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La Toscana non è zona di guerra: respinto un treno carico di mezzi militari ed esplosivi

Ieri pomeriggio tra Pisa, Livorno e Pontedera era previsto il transito di un treno carico di mezzi militari ed esplosivi diretti all’hub militare toscano. Sia a Livorno prima, che a Pontedera e Pisa poi, il treno é stato prima rallentato e poi bloccato al binario 3 della stazione centrale di Pisa.

Dopo sei ore di blocco sui binari il treno non è passato ed è tornato da dove è venuto.

Di seguito proponiamo un commento a caldo condiviso tra le realtà del territorio come il Movimento No Base, il Gruppo Autonomi Portuali, Ex Caserma Occupata di Livorno, USB Livorno, Pap Livorno che tematizza il successo dell’iniziativa sottolineando la possibilità di riprodurre su ogni territorio il blocco della fabbrica della guerra.

Quello che sta accadendo alla stazione di Pisa Centrale non è stato un episodio casuale.

È il risultato di una rete di lotta, di complicità politica e di organizzazione dal basso che da mesi prova a mettere i bastoni tra le ruote alla macchina della guerra.

Un treno di 32 vagoni carico di armi, esplosivi e mezzi militari destinati ai circuiti della guerra è stato fermato. Non da qualche incidente tecnico. Non da qualche ritardo burocratico.

È stato fermato dalla mobilitazione popolare.

La nostra piena solidarietà va al movimento No Base di Pisa e a tutte le compagne e i compagni che hanno reso possibile questo blocco, dimostrando che quando i territori si organizzano la logistica della guerra non è invincibile.

Ma quel blocco non nasce dal nulla, nasce da uno sciopero sulla nave che ha scaricato quel carico a Piombino, proclamato da USB.

Nasce da un primo blocco alla stazione ferroviaria di Livorno Calambrone, che ha rallentato e deviato il convoglio, mandando fuori tempo la tabella di marcia della logistica militare.

Quel ritardo ha aperto uno spazio, e Pisa lo ha riempito con la mobilitazione.

Questo è il punto politico fondamentale: quando le lotte si parlano, la macchina della guerra si inceppa.

Se quel treno è stato fermato è perché esiste una trama di relazioni costruita nel tempo: portuali, lavoratori della logistica, movimenti territoriali, collettivi antimilitaristi, spazi sociali e sindacati.

Un ruolo decisivo lo ha avuto anche il Bollettino HUB, uno strumento di inchiesta militante che ha permesso a tante realtà di comprendere e monitorare il traffico di armi e materiali militari che attraversa i nostri porti, le nostre ferrovie, le nostre città.

Perché la verità è semplice: la guerra passa anche da qui.

Passa dai nostri porti, dalle nostre banchine, dai nostri binari.

E senza questa infrastruttura civile messa al servizio degli eserciti, molte guerre semplicemente non potrebbero essere combattute.

Per questo ciò che è accaduto tra

Piombino, Livorno e Pisa è molto più di un blocco.

È un esempio concreto di come si costruisce l’opposizione reale alla guerra:

inchiesta, organizzazione, sciopero, blocco.

È la dimostrazione che la logistica della guerra può essere interrotta quando lavoratori e territori decidono di non essere complici.

Ed è da qui che bisogna ripartire.

Costruire ancora più connessioni.

Rafforzare queste reti.

Moltiplicare i momenti di blocco e di sabotaggio sociale della filiera bellica.

Perché ogni treno fermato, ogni nave rallentata, ogni carico bloccato è un messaggio chiaro a chi lucra sulla guerra: sui nostri territori la vostra logistica non passerà senza trovare resistenza.

Qui l’intervista su Radio Onda d’Urto durante il blocco:

Giovedì 12 marzo, tra Pisa, Livorno e Pontedera era previsto il transito di un treno carico di mezzi militari ed esplosivi diretti all’hub militare toscano. A Livorno e Pontedera il treno è stato rallentato da attiviste-i del Movimento No Base, che poi è riuscito a fermare completamente il convoglio al binario 3 della stazione centrale di Pisa. 

Qui il treno è rimasto dalle ore 19 fin a tarda serata, quando è dovuto tornare indietro sui suoi passi, vista la determinazione della protesta, rimasta per ore sui binari.

Dal Movimento No Base si spiega:  “il treno non è passato! A Pisa la guerra non la vogliamo: dopo sei ore di blocco dei binari il treno è tornato indietro da dove è venuto. Un risultato decisivo della determinazione e la resistenza di tutt. Ovunque possiamo fermarli, in ogni città e in ogni paese, La Toscana non é zona di guerra, fuori le armi dalla nostra terra!”.

Il collegamento su Radio Onda d’Urto dalla stazione di Pisa con Alessandra del Movimento No Base al momento del blocco. 

Aggiornamento delle 21 con Fausto Pascali Movimento No Base 

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