Aborto in USA: una decisione che si sarebbe potuta impedire

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È notizia dell'altro ieri la decisione della Corte Suprema americana con 6 voti a favore e 3 contrari di cancellare la sentenza Roe vs Wade che autorizzava l’aborto, rendendo libero ciascuno Stato di applicare le proprie leggi su questo diritto.

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A un giorno dalla decisione, la possibilità di interrompere la gravidanza è già stata eliminata, a partire dal Texas e dal Missouri. Il divieto di aborto entrerà in vigore in 13 stati americani nei prossimi 30 giorni. La decisione ha scatenato le proteste di centinaia di migliaia di donne in moltissimi stati, dal New Jersey alla California allo stato di New York, in Arizona le manifestanti sono stati dispersi con gas lacrimogeni.

La possibilità che l’aborto negli USA vedesse una gravissima inversione di marcia in realtà era già stata resa palese quando, poco più di un mese fa, uscì la notizia su un giornale online americano Politico che ci fosse il rischio che la norma Roe vs Wade venisse invalidata. Infatti, negli Stati Uniti d’America non è mai esistita una legge vera e propria che definisse dal punto di vista giuridico federale il diritto all’aborto. La Roe vs Wade è una sentenza della Corte Suprema risalente al 1973, una decisione storica che in tutti questi anni ha garantito, seppur in maniera precaria, la possibilità di interrompere la gravidanza per le donne americane. In questo periodo, dunque, all’interno della Corte Suprema si è discusso se revocare questa decisione storica, rendendo dunque possibile considerare l’aborto illegale. La possibilità di rovesciare questa norma, infatti, permette, secondo il sistema federale americano, che ogni Stato possa avvalersi di leggi proprie e dunque di scegliere se garantire o meno questo diritto.

Il casus che ha creato l’occasione per cancellare la sentenza è stato dato dal contenzioso tra i giudici Dobbs vs Jackson a riguardo della legge del Mississippi del 2018, che vietava l’aborto dopo la quindicesima settimana di gravidanza. Questa legge, entrando in contraddizione con la Roe vs Wade, ha aperto uno spazio per il giudice Samuel Alito di scrivere la bozza secondo cui il diritto di abortire non fosse esplicitamente riconosciuto dalla Corte, pertanto passibile di modifiche. Il giudice si è appellato al fatto che l’aborto non fosse effettivamente considerato un diritto per la Storia degli Stati Uniti, anzi punito nella maggior parte degli stati americani, il che conferma che la sentenza del 1973 fosse, sempre secondo Alito, “profondamente sbagliata sin dall’inizio”.

Ora Biden si appella alla Corte perchè trasformi in legge federale la sentenza Roe vs Wade, il che è chiaro che rappresenti un tentativo fuori tempo e possibilità effettive. Il che rende ancora più ipocrita il suo posizionamento in qualità di democratico che rispetta i cosiddetti diritti delle donne, preoccupandosi della loro salute e tentando di sottolineare l’importanza di garantire l’accesso alla pillola abortiva. Samuel Alito, giudice che ha firmato l’opinione della maggioranza della Corte, inoltre potrebbe non fermarsi a questo precedente, dato che anche il diritto di acquisto di qualsiasi contraccettivo in USA è stabilito da un’altra sentenza del 1965, così come la possibilità a sposarsi per persone dello stesso sesso non viene regolato da nessuna legge nella giurisprudenza tradizionale.

Provoca ancora più rabbia sapere che da mesi, sin da quando la notizia che la Corte potesse sbarazzarsi di questo diritto costituzionale, in tutti gli stati americani centinaia di migliaia di donne siano scese in piazza per difendere la Roe vs Wade, rimanendo inascoltate. La sua cancellazione può essere definita dunque, una vera e propria volontà risaputa da ogni lato, per la quale da nessun lato si è tentato di arginare il rischio. Per non parlare del fatto che la necessità di formulare una legge vera e propria sarebbe dovuta essere una della priorità di un governo che si considera progressista, di sinistra e per i diritti delle minoranze.

L’unica mossa di Biden e dei democratici in questi mesi è stata quella di rendere la questione un’occasione di ampliare il proprio bacino di voti, puntando tutto sul voto di mid term a novembre perchè si votasse per candidati pro aborto, trasformando il tutto in propaganda elettorale per il loro schieramento.

In un momento storico in cui gli Stati Uniti si innalzano più che mai a difensori della democrazia trascinando il mondo intero in un’escalation di guerra, che rappresenta il più profondo dei cortocircuiti del capitalismo attuale, il fatto che si sia lasciato avverare un precedente del genere non fa altro che confermare il livello di crimine del quale sia capace chi vi si pone alla guida. Ancora di più, a seguito di una decisione come quella di rendere illegale l’aborto, la credibilità mondiale degli USA non dovrebbe che perdere pezzi dei piedi d’argilla su cui si fonda, a tutte le latitudini.

È chiaro che lo sguardo debba essere rivolto alle possibilità e alla forza di contrattacco di tutte le soggettività colpite e alleate, forti di anni in cui i movimenti femministi e transfemministi, i movimenti antirazzisti, i movimenti per la giustizia climatica hanno assunto carattere mondiale, radicandosi in maniera trasversale in tutta la società. D’altro canto è fondamentale non cedere agli specchietti per le allodole che qualsiasi dimensione di respiro istituzionale, mainstream o politica su livelli elettorali, in una fase come questa in cui la recrudescenza della violenza viene legittimata senza incontrare ostacoli, possa mettere in campo. Qualsiasi tentativo di questo calibro avrà il solo obiettivo di allungare le mani su agitazioni dal basso, fagocitandole in un sistema che sta rodando i suoi meccanismi di sussunzione atta a chiudere qualsiasi spazio di conflitto possibile.

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