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Una nuova offensiva estrattivista sulla Nostra America

Un giorno dopo di aver insediato il proprio Governo, il nuovo presidente di destra cileno José Antonio Kast ha ritirato 48 decreti supremi relativi a questioni ambientali emessi durante la precedente gestione e che erano sotto esame della Controlleria Generale.

di José Seoane pubblicato su comitatocarlosfonseca

In opposizione a questa misura, che includeva di fare marcia indietro su sei decreti che stabilivano aree protette nella regione del litio nell’Atacama, ci sono state diverse proteste e mobilitazioni con la parola d’ordine “la natura non si KASTiga”.

Nonostante ciò, questa decisione governativa non ha rappresentato una novità nello scenario regionale. Dopo il suo insediamento, anche il presidente Milei ha orientato parte della propria politica verso lo smantellamento della legislazione e delle istituzioni socioambientali conquistate nei precedenti decenni; abbiamo esaminato queste involuzioni in un precedente contributo (Hayes, Piñaranda y Seoane, 2026). Tra queste iniziative, nel 2024 si distingue l’approvazione del Regime di Incentivi per Grandi Investimenti (RIGI) che assicura enormi privilegi agli investimenti stranieri estrattivisti e la creazione del Comando Unificato della Sicurezza Produttiva per garantire la loro protezione. E, nella medesima direzione, dopo la convalida elettorale di fine 2025, è andata avanti la snazionalizzazione della Legge dei Ghiacciai risvegliando crescenti proteste.

Mentre il Senato argentino approvava la riforma di detta legge, a puntino per le imprese megaminerarie, in Ecuador l’Assembla Nazionale approvava la Legge Organica per il Rafforzamento dei Settori Strategici dell’attività Mineraria e dell’Energia, promossa dal presidente di destra Daniel Noboa. La stessa ha implicato, tra le altre questioni, la facilitazione delle licenze ambientali, lo smantellamento della consultazione delle comunità, l’unificazione delle fasi di esplorazione e la riduzione delle richieste istituzionali per l’approvazione di progetti così come considerare le aree minerarie sotto protezione strategica autorizzando l’intervento delle Forze Armate.

In Perù, la destituzione di Pedro Castillo nel 2022 fu incoraggiata, tra le altre ragioni, dall’interesse megaminerario di rinnovare i permessi e le concessioni in scadenza e, il Governo illegittimo della Boluarte che è seguito è andato avanti nella promozione delle attività estrattiviste. Così, tra il 2024 e il 2025, sono stati modificati differenti aspetti della legislazione ambientale con l’approvazione, per esempio, di una legge forestale che incentiva la deforestazione e restringe i diritti delle comunità indigene, con la riduzione dei requisiti per la valutazione dell’impatto ambientale o con l’approvazione di progetti estrattivisti nelle Aree Naturali Protette.

Nella medesima direzione, il Governo di Nayib Bukele in El Salvador ha implementato, con la Nuova Politica Nazionale dell’Ambiente (PNMA) presentata nel 2022, cambiamenti nella legislazione e nella politica ambientale approvando l’attività megamineraria metallica precedentemente proibita, respingendo l’Accordo di Escazú, criminalizzando le attività socioambientali, promuovendo progetti turistici e di costruzione in aree di protezione di ecosistemi e beni idrici.

Più recentemente, il nuovo Governo di destra boliviano di Rodrigo Paz ha iniziato la propria gestione con l’eliminazione del Ministero dell’Ambiente e dell’Acqua assorbendo le sue funzioni in due portafogli economici diretti da impresari agroindustriali che promuovono una politica orientata a dare priorità alle attività estrattiviste in aree di protezione socioambientale. E, allo stesso modo, in Paraguay, nell’ambito dell’annunciata “economia di guerra” è stata annunciata la riduzione del finanziamento alle istituzioni e alle politiche ambientali.

In questo breve panorama che abbiamo presentato si può già apprezzare la dimensione regionale e le caratteristiche che presenta la nuova offensiva estrattivista che da alcuni anni si scarica sui popoli e i territori della Nostra America. In primo luogo, sebbene su certi aspetti abbiano una proiezione regionale, l’avanzata drastica e accelerata di queste politiche ricade fondamentalmente nell’azione dei nuovi governi di estrema destra recentemente diffusisi nella regione e sfocia, secondo i loro obiettivi, nell’imporre una profonda riconfigurazione socio-istituzionale dello stato e della società. Neofascismo, neoliberalismo ed estrattivismo appaiono così riuniti nella medesima dinamica.

In secondo luogo, questo comando di destra pro-estrattivista si ricollega ed è promosso dal Governo statunitense di Donald Trump. A differenza del periodo della globalizzazione neoliberale dove l’imperialismo appariva attraverso l’imposizione del libero commercio, i suoi trattati e l’azione delle compagnie transnazionali, nell’attuale contesto il controllo dei beni comuni naturali, particolarmente di alcuni chiamati critici o strategici, assume le modalità di una ingerenza statale imperiale e la promozione di nuovi protettorati (García Linera, 2026). Si tratta così di un estrattivismo imperiale che si manifesta in modo esplicito nella nuova dottrina della sicurezza degli Stati Uniti battezzata come il corollario Trump della dottrina Monroe, o, semplicemente, la dottrina Donroe, che reclama il diritto statunitense ad appropriarsi e sfruttare i minerali e gli idrocarburi che giacciono nella Nostra America.

D’altra parte, questa offensiva estrattivista mostra una dimensione che è stata chiamata securitizzazione dei beni comuni naturali (Tracy y Vallica, 2026). Il monitoraggio, l’appropriazione e lo sfruttamento delle riserve conosciute e di quelle probabili si trasforma così in una questione di sicurezza nazionale e, conseguentemente, è oggetto dell’attenzione e della responsabilità delle agenzie di intelligence e di sicurezza non solo delle forze nazionali ma particolarmente degli organismi statunitensi. Si tratta, come abbiamo segnalato, di una nuova dottrina di sicurezza nazionale centrata sul controllo dei beni naturali della Nostra America e del Sud globale (Seoane, 2026).

Questa offensiva adotta anche le modalità di una controriforma delle istituzioni socioambientali conquistata o costruita nei decenni passati. Una controriforma che, in un certo modo, ripete simili proposte paese per paese e dà forma ad un rinnovato Consenso di Washington estrattivista (Svampa, 2012). Propone, tra le altre richieste, la necessità di ridurre, flessibilizzare e snellire le cosiddette pratiche burocratiche riguardo le procedure amministrative, gli studi di impatto ambientale e la consultazione delle comunità richiesti per l’approvazione e la messa in marcia dei progetti di esplorazione e sfruttamento.

Alla fine, questa offensiva estrattivista si sostiene su un’architettura di accordi bilaterali, particolarmente con gli Stati Uniti; per esempio, con la firma di undici ambiti bilaterali o memorandi d’intesa su minerali critici con paesi del Sud del mondo (tra i quali con Argentina, Ecuador, Paraguay e Perù) nel contesto della riunione ministeriale organizzata dal paese del nord a febbraio del 2026. Una trama di accordi e politiche che presenta un altro elemento in comune. Utilizzando differenti espressioni letterarie come per esempio: “garantire mercati trasparenti” o evitare “economie che manipolano mercati” o “concorrenti non emisferici”; si propone di bloccare l’accesso o la presenza della Cina e di altri paesi nello sfruttamento di questi beni. In questo senso, si conosce e non è necessario sviluppare troppo, che il controllo di questi minerali e idrocarburi, delle cosiddette terre rare, dei fattori produttivi e delle catene di fornitura indispensabili per il dispiegamento del complesso militare digitale o della transizione energetica di centri industriali del mondo, sono oggi contesi. Differenti strategie vengono dispiegate intorno a ciò configurando una dinamica di conflitti geopolitici per i territori con le popolazione e gli ecosistemi come loro vittime.

Fino a qui abbiamo sommariamente presentato le principali caratteristiche che assume l’attuale offensiva estrattivista che oggi si abbatte sulla Nostra America. La sua comprensione risulta oggi significativa per un pensare e fare critico nostroamericano. D’altra parte, l’avanzata di queste politiche e dei loro effetti socioambientali hanno già risvegliato proteste e mobilitazioni, e molto probabilmente, nella misura in cui si estendano con l’aumento della spoliazione e del saccheggio, l’eventualità e l’intensità di queste azioni e conflitti dovranno aumentare. Non si tratta solo di resistenze; nella produzione di comunalità e azione collettiva che comportano, nelle loro pratiche collettive, nella loro dimensione e proiezione socio-politico, si snocciola anche la potenza delle alternative a livello locale e nazionale, di quelle esperienze che fondano la possibilità di una transizione ecosociale, popolare e sovrana.

Bibliografia citata

García Linera, Alvaro (2026). Protectorados. Portal Página 12. https://www.pagina12.com.ar/2026/03/01/protectorados/

Hayes, Inés; Piñaranda, Fabiana y Seoane, José (2026). La ofensiva extractivista en la última ola neoliberal en la Argentina. Entre las resistencias y las reexistencias. En Seoane, J. (coord.) Los bienes comunes en tiempos de Milei y las extremas derechas (Buenos Aires: Ed. El Colectivo)

Seoane, José (2026). A 50 años del golpe, una nueva doctrina de seguridad nacional. Portal Resumen Latinoamericano. https://www.resumenlatinoamericano.org/2026/03/21/argentina-a-50-anos-del-golpe-una-nueva-doctrina-de-seguridad-nacional/

Svampa, Maristella (2012) Consenso de los commodities, giro ecoterritorial y pensamiento crítico en América Latina. Revista OSAL N° 32 (Buenos Aires: CLACSO)

Tracy, Mariano y Vallica, Tomás (2026). Critical minerals and transactional diplomacy in US-Latin America relations. En Espinoza, F y Caballero, S. (eds.) América Latina en tiempos de Trump (Sergipe: Edise/UNIT)

José Seoane. Sociólogo y profesor de la Fac. de Ciencias Sociales, UBA. Investigador del Instituto de Estudios de América Latina y el Caribe (IEALC) de dicha Facultad.

02/04/2026

Rebelión

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
José Seoane, Una nueva ofensiva extractivista sobre Nuestra América”, pubblicato il 02-04-2026 in Rebelión, su [https://rebelion.org/una-nueva-ofensiva-extractivista-sobre-nuestra-america/] ultimo accesso 09-04-2026.

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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