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Venezia: una piazza giovane e composita contro il G20 della Finanza

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Ieri sotto il caldo torrido del pomeriggio si è riunita a Venezia, alle Zattere, luogo simbolo della lotta No Grandi Navi, una folla composita e variegata.

Giovani, lavoratori e lavoratrici di ADL Cobas, comitati ambientalisti, movimenti climatici come Extinction Rebellion si sono ritrovati per contestare il G20 della Finanza che si teneva blindato e militarizzato a pochi metri di distanza.

Venezia una città fragile, dove la finanziarizzazione prende le mosse dalla base reale della turistificazione, una città in crollo demografico, minacciata dalla violenza della crisi ambientale, che contiene dentro la sua storia le tracce dei processi di spoliazione, dei crocevia del capitale, ma anche della ribellione ad essi.

Dunque luogo appropriato per sottolineare la connessione tra i meccanismi della finanziarizzazione e quelli della devastazione ambientale e climatica. Mentre la presunta “transizione ecologica” viaggia sui canali del debito, della valorizzazione nei mercati del capitale i suoi effetti reali ed immediati si trasformano in ulteriore inquinamento, cementificazione, grandi opere inutili, licenziamenti e sfruttamento e in generale nel perpetrarsi di un modello di sviluppo insostenibile anche se marchiato di verde. Banche, multinazionali e grandi trust economici siedono in prima fila sul treno della Green Economy mentre fasce sempre più consistenti della popolazione assaggiano sulla propria pelle le avversità della crisi climatica che diventa immediatamente, in maniera generalizzata, crisi sociale.

Ecco, oggi muoversi in questa contraddizione non è semplice, richiede uno sguardo di complessità ed allo stesso tempo una capacità di tradurre questa complessità in una ricomposizione reale delle forze in gioco nel nostro campo. Quello di Venezia è stato un primo tentativo in questo senso in un momento in cui, inutile negarlo, le mobilitazioni di massa richiedono uno sforzo significativo e le dinamiche sociali, per il momento, continuano a mostrarsi come frammentate, episodiche e spesso tendenti all’individualismo. Un tentativo quello veneziano che ha avuto il merito di lavorare alla sintesi delle diverse istanze e pratiche di lotta con uno sguardo chiaro sulla necessità di rilanciare ipotesi di conflitto sociale nella crisi pandemica.

A seguito della presa di parola collettiva alle Zattere un nutrito corteo si è diretto verso la zona rossa tentando di violarla e resistendo con forza alla carica della polizia, dimostrando che è possibile sfidare anche in questi tempi i dispositivi securitari che vengono imposti alle città.

Ci troviamo di fronte ad un’estate di lotta ancora lunga e ricca di significativi momenti, dal G20 di Napoli, alle mobilitazioni in Val Susa, dalla PreCop di Milano ai necessari conflitti quotidiani sullo sblocco dei licenziamenti e degli sfratti. Non c’è da farsi illusioni, sarà una fase da percorrere con uno spirito di proposta ed un’ambizione di parlare a più persone possibili tra gli esclusi, gli sfruttati e chi subisce gli effetti di questa ennesima crisi, senza aspettarsi dietro l’angolo movimenti di massa e dinamiche immediate di generalizzazione. Ma sarà un momento importante, un cantiere di possibilità tutte da esplorare per porsi all’altezza della fase che abbiamo di fronte.

Coldy Libero!

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