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Il Madagascar si ribella per l’accesso all’acqua e all’elettricità: 22 morti, il governo si dimette

«Chiediamo al Presidente di dimettersi entro 72 ore». È questa la richiesta senza compromessi formulata il 30 settembre da un manifestante della «Gen Z», il nome del collettivo che guida la protesta in Madagascar e che fa riferimento alla generazione nata tra la fine degli anni ’90 e il 2010.

Tradotto da Contre Attaque

Il 29 settembre, il governo del Madagascar ha dovuto dimettersi in blocco a causa delle pressioni della piazza, lasciando al potere solo il presidente. Ma questo non ha placato il movimento e le manifestazioni continuano. La “Gen Z” chiede anche le scuse pubbliche del presidente e il licenziamento del prefetto che aveva vietato le manifestazioni. Come in Indonesia e in altri paesi, il movimento ha ripreso la bandiera pirata della saga One Piece come vessillo.

Il Madagascar è un’immensa isola dell’Oceano Indiano, al largo dell’Africa, con 30 milioni di abitanti. Ex territorio dell’Impero francese, vittima di terribili massacri al momento della decolonizzazione, oggi è preda di catastrofi climatiche e di una gestione disastrosa del potere. Servizi essenziali come l’acqua potabile e l’elettricità mancano, mentre un’élite corrotta vive nell’opulenza, in un contesto di corruzione e repressione generalizzata. Il 75,2% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, mentre i leader parlano di sviluppo sostenibile e organizzano prestigiosi eventi diplomatici.

I disordini sono iniziati giovedì 25 settembre, con cortei e rivolte in diverse città del Madagascar per denunciare le interruzioni dell’approvvigionamento idrico ed elettrico. La violenza della polizia è stata immediata e implacabile. In una settimana, 22 persone sono state uccise durante gli scontri e i saccheggi. Il presidente ha istituito il coprifuoco. La polizia ha sparato sia granate lacrimogene che proiettili veri sulla folla. Gli abitanti sono stati gasati nelle loro case da una forza di polizia incappucciata e nota per la sua violenza, il GSIS (Groupement de sécurité et d’intervention spéciale).

La gendarmeria malgascia deriva direttamente dalla gendarmeria francese, che l’ha formata e ne ha impresso il funzionamento nel cuore dello Stato dopo l’indipendenza del Madagascar.

Concentrato su rivendicazioni materiali immediate, il movimento di rivolta in corso è ormai politico e chiede la caduta del regime. Le dimissioni dei ministri non sono bastate a placare la rivolta, quindi è il presidente Andry Rajoelina a trovarsi ora sotto pressione. Il Madagascar sta forse entrando in un processo rivoluzionario.

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