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L’alternativa va costruita perché non sembra molto Chiara

Vista la giornata del Primo Maggio (qui il resoconto della giornata e qui dei malmenati [1] [2] [3] [4]) una forza politica che si definisce in rottura con il sistema dei partiti avrebbe, quantomeno, dovuto prendere posizione in maniera più matura e attinente alla realtà, e soprattutto diversa da quella dei suoi predecessori. A maggior ragione quando sappiamo che al corteo si sono visti alcuni consiglieri comunali e regionali del M5S, malmenati anch’essi dalla furia delle forze dell’ordine, provare sulla propria pelle cosa ha voluto dire il divieto insensato e violento di non far entrare in piazza lo spezzone sociale del corteo.

E invece niente! Abbiamo assistito al solito copione, vecchio, trito e ritrito, della presa di posizione di un politico che bada più a tenere insieme le altre forze politiche presenti in Sala rossa (quelle che hanno fatto i danni di tutti questi anni) piuttosto che aprire spazi nuovi (ma per davvero) nella coltre della politica istituzionale. Un copione, peraltro, recitato in maniera piuttosto sciatta.

Sempre vista la giornata si poteva sperare che quando lei, sindaca, ha detto « La violenza è sempre sbagliata in qualunque forma questa venga esercitata e va condannata senza se e senza ma » e quando esprime rammarico nell’apprendere di come « l’atteggiamento di pochi abbia rovinato la festa dei lavoratori », si riferisse alla violenza delle cariche di polizia e all’atteggiamento dei dirigenti della Questura. Invece è chiaro che la democrazia di cui parla è quella nella quale chi può esprimersi e dissentire viene deciso dalla polizia e dai suoi manganelli. Tante parole identiche a un Fassino o a un Chiamparino qualunque, insomma. Condite anche da una bella citazione di Gramsci  che, diciamolo, non sta mai male.

Le si potrebbe dare il consiglio, però, di leggere anche altri scritti di Gramsci, magari il celebre passaggio sugli indifferenti, che certamente meglio si confà a questa situazione: « Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. […] Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo ».
Ecco è questo il senso sul quale sarebbe stato meglio discutere, su cosa vuol dire parteggiare, sul prendere parte. Ma non quella che la porta a stare ai cortei insieme a Chiamparino, ma quella che non ha voce e che quando si vuole esprimere, se la deve conquistare, anche a spinta se serve. Perché l’equidistanza, in una situazione di oppressione, vuol dire sempre schierarsi dalla parte degli oppressori.
Sebbene si sia presentata elettoralmente come alternativa al « Sistema Torino », il suo comportamento ci parla di una strada imboccata ben diversa. Per far contenti quattro burocrati che non rappresentano più nessuno e i ruffiani dei sindacati di polizia (quelli che applaudivano al loro congresso gli assassini in divisa di Federico Aldrovandi, per intenderci) lei ha tenuto a esprimere solidarietà alle forze del (dis)ordine, ai sindacati, all’ultimo dei tombini presenti da via Roma a Piazza Castello. Neanche una parola, però, sui manifestanti mandati all’ospedale, a favore della libertà di manifestare e di movimento negata. Anzi, abbiamo poi letto di telefonate in questura e complimenti al PM con l’elmetto Antonio Rinaudo, per gli arresti del giorno dopo ai danni dell’Asilo occupato. Un colpo al cerchio e uno al cerchio! Lei fa i complimenti ad un PM che da anni è in trincea per combattere chiunque in questa città cerchi di cambiare le cose, che più di tutti si è impegnato a reprimere i No Tav, salvo poi avere frequentazioni legate ad interessi tutt’altro che limpidi (e che sono da anni di dominio pubblico). Dice di non prendere posizione rispetto all’ordine pubblico, ma cosa sarebbe quella se non una netta presa di posizione in una città in cui ormai il vero governo è in mano a Questura e Prefettura da cui lei sembra, per lo più, prendere indicazioni? Dietro questori e prefetti ci sono le politiche del PD e del governo, a partire da Renzi e dal Ministro Minniti. Capiamo le esigenze di bilancio ma un po’ di dignità non guasterebbe.

A questo proposito, di Gramsci le suggeriamo anche di riguardarsi qualche passaggio sulla “subalternità”. Concetto interessante, perché ben descrive quello che lei sta dimostrando nei confronti della casta, del “Sistema Torino” e dei blocchi di potere ai quali si sente chiamata a rendere conto (i sindacati, la polizia, i partiti…). Le istituzioni sono nemiche di ogni alternativa, le organizzazioni di cui cerca il riconoscimento sono nemici di ogni alternativa, solo rompere con queste forme e questi riconoscimenti pelosi può aprire delle possibilità. D’altronde la strategia di rendersi presentabili ai blocchi di potere che si vogliono abbattere non ha mai pagato nessuna ipotesi alternativa, ancora prima che rivoluzionaria. Per dirla terra terra, lo schifo del PD di oggi è l’esito delle decisioni, molto simili alle sue, che il PCI perseguì più di mezzo secolo fa.

A nostro avviso, lei è lì perché in qualche modo ha rappresentato la “rottura” con il passato, o almeno questo è quello che hanno creduto i suoi elettori. Ebbene deve sapere che le rotture non sono mai indolori ed anonime, ma sono ben visibili e rumorose e tocca schierarsi molto per andare fino in fondo.

A fine settembre, Torino accoglierà i responsabili di precarietà e disoccupazione di massa durante il G7 dell’industria e del lavoro. Non la vorremmo ritrovare a stringere, per dirne una, le viscide mani di Giuliano Poletti, come la sindaca Raggi che ha tenuto a fare una foto ricordo con Angela Merkel durante le celebrazioni dei 60 anni dell’UE a Roma. E’ una questione di scelte, cara sindaca, scelte chiare e alternative, proprio come il suo slogan, le sue invece ci sembrano scelte noiose, già viste, delle quali conosciamo e viviamo tutti le conseguenze da molto tempo.

Ci teniamo anche a dirle che mentre lei fa “un piano sulle periferie” noi ci adoperiamo a costruire forme di riappropriazione dal basso dei bisogni che sono negati a tanti, troppi abitanti di questa città. Mentre ci parla di reddito di cittadinanza o inclusione, noi occupiamo case e spazi lasciati vuoti per farci vivere le persone, italiane e straniere, che dormono in mezzo ad una strada. Alle 6 di mattina siamo davanti ai portoni di palazzi fatiscenti a difendere una famiglia che non conosciamo che da lì a poco sarebbe buttata in mezzo ad una strada. Siamo gli stessi che hanno messo le proprie capacità a disposizione del movimento No Tav nella sua lunga battaglia, un movimento che ci ha insegnato, badando più al giusto e allo sbagliato piuttosto che al “perimetro della legalità” di cui tanto lei sembra preoccuparsi, che a volte la storia ha bisogno di una spinta… altrimenti la Torino Lione era già bella che pronta. Potremmo continuare per molto tempo, ma non ci sembra il caso. Vorremmo solo dire che l’alternativa di cui lei solo parla, in realtà ha bisogno di essere costruita e ha bisogno che questo tentativo sia fatto sul serio.

Come sempre, noi andiamo dritti per la nostra strada, tranquilli e consapevoli che chiari sono solo i momenti in cui i senza partito, i senza casta e i senza santi in paradiso non aspettano più la vecchia politica e si riprendono ciò che gli spetta. Proprio come è stato fatto con la libertà di manifestare questo Primo maggio. La lasciamo ancora con una citazione di Gramsci, quando il sardo scriveva dal carcere, luogo in cui finiscono ben spesso, oggi come ieri, quelli che non sanno stare fermi davanti alle ingiustizie. « Nella politica l’assedio è reciproco, nonostante tutte le apparenze e il solo fatto che il dominante debba fare sfoggio di tutte le sue risorse dimostra quale calcolo esso faccia dell’avversario ». Il calcolo di qualcuno è stato evidente: se l’apparato si mette a frignare il sindaco ribalterà anche il più elementare principio di realtà, a costo di sconfessare i suoi stessi consiglieri comunali. E sembra aver funzionato benissimo. Per una guerra di posizione, si comincia proprio male…

Network Antagonista Torinese

csoa Askatasuna – csa Murazzi – Collettivo Universitario Autonomo – Kollettivo Studenti Autorganizzati – Prendocasa Torino

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