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Cile: il coprifuoco di Pinera non ferma la rivolta

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Il coprifuoco e lo stato d’emergenza non fermano le proteste in Cile. Il presidente Pinera dopo aver schierato l’esercito fa una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti dei manifestanti.

E’ il terzo giorno di coprifuoco e si registrano oltre 15 morti secondo le fonti ufficiali nelle proteste che stanno attraversando il paese latinoamericano. Coprifuoco che, lo ricordiamo, viene applicato per la prima volta dai tempi di Pinochet e che adesso è stato esteso non solo alla città di Santiago, ma anche alle province di Concepcion nel sud, a Valdivia, Antofagasta, La Serena e Coquimbo, Rancagua e Talca.

La repressione dell’esercito si è fatta brutale, nel tentativo di spegnere la rivolta che si sta sempre di più generalizzando ad altre tematiche oltre quelle del carovita. Tra le richieste dei manifestanti adesso vi sono le dimissioni di Pinera, una sanità degna, la fine dello stato d’emergenza e del dispiegamento dei militari, la fine della privatizzazione dell’acqua (ricordiamo infatti che il Cile è l’unico paese al mondo in cui l’acqua è totalmente privatizzata, rendendo l’accesso alle risorse idriche un privilegio), la richiesta di maggiori diritti per il popolo Mapuche e la liberazione dei prigionieri politici. In uno dei paesi latinoamericani che a più ondate ha maggiormente subito l’esperimento neoliberista e l’imperialismo americano l’aumento della tariffa del biglietto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Lo stato di guerra di Pinera ha già mietuto diverse vittime, l’altro ieri un giovane di 22 anni è stato investito da un camion militare nel villaggio di Libertad, vicino alla città di Talcahuano e molte sono le testimonianze e le denunce di stupri e torture da parte dell’esercito. Le piattaforme social stanno subendo degli oscuramenti per impedire che il movimento si organizzi e nascondere le violenze poliziesche. Oltre 1500 sono i feriti riportati dai media e quasi mille gli arresti.

Intanto in tutto il mondo vengono organizzate iniziative di solidarietà con il popolo cileno e molte figure pubbliche stanno prendendo posizione contro il governo e la militarizzazione dello scontro, tra cui lo scrittore Luis Sepulveda e i calciatori Vidal e Medel che hanno lanciato un appello affinché il governo ascolti il popolo.

 

 

 

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