
“Senza consenso è stupro: Blocchiamo il DDL Bongiorno” Iniziative in molte città d’Italia
“Senza consenso è stupro: Blocchiamo il DDL Bongiorno che istituzionalizza la violenza sessuale”. Su queste parole d’ordine la rete Non Una di Meno ha chiamato diverse iniziative in molte città d’Italia per organizzarsi e lottare contro il DDL Bongiorno.
Di seguito riportiamo alcuni degli appuntamenti

Martedì 27 gennaio è stato approvato in Commissione Giustizia al Senato la nuova versione del DDL sulla violenza sessuale, proposto dalla senatrice della Lega Giulia Bongiorno.
Questo DDL costituisce un attacco senza precedenti alle donne, alle persone trans e non binarie e a tuttə coloro che vivono sulla propria pelle la violenza patriarcale.
Questo DDL fa a pezzi il valore del consenso — inteso come manifestazione libera, chiara e attuale della volontà di avere un rapporto sessuale — e pretende che la persona offesa sia in grado di dimostrare in un aula di tribunale che quella che ha subito era violenza. Con le parole del decreto, pretende che ogni persona denunciante sia capace di dimostrare il dissenso manifestato al momento dell’atto.
Dissenso significa, di fatto, assumere che i corpi siano disponibili fino a prova contraria, fino a quando non riescono a dire “no” con abbastanza forza, urlare in maniera sufficientemente udibile, mostrare lesioni sufficientemente profonde.
Non è un semplice tecnicismo giuridico, ma una scelta politica precisa, pesantemente peggiorativa dell’attuale legge contro la violenza di genere e sessuale e che calpesta la Convenzione di Istanbul, ovvero i fondamenti di ogni impianto normativo sulla violenza.
Se questo DDL diventerà legge, avrà profonde ricadute sulla materialità delle nostre vite: decidere come deve essere dimostrata una violenza sessuale significa decidere anche che cos’è violenza, chi detiene il diritto sui corpi, chi può essere credutə, chi invece viene sistematicamente protetto.
Significa aprire le porte ad una normalizzazione sempre più ampia della violenza sessuale in un contesto culturale e politico che colpevolizza le donne e le soggettività dissidenti per quello che subiscono, esercita una violenza istituzionale sempre maggiore nei confronti delle persone trans e non binarie, sdogana gli abusi maschili e di potere ad ogni livello della società.
Significa moltiplicare la violenza secondaria che chi denuncia già oggi vive nelle aule di tribunale. Significa spingere sempre più donne e soggettività nel climax di violenza che ci consegna centinaia di femminicidi, lesbicidi e transcidi ogni anno.
Come transfemministə non possiamo permettere che questa legge venga approvata. Non accettiamo che lo Stato istituzionalizzi la violenza sessuale.
Insieme, nelle strade, nelle piazze, nelle assemblee, insieme allə nostrə amichə, abbiamo deciso di essere il grido collettivo di tutti quei “no” detti e non rispettati, ma anche di quelli che da solə non siamo riuscitə a dire.
Senza consenso è stupro.
Organizziamoci insieme.
GIÙ LE MANI DALLA LEGGE SULLA VIOLENZA SESSUALE✊🏻🔥
A 25 anni dalla Convenzione di Istanbul, in Italia si sta cambiando la normativa sulla violenza sessuale per decidere ancora sui nostri corpi.
Quella che doveva essere una normativa che metteva al centro il *consenso libero, esplicito e revocabile*, si è trasformato nel suo contrario, peggiorando la situazione attuale, perché si concentra sul dimostrare la «volontà contraria», quindi il dissenso. Ancora una volta la responsabilità rischia di ricadere su chi la violenza la vive.
Il 10 febbraio ci troviamo con rabbia e amore per condividere lotta e cura.
Vogliamo fare rete per rovesciare un diritto penale e un immaginario che “misura la violenza non sull’atto compiuto, ma sulla reazione subita e che continua a interrogare i corpi violati” (cit. GiULiA
Giornaliste Unite Libere Autonome).
Confronteremo saperi, pensieri, esperienze; creeremo striscioni e cartelli per portare in piazza il grido di tuttə le soggettività oppresse, per stare insieme e dare spazio a nuovi immaginari.
Ci troviamo alle 20.30 nella sala di
ENERGIE SOCIALI – Via Bruto Poggiani, 4 – 37135 Verona
Scegliamo luoghi e modalità di partecipazione il più accessibili possibile. Scrivici se vuoi partecipare!
In AUTOBUS da Verona Porta Nuova B :
-41, fermata Via Trieste II, 8 min a piedi
-51, fermata Via Malfer I B, 3 min a piedi
-21, fermata Fiera B, 11 min a piedi
-53, fermata Via Scuderlando IV, 4 min a piedi
-61, fermata Viale del lavoro/viale dell’industria B, 6 min a piedi
Se hai bisogno di accompagnamento o di altre info scrivici.

Roma:
Il femminicidio di Zoe Trinchero, 17 anni, per mano di un ragazzo di 19 anni che era stato rifiutato, rimette al centro il tema del consenso e del suo rovescio: la cultura dello stupro.
In Parlamento è in discussione un disegno che peggiora le norme sulla violenza sessuale perché cancella il consenso per tutelare gli abuser.
Incontriamoci in assemblea pubblica per continuare a organizzare insieme la campagna contro il DdL sul Dissenso e la giornata di mobilitazione del 15 febbraio, in connessione con l’assemblea di lunedì 9 in Sapienza.
Blocchiamo il DdL Dissenso perché la violenza non diventi norma.
Senza consenso è stupro!
Verso lo sciopero transfemminista dell’8/9 marzo prepariamo lo sciopero della produzione e della riproduzione, del consumo e dai ruoli di genere, nelle scuole, nei posti di lavoro, nella città.
Le nostre vite valgono. Noi scioperiamo!
Bologna:
Ci vediamo domani per l’assemblea settimanale di Nonunadimeno. Continuiamo con la costruzione dello sciopero dell’8/9M!
Ordine del giorno:
– Continueremo a discutere della costruzione dello sciopero e degli eventi in programma nel prossimo mese di lotta!
– 11 febbraio: completeremo la costruzione dell’evento con lə compagnə iranianə di @hamsaye_bologna
– 15 febbraio: organizzazione della piazza insieme a Di.Re e ai centri antiviolenza
contro il DDL Bongiorno
– Prossimi eventi di autofinanziamento verso lo sciopero
Lo spazio è accessibile, scrivici per bisogni specifici.
con amore e rabbia 💜🔥
Asti:
Assemblea di auto formazione aperta a tuttə
Mercoledì 11 Febbraio
H 20.30 Foyer delle famiglie – Asti
Parliamo della nuova versione del DDL sulla violenza sessuale, proposto dalla senatrice della Lega Giulia Bongiorno.
L’ennesimo attacco alle donne, alle persone trans e non binarie.
Una norma che fa a pezzi il valore del consenso — inteso come manifestazione libera, chiara e attuale della volontà di avere un rapporto sessuale.
Una norma che pretende che la persona offesa dimostri in un’aula di tribunale che quella che ha subito era effettivamente violenza, dimostrando il dissenso manifestato al momento dell’atto.
Chi decide per noi, per i nostri corpi?
Chi viene protetto e perché?
Le nostre vite contano. Le nostre parole contano.
La rete chiama, noi rispondiamo.
Anche noi aderiamo alla mobilitazione permanente lanciata da D.i.Re e da tutta la rete transfemminista contro il DDL Bongiorno e ogni tentativo di svuotare il significato del consenso.
Il consenso non è una formula giuridica da riscrivere:
è diritto, autodeterminazione, libertà.
Indebolirlo significa aumentare la violenza e ridurre la tutela delle donne e delle soggettività più esposte.
📍 Il 15 febbraio saremo in piazza Garibaldi, insieme a oltre 100 piazze in tutta Italia.
Perché sui nostri corpi e sulle nostre vite non si arretra.
Si avvicina la data dell’8 marzo e anche quest’anno vogliamo costruire con voi insieme lo sciopero e la piazza che verrà chiamata a Trento!
Di recente è stata presentata in Senato da parte di un’esponente della Lega una riformulazione dell’articolo relativo alla violenza sessuale.
Per la prima volta in un testo di legge appariva la parola “consenso”; e non solo, specificava anche “libero e attuale”, 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙝𝙚’ 𝙪𝙣 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙚𝙣𝙨𝙤 𝙧𝙚𝙖𝙡𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙥𝙪𝙤’ 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙥𝙧𝙚𝙩𝙚𝙨𝙤, 𝙚𝙨𝙩𝙤𝙧𝙩𝙤 𝙤 𝙙𝙖𝙩𝙤 𝙥𝙚𝙧 𝙞𝙢𝙥𝙡𝙞𝙘𝙞𝙩𝙤 𝙚𝙙 𝙚’ 𝙨𝙚𝙢𝙥𝙧𝙚 𝙧𝙚𝙫𝙤𝙘𝙖𝙗𝙞𝙡𝙚.
Questa dicitura ci avrebbe allineato ai Paesi europei più virtuosi sul tema di genere e avrebbe rispettato il principio di autodeterminazione sessuale sancito dalla Convenzione Internazionale di Istanbul (cui tutti gli Stati UE sono firmatari e vincolati) e dalla Cassazione.
Quella che sembrava una svolta storica in Italia è stata cancellata con un colpo di spugna. 𝗟𝗮 𝗺𝗼𝗱𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗱𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗲 𝗮 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿 𝗱𝗶𝗺𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝘃𝗲𝗿 𝗲𝘀𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝘂𝗻 𝗱𝗶𝘀𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗼, 𝗱𝗶 𝗰𝘂𝗶 𝗽𝗼𝗶 𝘀𝗮𝗿𝗮’ 𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝘃𝗮𝗹𝗶𝗱𝗶𝘁𝗮’ 𝗶𝗻 𝗯𝗮𝘀𝗲 𝗮𝗹 “𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼”.
Una modifica che sposta nuovamente la responsabilità degli abusi sulle vittime e inasprisce i già difficili processi verso chi decide di denunciare e si ritrova a dover provare di non essersela cercata.
𝗧𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗶𝗼’ 𝗲’ 𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲! È la volontà di ignorare decenni di studi sulla strutturalità della violenza di genere. Un’ulteriore istituzionalizzazione della cultura dello stupro che prima ci abusa e poi ci colpevolizza, facendo vittimizzazione secondaria. Una tutela dello status quo che continua a giustificare e proteggere gli uomini abusanti sulla nostra pelle. E un insulto a tutto il lavoro di Associazioni, Collettivi e Centri Antiviolenza che ogni giorno gratuitamente colmano i vuoti istituzionali e si occupano del sostegno diretto alle vittime.
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