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Da Cosenza, dai Sud, una nuova sfida comune

I SUD SI ORGANIZZANO 11 E 12 APRILE 2026 

Da La Base Cosenza e Assemblea No Ponte

A Cosenza abbiamo dato vita a due giorni di discussione e confronto importanti, dando seguito al percorso collettivo iniziato a Messina negli scorsi mesi e facendo insieme un ulteriore passo in avanti. Eravamo in tante, da ogni parte dei sud. Decine e decine di compagne impegnate sui territori hanno risposto alla chiamata alla discussione, confermando quanto questo momento fosse necessario.

Lo abbiamo ribadito sin dall’inizio. È necessario uno spazio di confronto collettivo e permanente tra le realtà politiche e sociali impegnate nei sud, che i sud li vivono e che nei sud si autorganizzano. Uno spazio capace di rafforzare e amplificare la nostra azione e di sviluppare, attraverso la discussione collettiva, un nuovo pensiero sui sud, che aggiorni e attualizzi le lenti attraverso cui leggere i processi politici, sociali ed economici che attraversano i nostri territori.

Tutto ciò con una consapevolezza comune che è emersa con chiarezza nel corso delle due giornate. La trasformazione radicale di cui abbiamo bisogno alle nostre latitudini può nascere solo dalla capacità di mettere in campo nuove mobilitazioni sociali e dal riconoscimento del conflitto e dell’organizzazione come strumenti fondamentali per costruire la forza necessaria a uno scontro con la controparte. Una controparte che ha prodotto le condizioni materiali che vediamo ogni giorno fuori dalle nostre porte: di distruzione dei territori, povertà, prevaricazione, emigrazione e sfruttamento. Una minaccia costante, quotidiana, per le nostre vite. 

Il cammino comune che abbiamo rafforzato in questi giorni rappresenta quindi un’urgenza e una necessità, un’assunzione di responsabilità collettiva. La scelta di mettere al centro i sud come pluralità è uno stimolo a riflettere sull’evoluzione dei processi di periferizzazione e marginalizzazione, su come il capitalismo estrattivista e la ridefinizione degli stati in senso competitivo, abbiano ridisegnato anche in senso spaziale le differenze territoriali, che non scompaiono, ma diventano più complesse: attraversano città e aree interne, centri e periferie, Nord e Sud. 

Territori caratterizzati spesso dalle stesse dinamiche socio-economiche, a lungo considerati come spazi a disposizione, sacrificabili, da mettere a valore e da cui estrarre risorse materiali e umane a vantaggio dei centri, attraverso la logica della “accumulazione per espropriazione”. Una logica di dominio sui territori che si intreccia con processi di marginalizzazione e valorizzazione estrattiva dei corpi, che colpiscono in modo specifico le donne e le soggettività non binarie nei contesti dei sud.  Per questo, l’analisi e l’azione devono partire necessariamente da presupposti di intersezionalità, capaci di mettere in relazione le diverse matrici di oppressione e di svelare come esse si co-producono all’interno dei dispositivi di potere.

Su questo stesso terreno di sfruttamento, dobbiamo contrastare le immagini più romantiche, quelle del turismo diffuso, dei borghi “autentici”, della cartolina “dove il tempo si è fermato”, perché funzionano come dispositivi di mercificazione, che riducono territori e vite a oggetti di consumo. Ciò che viene celebrato come qualità, o addirittura volano di “sviluppo”, diventa facilmente valore da estrarre, senza produrre trasformazioni materiali concrete per chi quei luoghi li abita quotidianamente.

Ci siamo riconosciute come territori e soggettività che affrontano sfide comuni, a partire dalla crisi socio-ecologica che minaccia la nostra stessa esistenza, ma guardando anche oltre, alle tante periferie e aree marginali che dal resto d’Italia si estendono fino agli altri paesi del Mediterraneo. 

Le trasformazioni che interessano i nostri territori non possono essere comprese pienamente se non all’interno di dinamiche globali. Oggi, qui e ora, il meccanismo della guerra si configura come un paradigma di governo che assume forme molteplici e arriva fino a noi con grande forza. È un dispositivo che dobbiamo riconoscere e contrastare, dai piccoli paesi alle grandi città, individuando obiettivi chiari attorno ai quali mobilitarci.

Riteniamo fondamentale che il Mediterraneo smetta di essere un mare di morte e torni a essere uno spazio di solidarietà e di mobilitazione internazionale contro la guerra globale.

E proprio sul terreno delle mobilitazioni, le piazze dell’autunno contro il genocidio del popolo palestinese e il No al governo Meloni attraverso il referendum hanno rappresentato l’emersione di un’insoddisfazione crescente nel Paese, che arriva con forza dai Sud e dalle giovani. Una domanda politica chiara che ci riguarda. C’è una disponibilità al rifiuto della miseria di questo stato di cose che cogliamo collettivamente nei tanti territori che hanno contribuito alla discussione di questi giorni, uno stimolo importante per tutte a rafforzare le connessioni, ad interrogarsi su nuovi strumenti all’altezza della fase politica che viviamo.

Abbiamo vissuto due giorni di entusiasmo e fiducia. Abbiamo rafforzato relazioni sincere e profonde. Ci siamo riconosciute come compagne.

Nelle discussioni, dentro e fuori i momenti assembleari, abbiamo condiviso la soddisfazione per la ripresa di questo cammino comune, oltre le differenze e le specificità di ciascuna, nel segno del riconoscimento reciproco. Negli anni abbiamo visto diversi tentativi fallire, ma da Messina a Cosenza e nei prossimi appuntamenti che verranno abbiamo posto le basi per una storia nuova, forte della condivisione di un intento comune: rafforzare un luogo di discussione e confronto per amplificare le nostre voci, per connettere e potenziare le iniziative che conduciamo sui territori, per tenere viva una nuova riflessione sui Sud alla luce delle mutate condizioni globali e del Paese.

Vogliamo vivere una vita bella e vogliamo avere la possibilità di viverla nei nostri territori. Questo processo dipende dalla nostra capacità d’azione, senza appelli a terzi e senza attese messianiche. Noi, qui e ora.

È stato solo l’inizio. Da oggi siamo impegnate ad alimentare uno spazio di discussione comune da Sud per i Sud. Sono tanti gli appuntamenti che, città per città e territorio per territorio, ci vedranno protagoniste. Il prossimo 8 agosto torneremo a mobilitarci collettivamente a Messina, non solo contro il ponte in quanto infrastruttura, ma contro il ponte come modello di sviluppo che si vuole imporre ai nostri territori.

Alla lotta. Per una nuova stagione di riscatto e conflitto sociale. I Sud si organizzano insieme.

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