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Crisi climatica: il peso del consumo di suolo e il costo umano delle isole di calore. Intervista a Paolo Pileri

Ancora caldo estremo in Europa, soprattutto in Spagna, alle prese oggi con temperature fino a 44 gradi tra Aragona, Catalogna e Valencia.

da Radio Onda d’urto

Un quadro preoccupante che arriva in concomitanza con la denuncia di Greenpeace, che rileva come solo 19 province su 52 abbiano rifugi climatici, in un Paese – la Spagna – che in un mese ha ammesso 973 vittime per il caldo torrido.

Temperature e umidità sono tuttavia in rialzo anche in Italia. Domani, mercoledì 8 luglio, previsti 39° sulla pianura lombardo-emiliana e bollino arancione in 9 città, tra cui Venezia – dove si è verificata una moria di cozze e vongole nell’Alto Adriatico a causa dell’acqua a 32°) – Brescia, Bologna, Torino, Venezia, Verona e Milano. Nel fine settimana, invece, sarà la volta di Sardegna e Toscana, dove oggi è bollino arancione a Firenze.

Tutte città in cui pesa l’effetto isola di calore, la cui correlazione con il consumo di suolo e la cementificazione selvaggia è nota ormai da anni, rappresentando una seria minaccia non solo per gli ecosistemi, ma anche per la salute umana. Un recente studio del Ministero della Salute e del Centro nazionale prevenzione e controllo malattie – uno dei pochi che raccoglie dati in materia – ha inoltre dimostrato la strettissima correlazione tra ondate di calore in città e mortalità. Nonostante tutto ciò, si continua a non considerare il problema nella sua complessità e a produrre politiche urbanistiche inadeguate, al di là delle singole misure spot, non strutturali e “slegate dal consumo di suolo”. Eppure, per esperti ed esperte non mancano le proposte di azione, urbana e urbanistica, che secondo esperti ed esperte si potrebbero avviare subito per ridurre gli effetti su salute umana e sugli ecosistemi urbani ci sono.

“Tra queste, di nuovo, si parla di fare spazio alla natura che però non può voler dire “solo” piantare alberi dentro o fuori dalle città (intervento necessario ma non sufficiente) – scrive Paolo Pileri su Altraeconomia – ma interrompere il consumo di suolo (e chi pianta quasi mai lo fa) e dare avvio a quella che abbiamo chiamato “urbanistica del togliere” che ha per azione strategica quel pacchetto di misure fatto di depavimentazione dell’asfalto, ricostituzione di suoli (con limitatissima importazione di suoli sani da altri siti) e rigenerazione ecologica delle superfici con erbe, arbusti e alberi”.

Su Radio Onda d’Urto, l’intervista Paolo Pileri, docente di Usi del suolo e degli effetti ambientali presso il Politecnico di Milano e collaboratore di Altreconomia

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