Bilbao, migliaia contro i processi politici

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Bilbao, migliaia contro i processi politici

La mobilitazione era stata indetta per protestare contro la sentenza di condanna a Sonia Jacinto, Arkaitz Rodriguez, Rafa Diez, Analdo Otegi e Miren Zabaleta che ha provocato reazioni indignate nel Paese basco e perplessità anche in Spagna.

Tra due ali di folla il corteo è  partito dalla Casilla per concludersi come di consueto dinnanzi al Municipio, dopo aver attraversato le arterie principali del capoluogo basco.. Se si eccettua PP, PSE e PNV e i sindacati UGT e CCOO, c’erano rappresentanze di numerose organizzazioni politiche sindacali basche. Dai partiti EA, Alternatiba Aralar Sinistra Indipendentista, ai sindacati ELA- LAB  Ehne Hiru Esk  STEE-EILAS, la maggioranza sindacale basca. Durante il tragitto sono stati numerosi i momenti di solidarietà nei confronti dei rappresentanti del centro Sociale Kukutza del quartiere operaio di Errekalde a Bilbao, sgomberato e demolito poche ore prima provocando una forte protesta sociale ed una repressione violenta da parte della polizia autonoma basca.

Numerosi gli slogan a favore del rimpatrio dei prigionieri baschi “Euskal Presoak etxera!” “Prigionieri baschi a casa” o lo storico “Presoak Kalera, Amnistia Osoa”, “Prigionieri liberi Amnistia per tutti”,   intervallati dal secco “Independentzia”.

E quello dei prigionieri baschi era un tema centrale non solo della manifestazione ma anche dei mezzi d’informazione baschi e spagnoli che ieri avevano dato ampio risalto, essendo la notizia principale e di apertura, al comunicato del collettivo dei prigionieri e prigioniere politiche basche che davano i loro appoggio ufficiale all’Accordo di Gernika, che oggi celebra il so primo anniversario. Un comunicato che ha smosso le acque. Il Governo spagnolo e il PSOE hanno dichiarato che è “un fatto senza precedenti”  e il partito di Zapatero e di Rubalcaba ha riconosciuto che bisognerà incominciare a parlare della dispersione in decine di carcere dei prigionieri baschi, dispersione la cui fine è una delle rivendicazioni del movimento basco. Dal canto suo invece il PP, dato per vincente alle prossime elezioni anticipate del 20 novembre, ripete la litania che il comunicato “è solo un modo per confondere le acque” che “nulla è cambiato” pera arrivare a Yolanda Barcina,  presidente di UPN, il regionalista partito della destra navarra  alleato per le elezioni con l PP, per la quale la lettura de comunicato è:  “adesso che la barca affonda ognuno cerca di salvare se stesso” (!?)

La manifestazione si è conclusa prima con la lettura di un comunicato in euskera e spagnolo da parte di Egoitz  Askisbar , di Esait movimento che rivendica una federazione basca per le selezioni sportive e Marijo Romero del sindacato LAB i quali hanno detto che la condanna ai cinque esponenti della sinistra indipendentista è “una flagrante violazione dei diritti fondamentali” mentre la sentenza è un “anacronismo nel nuovo clima politica politico che si è aperto  in Euskal Herria  che sta fuori dalla realtà politica e sociale”.

Infine è stata letta una lettera scritta da Arnaldo Otegi a nome dei cinque condannati nella quale denuncia che “esistono tuttavia forze poderose collocate nei diversi ambiti dello Stato spagnolo che adottano una strategia che ha come unico obiettivo impedire la pace in Euskal Herria.”

Nella lettera scritta in spagnolo e euskera si ricorda come nel 1970 ci fu il processo di Burgos che fece conoscere al mondo la causa basca contro il regime franchista e che tra tre giorni ci sarà il 27 settembre giornata in ricordo delle fucilazioni dei militanti baschi di ETA e del FRAP del settembre 1975, non dimenticando di esprimere solidarietà al popolo palestinese ,che ieri aveva presentato alle Nazioni Unite la richiesta di riconoscimento dello Stato Palestinese.

Gli esponenti della sinistra indipendentista ricordano i termini della questione:

“Quando ci trovavamo nelle celle della Audiencia Nacional chiedemmo di poter consegnare al tribunale che ci ha giudicato e condannato un ramo di olivo. Ma non ci fu permesso e questo rappresenta una metafora altamente significativa dell’obiettivo che hanno: fare cadere questo ramo d’olivo, recuperare scenari di scontro armato  con i quali dotarsi di scuse che nascondono la loro assoluta debolezza politica e evidenziano il loro carattere autoritario e reazionario, che non offre al popolo basco altra alternativa che non sia la crisi economica, la negazione dei diritti e la repressione più crudele. (…)”.

 

da: talkingpeace.org talkingpeace.org

 

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