Ennesimo omicidio di Stato a San Ferdinando

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A perdere la vita è Sylla Noumè, migrante di origine senegalese. Le pratiche tutte mediatiche e le menzogne assassine di Salvini mietono un'altra vittima. Riportiamo l'approfondimento audio da Radio Onda d'UrtoRadio Onda d'Urto.

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Un bracciante agricolo, Sylla Noumè, 32 anni del Senegal, è morto carbonizzato nel rogo scoppiato stamane – venerdì 22 marzo – all’alba nella nuova tendopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria) gestita prima dal Comune ed ora dalla Caritas.

La tendopoli si trova a poche centinaia di metri dalla vecchia baraccopoli – smantellata nelle scorse settimane con la scusa proprio della mancata sicurezza e dei continui roghi – nella quale, in un anno, tre migranti sono morti a causa di incendi divampati nelle strutture fatiscenti di cui era fatta: Becky Moses, Surawa Jaithè, Ba Moussa.

L’incendio si è sviluppato in un angolo della tenda da sei posti, vicino a dei cavi elettrici. Nella tenda, secondo le prime testimonianze, a quell’ora c’era solo Sylla Noumo.

Dentro la nuova tendopoli, simile a un carcere, ci sono 840 braccianti che, dopo turni di lavoro nei campi che arrivano fino a 12 ore, per pochi euro, senza nessun diritto, muoiono nel sonno, trattati come detenuti dentro la tendopoli, sorvegliata 24 ore al giorno.

Una sorveglianza che non serve a salvare loro la vita, anzi.

La corrispondenza con un bracciante che vive dentro la tendopoli della Caritas. Ascolta o scaricaAscolta o scarica

Di seguito, la nota diffusa sui social dal Comitato Lavoratori delle Campagne:

“SAN FERDINANDO: ANCORA UN ALTRO MORTO NEI LAGER DI STATO. MALEDETTI ASSASSINI!

Anche oggi la giornata inizia con immensa rabbia e dolore. Il feroce business dei lager di Stato ci ha portato via un altro fratello. Non conosciamo ancora il suo nome perché l’ordine è quello di non far avvicinare nessuno, per coprire l’ennesima strage e le forze dell’ordine hanno sequestrato i telefoni per evitare ogni forma di testimonianza.
Il giovane uomo è morto bruciato vivo per un corto circuito del sistema elettrico, che dal giorno dello sgombero non ha mai funzionato. Infatti le persone che erano costrette a vivere nell’ennesima (nuova) tendopoli, da diversi giorni stavano facendo pressione sul sindaco di San Ferdinando perché venisse a far riparare la corrente, per avere almeno luce e l’acqua calda, soltanto ieri i tecnici si sono presentati e questa mattina avrebbero dovuto finire i lavori…
Che il dolore si trasformi in rabbia, pagherete tutto!”

 

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