attenzione verso il progetto del Generale proveniente dagli strati popolari e proletari del nostro paese, che se per ora si coagula nella chiacchiera da bar e da banco del mercato, non è detto che non possa allargarsi nel prossimo futuro. Lo diciamo perché siamo convinti che il vuoto in politica non esista e che prima o poi possa concretizzarsi nuovamente una dinamica di voto di protesta o la nascita di fenomeni di partecipazione politica nuovi. Non è assolutamente detto che sia il progetto razzista e xenofobo di Vannacci a concretizzare questa opzione, ma occorre interrogarsi sul suo programma e cercare di capire le persone che lo seguono, che purtroppo non sono solo quattro fascisti militanti.

Da anni a destra Salvini e Meloni hanno usato il perno dell’immigrazione come costruttore di consenso e ora che l’opzione meloniana si è “bruciata” dimostrando di essere incapace di andare al di là della vuota propaganda razzista, qualcuno inizia ad accarezzare opzioni più estreme. Su questo tema ci sarebbe molto da dire, ma il concetto chiave, come dimostra la strage di Amendolara, è quello che finché a sinistra il fenomeno dello spostamento di masse di proletari tagliate fuori dallo sviluppo e dal privilegio occidentale che si muovono verso il centro dell’impero, verrà affrontata in maniera puramente umanitaria da una parte, o inseguendo la destra dall’altra, ci sarà sempre una forza elettorale capace di sfruttare la paura degli autoctoni di dover condividere la propria miseria o ricchezza con altri, fomentando la guerra tra poveri.

Il consenso al progetto del Generale travalica il classico punto razzista, in questi mesi ha espresso posizioni in controtendenza con la destra al governo su temi vari, primo fra tutti il collocamento dell’Italia rispetto alla guerra con la Russia e dell’aggressione all’Iran. In sostanza, seppur non esplicito, quello che è stato fatto trapelare tra le righe è quello di una avversione al progetto atlantista e americano per un generico “interesse nazionale”. Vannacci come altri fascisti in Europa ha capito su quali perni si sta ridefinendo la politica alle nostre latitudini: guerra, progetto imperiale avverso ai paesi europei da parte Usa, inconciliabili interessi industriali produttivi e sociali fra il sistema italiano e l’Unione europea. Saper interpretare l’interesse nazionale e di conseguenza anche un parziale interesse di una grossa massa popolare nel Paese è la posta in palio. Certo manca di credibilità sia per la pletora di personaggi demenziali che si porta dietro (e di cui lui è tutto sommato un buon rappresentante), sia perché comunque chi si interroga su questi nodi non è un deficiente e se non si propongono soluzioni credibili, la sola enunciazione dei problemi, soluzioni fumose e confuse, o propinare la ghettizzazione e persecuzione dei migranti non basta a far aderire le persone. Ognuna di queste questioni se portata a conseguenza verso dei reali interessi “sovranisti” intaccherebbe i pilastri della nostra condizione di subalternità e vassallaggio, aprendo a scenari inediti e potenzialmente “rivoluzionari”. Dubitiamo che queste siano le vere intenzioni del Generale o di qualsiasi altro politicante che oggi partecipa alla mangiatoia elettorale, se escludiamo forze minoritarie di estrema sinistra che però da anni non riescono a sfondare il muro del 3%.

Di Vannacci va inoltre detto che la figura del Generale dell’esercito che scende in campo, in qualche modo ora in maniera tragicomica, risponde ad un certo “spirito della Storia” della fase globale che stiamo attraversando. Più soldi al comparto militare, intruppamento e militarizzazione della società vogliono anche dare più potere ai militari. Significano anche la possibilità di una “delega” verso quel comparto per tutelare gli interessi nazionali. Ora il quadro dell’esercito italiano è abbastanza refrattario ad essere trascinato in guerra ma se la situazione dovesse precipitare nessuno scenario può essere escluso a priori.

Inoltre a sinistra già si accarezza l’idea di poter chiamare alla mobilitazione antifascista per poter racimolare il consenso di chi giustamente si preoccupa di arginare il montare della marea nera. Crediamo che l’unica forza credibile sia mobilitatisi dal basso contro Vannacci e dall’altra sviluppare forza autonoma che sappia prendere parola sulle questioni baricentrali che oggi ridefiniscono il campo del “politico” su cui la “sinistra” è drammaticamente inadeguata.

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