InfoAut
Immagine di copertina per il post

La memoria, un campo di battaglia

di Davide Grasso per Historia Magistra

È impressionante come la memoria storica possa ferire e uccidere, quando non è vissuta come una mera ricorrenza. Da dieci giorni circola in rete la video-intervista a Yuri, il sedicenne valsusino che ha rischiato la vita durante la manifestazione dell’8 dicembre scorso, a Giaglione, un paesino di 500 anime in Val di Susa. Ricordo perfettamente i frangenti che Yuri ricostruisce in quell’intervista. Ero in quel luogo, in Val Clarea, dove una manifestazione di migliaia di persone aveva raggiunto l’ormai famosa baita costruita dai No Tav oltre il sentiero dei mulini delle Gorge, in un meraviglioso castagneto. La manifestazione intendeva ricordare l’anniversario dell’8 dicembre 2005, quando i valsusini sbaragliarono le recinzioni del sito dell’allora cantiere di Venaus, riportando la loro prima vittoria contro il progetto. Migliaia di poliziotti e carabinieri si ritirarono senza ingaggiare lo scontro fisico, e da quell’episodio nacque il mito del movimento No Tav, la cui stretta parentela con la realtà è testimoniata dal film Fermarlo è possibile, realizzato dal centro sociale Askatasuna (disponibile su youtube).

Il secondo governo Berlusconi non volle impegnarsi in una lotta dagli esiti incerti contro una popolazione montana. Lo scorso 27 giugno, tuttavia, il terzo governo Berlusconi ha posto un’altra zona sotto sequestro, stavolta tra i paesi di Giaglione e Chiomonte, per l’installazione di una struttura militarizzata che contiene migliaia di poliziotti, carabinieri, finanzieri e alpini, oltre agli operai che lavorano alla costruzione delle recinzioni e, da alcuni giorni, di un vero e proprio Muro a protezione del sito. L’occupazione militare ha scatenato la reazione del movimento con manifestazioni, assemblee, passeggiate nei boschi, campeggi, cortei, costruzione di case sugli alberi, tagli delle reti, azioni di sabotaggio all’intera logistica dell’occupazione e, naturalmente, l’attività in cui il movimento No Tav è esempio per tutta l’Europa: la documentazione e la controinformazione sulle ragioni per cui questa “Grande Opera” è qualcosa di molto diverso da ciò che i suoi sostenitori vorrebbero far credere.

Dal film Fratelli di Tav di Manolo Luppichini e Claudio Metallo, disponibile su Vimeo, fino alle 100 ragioni contro il Tav messe nero su bianco dal movimento (http://www.notav.eu/content-cat-13.html), basta poco per perdere facili certezze sull’uso di slogan quali “progresso” e “sviluppo” che, al pari di “pace” e “democrazia”, servono ormai quasi esclusivamente a giustificare l’imposizione del loro contrario. Certo, per le molte aziende private che si contendono (con concorsi d’asta già sotto indagine) i soldi pubblici, italiani ed europei (per ora 23 miliardi, ma aumenteranno), che verranno loro regalati senza alcuna garanzia per la realizzazione dell’opera, è normale che il Tav sia un bene. E poco importa che gli abitanti della Valle parlino, in modo dettagliato e circostanziato, delle infiltrazioni mafiose negli appalti: quando simili interessi e tali cifre sono in ballo, anche Gian Carlo Caselli scende in campo dalla parte del malaffare, impegnandosi come capofila, fin dallo scorso giugno, nella persecuzione giudiziaria del movimento.

Politica e magistratura collaborano in favore del grande capitale, mentre alla polizia viene lasciata mano libera nell’uso della violenza. Non potendo sparare, per ora, con le pistole, gli agenti si divertono a mirare alla testa dei manifestanti con le granate lacrimogene. Nel momento in cui Yuri è stato colpito centinaia di candelotti fendevano l’aria, come molte altre volte da giugno ad oggi, ad altezza d’uomo, in risposta all’abbattimento di una recinzione (l’ennesima divelta da quando è stato installato il fortino). L’8 dicembre non si trattava di commemorare una lotta finita, ma di ricordare una vittoria nel pieno della lotta. La reazione della polizia è stata durissima. Nell’aria irrespirabile signore anziane svenivano, ragazzi vomitavano e feriti esanimi venivano portati a spalle da altri manifestanti. La polizia avanzava in forze, lanciando sassi sulla folla, e ricevendone altri in risposta. Ho visto un uomo con un occhio letteralmente spappolato tremare dal dolore accanto alla baita, e uno studente torinese di Scienze Politiche con un osso che gli usciva dalla gamba. Ho visto le lacrime e il sangue del governo Monti, per la prima volta, in versione splatter: così si è concretizzato l’annuncio del ministro Passera, secondo cui “il governo compierà tutti i passi necessari per realizzare il Tav”. È normale; ormai l’opera non è soltanto più un affare multimiliardario (più costoso di tutta la manovra economica messa insieme), ma un simbolo: non è ammissibile che una popolazione l’abbia vinta sulla politica.

È in quei frangenti che Yuri è caduto a terra, colpito dal lacrimogeno alla nuca. Prognosi riservata: il trauma cranico faceva temere per la sua vita. È stato dichiarato fuori pericolo il giorno dopo, quando, per una coincidenza, cadeva l’anniversario della Prima Intifada (1987); quello fu il giorno in cui i ragazzi palestinesi iniziarono a tirare pietre contro l’occupazione israeliana, nell’ultimo spicchio di Novecento. A Nabi Salih, un paesino grande quanto Giaglione, nei pressi di Ramallah, il 9 dicembre si è svolta una manifestazione di ricordo, e un altro ragazzo, Mustafa Tamimi, è stato colpito alla testa da un lacrimogeno. Il giorno seguente, mentre si diffondeva la notizia che la vista di Yuri era fuori pericolo (ciò che ancora non è certo per l’udito), Mustafa moriva in un ospedale. Quando ho visto l’intervista a Yuri sono rimasto impressionato dalla semplicità e dall’umiltà con cui ha detto che, se potesse tornare indietro nel tempo, andrebbe di nuovo verso quelle reti, perché sente il dovere di  difendere la sua terra. Ha il volto semiparalizzato dalle conseguenze del trauma cranico, e non potrà mai più “far festa” con gli amici, perché ogni sollecitazione al cervello potrebbe risultargli fatale. Ha evitato per un pelo il destino di Mustafa, ma avrà una vita diversa ora. Le vite e le morti di questi ragazzi mi impressionano. Rischiano la vita nella difesa di spazi che non vogliono perdere, e sembrano allacciati alla storia da questo pericoloso, orgoglioso rapporto col tempo. La memoria, per loro, è un campo di battaglia.

 

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

memoriano tav

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Diecimila in marcia da Sant’Ambrogio ad Avigliana

Ci sono giornate in cui una valle intera decide di mostrarsi per quello che è.
Ieri è successo tra Sant’Ambrogio e Avigliana. Un numero enorme di persone ha percorso insieme la Valsusa, in una marcia popolare che ha attraversato i due paesi portando in strada una cosa che forse è ancora più importante del numero dei partecipanti: la capacità di una Valle di riconoscersi, ancora una volta, nella difesa del proprio territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Data center: incontro pubblico a Pavia

Sabato 26 settembre a Milano è nata ufficialmente la rete regionale dei comitati stop data center, che scenderà in piazza con una manifestazione a Milano il prossimo 10 ottobre. Sul tema si terrà un incontro pubblico di approfondimento a Pavia, martedì 6 ottobre alle ore 21, presso la sala conferenze del Broletto.​ ​

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La banalizzazione della montagna

Un articolo di Luca Rota – attento conoscitore delle nostre montagne e del loro ambiente naturale – offre lo spunto per ragionare su una problematica di attualità: il turismo.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Reggio Emilia: c’era una volta Bosco Ospizio, ora è il tempo delle ruspe della Conad

Ruspe e polizia nel Bosco Ospizio di Reggio Emilia, dove un progetto edilizio minaccia un’area verde ricca di biodiversità. Il quartiere resiste e il presidio incontra la lotta No Tav: esperienze diverse che si riconoscono nella difesa dei territori.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

I Si Tav scendono in piazza: una vittoria No Tav

Doveva essere la risposta del fronte Sì Tav. La dimostrazione che, nonostante anni di cantieri, proteste e contestazioni, attorno alla Torino-Lione esistesse un consenso ampio e capace di mobilitarsi. Eppure ieri a Torino, si sono presentate forse 200 persone, pure secondo la Digos. Boni, probabilmente rimandato più volte in matematica nella sua carriera scolastica, ne conta 700: ma anche se fosse, il risultato non cambia.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Ritorno al nucleare in Italia

Mercoledì 23 settembre il Senato ha approvato il disegno di legge sul nucleare presentato dal Consiglio dei ministri all’inizio del 2025, dopo il via libera della Camera a inizio giugno.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Milano: sabato 26 settembre convegno regionale sui data center “dai comitati alla rete”

I comitati che si oppongono alla diffusione dei data center sul territorio lombardo si incontrano oggi a Milano per una giornata di confronto dedicata agli effetti ambientali, alle modalità di insediamento e alle prospettive di sviluppo del settore. Il convegno regionale sui data center è in programma all’Arci Milano di via Bellezza 16 ed è promosso dalla Rete Comitati Stop Data Center – Cittadini. 

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Ciao Bianca, ciao Dario.

Ci uniamo al ricordo e al saluto del Movimento No Tav per Bianca e per Dario che da poco ci hanno lasciati.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

L’invasione barbarica dei data center a Torino e provincia

Quando il calcolo diventa bersaglio militare. L’impatto economico, ecologico e militare delle cattedrali digitali sul territorio piemontese. L’impatto dei mega data center sul sistema territoriale torinese: speculazione infrastrutturale, reti di produzione energetica rinnovabile, sistemi di accumulo energetico BESS e profili di rischio dual-use

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

“Vietato contestare il Salone dell’auto”: la Questura vieta la biciclettata cittadina nel centro di Torino

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato di Extinction Rebellion Torino, Fridays for Future, Fiab Torino Bike Pride, Toroller Collective, Clacsoon.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

La solidarietà continua: venerdì 11 settembre presidio al carcere delle Vallette

A più di un mese di distanza dalla giornata di lotta del 25 luglio, due giovanissimi attivisti tedeschi sono ancora rinchiusi nel carcere delle Vallette.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Di greenwashing, militarizzazione dei territori e questione energetica

La Toscana è sempre più al centro di una serie di interessi economici legati a doppio filo alla macchina bellica e al complesso militare-industriale.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Il 3 ottobre torniamo a marciare insieme

Da Sant’Ambrogio ad Avigliana. Una marcia popolare contro la nuova tratta nazionale Avigliana-Orbassano e per il futuro del nostro territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

RitardaTav: quando i treni non sono mai in orario, dal 2033 si passa al 2035

Il tempo passa ma le vecchie abitudini restano. Se c’è un punto fermo nella costruzione della Torino-Lione è sicuramente che non si può mai dire — nemmeno per scherzo — che i cantieri siano un esempio di puntualità ed efficienza. La grande piaga che ci portiamo appresso da trent’anni continua infatti con i suoi ritardi cronici.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Giorgio Rossetto di nuovo in carcere. Intervista all’avvocato La Macchia / Messaggi di solidarietà

Giorgio Rossetto è di nuovo in carcere. Nella serata del 21 agosto i Carabinieri di Susa lo hanno prelevato dalla sua dimora sopra la Credenza di Bussoleno e trasferito nella casa circondariale Lorusso e Cutugno, le Vallette di Torino.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

La repressione raccontata a mio figlio

In un momento storico in cui un gruppo di fanatici bianchi e religiosi sta compiendo da quasi tre anni, in diretta streaming e protetto da uno degli eserciti più forti e tecnologicamente avanzati del mondo, il genocidio di un popolo oppresso.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Prendiamo fiato e guardiamo lontano: alcuni dati politici sull’estate di lotta 2026

Da destra a sinistra, passando per il centro, il dibattito della politica istituzionale ha subìto una virata repentina e la questione Tav, che negli ultimi anni si era cercato di mettere sotto al tappeto con una buona collaborazione dei media mainstream, è tornata ad occupare il centro delle preoccupazioni di tutti.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Conferenza stampa del Movimento No Tav “C’eravamo, ci siamo e ci saremo”.Blocchi e identificazioni ma il movimento rilancia e ribadisce “La lotta rende giovani”

Si è conclusa poco fa la conferenza stampa convocata dal Movimento No Tav in seguito ai posti di blocco istituiti questa mattina a conclusione del Festival Alta Felicità: un’intera porzione di Valsusa è stata perimetrata.