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Aggressione islamista al sindacato tunisino. E’ tempo di sciopero!

Pubblichiamo una corrispondenza da poco arrivata da Tunisi. NB: nel testo si fa riferimento alla Lega Nazionale per la Protezione della Rivoluzione che al di là del nome altisonante non è altro che una sorta di organizzazione informale organizzata dalla fazione islamista ora al governo per in prima battuta provocare, e poi sabotare le prime e genuine forme di organizzazione delle lotte succedute alle giornate insurrezionali del gennaio 2011. All’indomani della Seconda Casbah questa rete promossa dalla fazione islamista costituirà di fatto la base militante ai tentativi di sviluppo politico e sociale della reazione.

 

Questo è il mio quarto giorno a Tunisi ed il paese non è certo silente e pacificato. Le persone in questo paese sono molto gentili e sono disposte a stare delle ore a parlare di quello che vivono perchè amano dialogare e amano stare le ore ai caffè a discutere. Diversamente da noi, non fuggono da una parte all’altra, ma il tempo se lo prendono. La frenesia dell’uomo occidentale atomizzato non gli appartiene e riescono ancora a dedicare del tempo alle persone.

Incontro migrati all’aereoporto che tornano a casa per stare con le loro famiglie, incontro gli studenti di sociologia della Facultè des Sciencies Humaines et Sociales de Tunis e tutt* mi raccontano come questo periodo di transizione è molto duro per i Tunisini. Da quando Ben Ali è stato mandato via sono emersi i partiti islamici del paese, prima repressi dal regime, che cavalcando il vuoto politico del post-rivoluzione, vorrebbero imporre la loro visione politica/religiosa dello Stato.

Il 4 Dicembre lungo le strade di Rue Al-Jazira e Boulevard Bab Mnara ha sfilato il corteo dell’Ugtt che commemorava la morte di Farahat Hached. Fondatore dell’Ugtt, fu ucciso nel 1952 dall’organizzazione coloniale Francese “La Main rouge”. E’ un simbolo importante per il paese perchè rappresenta la resistenza al colonialismo francese. Il suo ricordo è ancora vivo nella memoria Tunisina e lo stesso sindacato vive alla luce di questo eroe nazionale: “L’ugtt è il sindacato di Farahat Hached” mi dicono.

Durante il concentramento alla sede dell’Ugtt di Rue Mohammed Alì i manifestanti sono stati attaccati dalla Ligue nationale pour la protection de la revolution. Questa organizzazione è il braccio informale dell’Ennahdha che cerca di intimorire e boicottare il sindacato e chi partecipa alle manifestazioni pubbliche. Non è un caso infatti, che questa aggressione avvenga proprio dopo le contestazioni di Siliana. La colluttazione tra la Lega e i manifestanti ha provocato dei feriti, come i video mostrano, ma nonostante questo il corteo è partito da Rue Mohammed ALì ed ha raggiunto la Kasbha, la piazza principale sede del governo. Ancora una volta sono stati costretti lungo quelle vie a gridare “libertà per i Tunisini”.

Questo avvenimento ha provocato molta indignazione tra le forze politiche del paese. I membri indipendenti dell’Assemblea Nazionale Costituente hanno deciso, a tal proposito, di boicottare le assemblee plenarie per tre giorni in segno di solidarietà con il sindacato. L’Ugtt ha reagito all’attacco immediatamente, boicottando la cerimonia del governo di commemorazione di Farhat Hachet. Ma la risposta più dura è arrivata quando, ieri, il sindacato ha convocato uno sciopero generale per il prossimo giovedì che diventerà ufficiale se il governo non dichiarerà illegale la Lega in difesa della Rivoluzione.

L’Ugtt è un sindacato che storicamente non si è occupato, e non si occupa tutt’ora, esclusivamente dei diritti dei lavoratori ma è un sindacato che scende in piazza contro i massacri della polizia, per i diritti umani, per l’indipendenza, contro Ben Alì e oggi contro le derive dell’Ennahdha. Non si può negare il fatto che i suoi vertici hanno appoggiato il regime di Ben Alì e tutt’ora mi sono oscuri i passaggi che hanno rimesso in carreggiata questo sindacato. Tuttavia, per i Tunisini l’Ugtt è una garanzia ed un veicolo tramite il quale muovere tutto il paese. Ma perchè uno sciopero generale dovrebbe fare così paura al governo? Perchè nella storia della Tunisia ci sono stati solo due scioperi generali. Convocare uno sciopero generale sostanzialmente, vuol dire minacciare il governo di un altro degage.

Il leader del partito di governo Ennhadha, Rached Ghannouchi, ha condannato le violenze avvenute il 4 Dicembre e ha proposto al governo di costituire una commissione d’investigazione indipendente per individuare le responsabilità di quello che è accaduto a Piazza Mohammed Alì. Inoltre, ha accusato l’Ugtt di portare il paese in uno stato di caos attraverso la convocazione dello sciopero generale. Il governo attuale, continua Ghannouchi, non può essere messo in discussione perchè è stato eletto dai cittadini e perchè:

“Il dialogo è il solo ed unico cammino da percorrere permettendo di portare al successo la transizione democratica, sapendo che il nostro partito ha fatto diverse concessioni che ci hanno fatto soprassedere all’instaurare la Chariaa nella costituzione per concretizzare l’unione nazionale tanto desiderata e realizzare gli obiettivi della rivoluzione”.

Dopo gli avvenimenti di Siliana il governo non ha dimostrato certo di amare il dialogo sociale. I giovani di Siliana infatti, la settimana scorsa, insieme ai componenti territoriali dell’Ugtt hanno bloccato le strade per cinque giorni chiedendo il miglioramento della loro condizione e di tutta quanta quella del paese.

Le stesse persone che hanno rovesciato il regime di Ben Alì subiscono ancora gli stessi problemi: la fame, la disoccupazione giovanile, lo sfruttamento e la disuguaglianza. I manifestanti sono stati duramente attaccati dalla polizia con gas lacrimogeni CS, piuttosto noti anche a noi italiani, e fucili “a pallettoni” provocando la cecità di moltissimi manifestanti. Il governo ha dimostrato di preferire al dialogo sociale la repressione violenta delle persone e della libertà sindacale.

La gente di Siliana rifiuta le politiche neoliberiste di questa Troika, le stesse che li hanno portati a rovesciare il regime precedente. Non si sentono rappresentati da un governo, perfino islamista, che si colloca sulla stessa linea di Ben Alì e che proprio nelle ultime settimane stipula nuove convenzioni commerciali con l’Europa.

E intanto la popolazione si muove e non rimane ferma ad aspettare e a subire. Lo sciopero generale regionale a Sfax, Gafsa, Sidi Bouzid e Kasserine convocato prima degli attacchi all’Ugtt ha registrato una grossa adesione in tutti i distretti. Licei, scuole, amministrazioni pubbliche si sono fermati a Sfax e a Sidi Bouzid mentre a Gafsa si è registrato il 90% di adesioni nel primo settore e il 100% negli altri. Ieri tutti i presidi e i cortei organizzati in queste regioni, hanno espresso la loro solidarietà ai militanti aggrediti a Piazza Mohammed Alì e hanno richiesto che la Lega Araba in difesa della Rivoluzione venga dichiarata illegale.

Tutti, inoltre, chiedono che lo sciopero generale convocato per il 13 Dicembre venga confermato. Anche la Cgtt si riunirà domani per decidere se aderire allo sciopero convocato dall’Ugtt. Aspettiamo con ansia questa nuova giornata di lotta. Il processo verso la democrazia è tortuoso ma è legittimo forse che Tunisini, Italiani, Spagnoli, Greci e tutti coloro che subiscono concretamente, oggi, i danni della cosiddetta democrazia e delle sue troike, si chiedano a quale democrazia aspirano! Siliana lo sa e grida forte e chiaro un altro no. Questo non vorrà dire, forse, buttare nel caos il paese ma semplicemente non farsi fregare!

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