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Disboscamento clandestino: guerra palese a sud di Città del Messico

Negli ultimi tre anni, la popolazione del sud di Città del Messico ha reso nota la grave situazione del disboscamento clandestino, che finora ha devastato quasi 3.000 ettari della foresta di San Miguel Topilejo.

di Esther Serafín Barrientos, tradotto da Desinformemonos

Di fronte a questi fatti, la comunità agraria della città ha denunciato la situazione alle autorità competenti: Procuraduría Federal de Protección al Ambiente (Profepa), Secretaría del Medio Ambiente (Sedema), presso la Direzione Generale della Commissione Forestale Nazionale e presso le autorità del governo di Città del Messico, nonché a livello federale, sommando ad oggi più di 200 denunce.

Fino allo scorso giugno, la risposta delle autorità ambientali, locali e federali è stata l’invio di lettere ufficiali e alcune visite, gruppi di lavoro, tour e sorveglianza da parte del personale della Sicurezza Cittadina di Città del Messico, della Guardia Nazionale e della Profepa, ma non ci sono stati arresti, sequestri di legname o chiusura di segherie; al contrario, il disboscamento è continuato e continua ad aumentare, così come le minacce e le molestie.

Di fronte a queste scarse risposte, il 16 giugno la comunità agraria di Topilejo e le persone solidali con il Bosque de Agua hanno manifestato con un blocco stradale sull’autostrada a pedaggio Messico-Acapulco all’altezza di Topilejo; dopo un paio d’ore di blocco, è stato proposto un tavolo di dialogo per affrontare la questione.

Secondo le informazioni pubblicate dalla Proprietà Comunale di San Miguel Topilejo, i rappresentanti del Ministero degli Interni, del Ministero dell’Ambiente e delle Risorse Naturali e il sottosegretario del governo di Città del Messico hanno preso l’impegno di dare seguito alla richiesta di udienza con il Presidente della Repubblica; di istituire tavole rotonde tematiche per affrontare questioni di interesse per la popolazione; nonché operazioni permanenti contro il disboscamento illegale in aree critiche in tutta il Bosque de Agua e incontri di valutazione.

Nell’ambito dello smantellamento delle segherie clandestine a Huitzilac Morelos, mercoledì sono stati inviati brigadisti della Commissione per le Risorse Naturali (CORENADR) per sostenere la Sedena, la Guardia Nazionale e la Profepa in un’operazione contro il disboscamento clandestino. Tuttavia, circa 40 brigadisti sono stati bloccati dai taglialegna, che hanno dato fuoco a camioncini e esploso colpi di armi da fuoco. La preoccupazione della popolazione e delle famiglie dei sequestrati non si è fatta attendere e alcuni di loro hanno espresso la loro indignazione e il loro disaccordo nei confronti del direttore del CORENADR, Columba López, per aver inviato personale di questa istituzione a svolgere attività che non solo non le corrispondono, ma che mettono anche a rischio la loro vita, dal momento che i brigadisti non hanno la formazione necessaria per partecipare a un’operazione di polizia e militare. Dopo mezzogiorno, i brigatisti sono stati rilasciati sani e salvi.

Vale la pena sottolineare che i compiti dei brigadisti comprendono la lotta agli incendi, il rimboschimento, la lotta agli incendi, la lotta agli incendi e l’apertura di fasce tagliafuoco, in altre parole, attività che proteggono la foresta, in condizioni di lavoro che lasciano molto a desiderare, perché sebbene dispongano di attrezzature e uniformi, queste non sono sufficienti per il lavoro che svolgono.

Quanto accaduto ieri a Huitzilac è un esempio del potere e dell’impunità con cui il crimine organizzato opera nel Bosque de Topilejo e in generale nella zona del Bosque de Agua. Le azioni insolenti con cui rispondono a questi atti denotano un mantello di protezione, dato che solo una persona è stata arrestata per questi atti.

L’intero problema lascia molte incognite: che ne è della catena criminale dedita al disboscamento illegale? Si sente parlare solo dell’ultimo anello: i taglialegna. Ma chi sono i beneficiari del disboscamento illegale (imprenditori, politici)? Infine, non sarebbe male se le autorità che hanno condotto le operazioni nelle segherie clandestine informassero il pubblico su ciò che fanno o su dove finisce il legname confiscato.

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