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Tunisia: proseguono le proteste contro le politiche del presidente e per avere verità per i morti di Zarzis

Proseguono le proteste e gli scontri in diverse città tunisine con una domenica di cortei contro il presidente golpista Saied e  contro la linea del governo di Tunisi che di fatto taglia fuori da ogni dialogo sia i partiti politici che le realtà sociali, a partire dal sindacato Ugtt.

Nel mirino in particolare l’accordo con l’Fmi, che prevede fondi per tagliare il debito statale a fronte degli ennesimi sacrifici per le classi più popolari. Scontri anche a Zarzis, al sud, ormai da una settimana in piazza per ottenere verità dalle istituzioni sulla scomparsa di diciotto concittadini che hanno preso il mare nei giorni scorsi. Tutti migranti morti nel Mediterraneo e i cui cadaveri sono stati sepolti dalla polizia in fretta e furia, senza alcuna identificazione e senza avvisare le famiglie del ritrovamento dei corpi. Oggi ci sono stati anche alcuni arresti.

La corrispondenza di Majidi Karbai, parlamentare tunisino del partito progressista Attayar Ascolta o scarica

Foto di Felice Rosa

Da Radio Onda d’Urto

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Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

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