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Fassino svende Torino (a partire dai nidi)

Un colpo secco ai servizi pubblici di Torino dato con un’accetta tenuta in mano non solo dal Pd ma da tutta la maggioranza di centro sinistra, tra cui spiccano i voli pindarici di Sel che detiene tramite l’assessore Pellerino, le deleghe all’istruzione.

Nei giorni scorsi il Pd, tramite Fassino e altri esponenti, si è persino permesso di dichiarare che l’equazione pubblico=migliore è totalmente sbagliata, è fuori dal tempo. Privato è bello, privato è necessario cantano tutti in coro.

La realtà è che questa scelta è uno sputo in faccia dal balcone del comune nei confronti di quanti si ritrovano da mesi lì sotto e che trovano sempre e solo porte sbarrate e polizia a difendere decisioni già prese, alle quali la Cgil che ben si era comportata per un periodo, ha sottostato rendendosi partecipe del più grande colpo al welfare.

300 precari della scuola saranno affidati, forse a nuove mansioni gestite da cooperative con il conseguente ribassamento di stipendio e la perdita di quella qualità del suo servizio educativo, che Torino “promuove” in tutto il paese.

La verità è molto più cruda di quello che sembra e ci consegna un dato molto semplice: la città di Torino rompe definitivamente quel patto educativo stipulato con i cittadini e le cittadine, nato dopo anni di lotte e impegno, che in buona parte di essi portano il nome di Mario Contu.

Altra verità è la totale incapacità del ceto politico cittadino di gestire una situazione difficile, complicandola ulteriormente inginocchiandosi ai voleri dei più forti per, evidentemente, salvaguardare carriere e stipendi. Del resto in questa città l’ex sindaco Chiamparino, quello che ha prodotto il debito smisurato della città delle olimpiadi (con ricadute uguali a zero) oggi siede alla presidenza della Fondazione San Paolo.

E ancora, di fronte alla sincerità e alla passione dei precari e dei genitori in lotta, Sel ha svolto un ruolo che ha portato al fallimento di qualsiasi istanza di conflitto minima perché è riuscita, utilizzando la vecchia dicotomia “di lotta e di governo”, ad annacquare quella piccola spinta rivendicativa, portandola su strade impervie e troppo accomodanti (la creazione di una fondazione privata che prendesse in carico i precari).

La motivazione che la politica cittadina fornisce sono quelle dello scarica barile, ovvero imputare al governo le colpe dello sforamento del patto di stabilità. Il governo brutto e cattivo e il municipio bravo e poverino insomma, dimenticandosi di dire che Torino vanta i record della città più indebitata d’Italia (e della seconda più inquinata d’Europa) con un debito procapite di 3.419 euro ed è grazie alle politiche di Chiamparino (per il quale garantisce nell’attuale giunta l’ex comunista italiano Passoni, assessore al bilancio)

La verità è che gli asili si privatizzano perché i soldi è meglio investirli in grandi opere, eventi e stipendi dei manager e questo sta bene a tutti quelli che siedono in Via Milano che si sono già resi protagonisti degli aumenti del trasporto pubblico, della sosta a pagamento, delle tarsu, dell’Imu per dire. O vorremmo parlare dei prossimi attacchi al reddito dei dipendenti comunali ai quali verranno tagliati buoni pasto e indennità? Sono scelte precise fatte con lucidità dalla politica cittadina, ma del resto non ancora eletto Fassino lo aveva detto: Fossi un operaio voterei Marchionne!

Network antagonista Torinese

Centro sociale Askatasuna-Csa Murazzi – Coll.Univ.Autonomo-Koll.Stud.Autorganizzati

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