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“Quando il castello brucia nessuno guarda alle scuderie”: approfondimento sulla situazione in Guiana

Quartiers Libres : Come vive queste quattro settimane di mobilitazione del popolo guianese in quanto sindacalista guadalupense?

Elie Domota : Per prima cosa porgiamo il nostro sostegno e la nostra solidarietà ai lavoratori e al popolo della Guyana. Quello che succede in Guyana non ci stupisce perché viviamo in una situazione economica e sociale molto simile. Il punto comune è la dominazione coloniale, che lo vogliamo o meno ci chiamano le regioni ultra-periferiche, i dipartimento d’oltremare, i dipartimenti francesi d’America ecc., ma in fin dei conti la Guadalupa, la Martinica, la Nuova Caledonia sono delle colonie. E la colonia non ha vocazione a svilupparsi, non finché i colonizzati non abbiano un giorno l’impressione di poter dirigere il proprio paese. La vocazione della colonia è di servire gli interessi della metropoli. E quello che succede in Guyana ne è il risultato schiacciante.

Q. L. : Appunto, ci potrebbe spiegare i paralleli che si possono fare tra la situazione economica in Guyana e quella in Guadalupa ?

E. D. : Guardiamo qualche indicatore sociale. Prendiamo la disoccupazione, oggi più di un terzo della popolazione attiva è disoccupata nei due paesi. Prendiamo la disoccupazione giovanile, almeno il 60% di chi ha meno di 25 anni è disoccupato. Prendiamo il tasso di analfabetismo, in Guadalupa sale al 25%. Prendiamo il tasso di povertà, 50% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Prendiamo i bimbi poveri, in Guadalupa quasi il 5% dei bimbi sono dichiarati poveri. In Guyana le percentuali sono simili. E quindi vuol dire che c’è un problema. E questo problema non nasce, secondo noi, da un ritardo di sviluppo, ma da scelte politiche che sono fatte nell’obbiettivo di mantenere sempre queste popolazioni, che siano guadalupensi o guianesi, nella miseria, nella sottomissione e nella dominazione.

Q. L. : Quali sono i legami che intrattenete con i protagonisti della mobilitazione guianesi ? Si può immaginare la nascita di un fronte comune riunendo movimenti guianesi, guadalupensi e martinichesi per instaurare un rapporto di forza favorevole di fronte al governo ?

E. D. : Abbiamo dei contatti ricorrenti con le organizzazione sindacali della Guadalupa, Martinica, Guyana e altri paesi della Caraibe. E anche al di là della Caraibe. Siamo in relazione costante in particolare con l’Union des Travailleurs Guyanais (UTG)[1]. Noi creiamo e manteniamo questi legami, ma è particolarmente difficile per via del mare che ci separa, dei chiilometri che ci separano. Ma l’abbiamo fatto nel 2009 tra Martinica, Guadalupe e Guyana, durante la mobilitazione del LKP. Lo facciamo anche per delle vertenze specifiche, sui problemi legati alla repressione anche, ma tenuto conto che il mare ci separa, non è facile da gestire. Però ci lavoriamo. Recentemente, l’anno scorso, abbiamo elaborato una dichiarazione comune con le organizzazioni della Guadalupa, Martinica, Guyana, Trinidad, Haiti, Santa-Lucia e Dominica, appunto in solidarietà e in sostegno a queste organizzazioni contro la repressione che devono affrontare. Quindi il lavoro c’è, ma è la distanza che ci impedisce di vederci più spesso.

Q. L. : Appunto parlando di distanza, le reazioni e azioni di sostegno sono rare da parte dei sindacati e organizzazioni della metropoli. Come spiega questa mancanza di sostegno concreto?

E. D. : Sapete, quando il castello brucia nessuno guarda alle scuderie…Con tutti i problemi economici e sociali in Francia mi sa che la gente è molto più focalizzata su quello che succede in Francia e non guarda alla Guyana o Guadalupa o quant’altro. Adesso c’è un interesse per la Guyana per via dei blocchi. Ma appena saranno tolti, tutti se ne fregeranno.

Le istituzioni francesi, il governo francese non ha mai considerato i cittadini di questi paesi, Guadalupa, Guyana, Martinica, Kanaky[2], Riunione, come dei francesi. Prendo l’esempio della Guadalupa. Non siamo mai stati considerati nella Storia come francesi. Quando nel 1802 la Repubblica Francese ristabilisce la schiavitù in Guadalupa, la Francia è una repubblica, “Liberté, Egalité, Fraternité”… e i guadalupensi che sono francesi dal 1794 perdono in un solo giorno la nazionalità e si ritrovano l’indomani di nuovo schiavi. Quando la Repubblica Francese, “Liberté, Egalité, Fraternité”, abolisce la schiavitù nel 1848, sono i proprietari di schiavi a essere risarciti, perché hanno perso il loro bestiame, nella fattispecie gli africani ridotti in schiavitù. Gli ex-schiavi diventati liberi sono lasciati per strada senza niente, con solo una scheda elettorale, e gli si dice che grazie a questa scheda cambieranno la loro vita. I carnefici, gli schiavisti, i Bianchi, a loro gli si da una rendita di diversi milioni per una ventina d’anni, generata dalle terre e dalle fabbriche, per continuare a perpetuare la dominazione di un colore sull’altro. Ecco come si è costruita la società guadalupa.

Si potrebbe credere che sia storia passata ormai, ma non è per niente così. Quest’anno commemoriamo i 50 anni degli avvenimenti del 26, 27 e 28 maggio 1967. All’epoca gli operai dell’edilizia erano in sciopero in Guadalupa per chiedere un aumento dei salari del 2.5%. E lì la repubblica ha fatto sparare i suoi gendarmi. Bilancio: 100 morti. E chi finirà in carcere? I lavoratori guadalupensi. E chi sarà premiato ? Il prefetto, che sarà decorato, i militari saranno decorati…

Ecco la situazione, ci possono raccontare quello che vogliono, « Liberté, Egalité, Fraternité » non si è mai vista in Guadalupa. Di Libertà non c’è ne mai stata, di Ugualianza non c’è ne mai stata… ed è proprio per questo che ci hanno tirato fuori un nuovo gadget che si chiama la “Legge sull’Ugualianza reale”. Allora vuole ben dire che eravamo francesi, ma non proprio completamente francesi, che non avevamo gli stessi diritti che i francesi. E adesso ci faranno una legge che si spande su venti o quarant’anni per farci diventare pari ai francesi. Ci rendiamo conto che mai siamo stati francesi e mai lo saremo. E per ciò con la nostra organizzazione sindacale, l’UGTG, ribadiamo che l’unica via possibile oggi è la strada della decolonizzazione, dell’indipendenza nazionale e della piena sovranità.

Perché in fin dei conti, la Francia usa le sue colonie per arricchirsi e non fa niente per svilupparle. L’esempio della Guyana è lampante. C’è il centro di Kourou, dove abitano la maggioranza degli espatriati francesi, che i guianesi chiamano affettuosamente e gentilmente “pretoria”, “Kourou la bianca”. E beh lì siete sicuri che non mancano di niente. Hanno tutto, l’ospedale, l’autobus, c’è tutto. Il telefono, la 4G, tutto. Fai venti chilometri, esci dal centro di Kourou e lì non c’è più niente. C’è gente che non ha acqua, elettricità, niente di niente. E pure siete in Guiana, lì da dove partono i razzi che consentono le comunicazioni nel mondo intero. Ecco la realtà. Non è un ritardo di sviluppo, non è una fatalità, non è sfortuna. E’ una volontà politica di mantenere le popolazione dette “autoctone” nella miseria, nella sottomissione per meglio saccheggiarci, per meglio derubarci.

E credo che se c’è una cosa essenziale da ricordare è che oggi siamo noi, le colonie, a fare la ricchezza della Francia. La Francia è la seconda potenza marittima mondiale grazie alle sue colonie. La Francia è il secondo produttore mondiale di nickel grazie alla Nuova Caledonia. Ha il migliore sito di partenza dei razzi del mondo grazie alla Guyana. La Francia è ricca di zone economiche esclusive, visto che approfitta di tutte le zone esclusive attorno alle isole che, tra virgolette, possiede. E’ il primo produttore mondiale di centrali nucleari ma prende il suo uranio in Niger. Ha una compagnia petroliera che prende il suo petrolio in Gabon. Alla fine la Francia è ricca grazie alle sue colonie. E se togli le colonie, se togli le presenze militari in Africa, ti rendi conto che la Francia è un paese come il Portogallo. Ecco la realtà.

Dobbiamo, noi, colonizzati, prendere coscienza che non possiamo più restare in questa situazione e che dobbiamo prendere in mano la direzione e la responsabilità della guida del nostro paese.

Q.L. : Come imaginate questa decolonizzazione, se succede? Avete un progetto di società? Come fare perchè non si traduca solo nell’abandono economico dei territori?

E. D. : Sentite, noi non crediamo al grande salvatore, non arriviamo con un progetto tutto pronto. Credo che la nostra organizzazione sia pronta a lavorare con altre per potere darsi da fare assieme e definire con i lavoratori, con il popolo guadalupo, quello che ci sembra essere buono per la Guadalupa. Avevamo lavorato molto con altre organizzazione nel 2009 sul famoso protocollo LKP che stava diventando un vero progetto di società. Che sia per i trasporti, la salute, l’agricoltura o la gioventù, lo Stato non ha rispettato nessuno dei suoi impegni, ma proprio niente! Semplicemente perché quegli impegni lì avrebbero potuto a un certo punto trasformare i legami tra la Francia e la Guadalupa. E siccome noi dobbiamo restare, tra virgolette, la pezza da piedi” dello Stato francese, allora lo Stato francese non ha mai avviato quello che doveva, anche se aveva firmato il protocollo con noi. Quindi non si tratta di giocare al salvatore supremo e di venire con idee prefabbricate. Si tratta di continuare il lavoro di costruzione, il dibattito con altre organizzazione per potere a un certo punto portare la nostra contributo nell’elaborazione di un vero progetto di società, di un progetto di vita per i lavoratori e il popolo guadalupo.

Q. L. : Nel 2009 dopo la vostra lotta e i 45 giorni di sciopero generale, degli accordi sono stati firmati con il governo. Oggi sembra che le condizioni di vita dei guadalupensi non siano migliorate. Secondo lei si potrebbe riprodurre questo scenario di accordi puramente simbolici e senza continuità in Guyana? Cosa pensa delle negoziazioni attualmente in corso?

E. D. : Non ho nessun commento da fare su quello che succede in Guyana. Penso che i lavoratori, il popolo guianese conduce la lotta come deve farlo. Quello che so è che per la Guadalupe le più grandi promesse sulle quali si erano impegnati lo Stato, i politici, le collettività, non sono mai stati rispettati. Prendo un esempio, era previsto l’investimento di non meno di 40 milioni di euro per la formazione professionale, l’accesso dei “dirigenti” gadalupensi a migliori posizioni, per la creazione di aziende nei settori in crescita per dare lavoro ai giovani guadalupensi. Non è stato fatto niente. Oggi abbiamo il 60% dei giovani disoccupati e poi si dice, come fanno sui media francesi, “la Guadalupa è diventata una zona di delinquenza e di violenza”. Ecco la realtà. Quando si sarebbe potuto fare in modo che questi giovani lavorassero. Non è un ritardo di sviluppo, non è un abbandono, è una volontà politica di portarci al caos. E per portare un popolo al caos, distruggete la sua gioventù. Ed è quello che sta succedendo. Quindi i giovani stanno nella strada, non lavorano, e poi la gente fa quel che vuole. Lo Stato francese fa quello che vuole. Manda i militari per dire che è una zona d’insicurezza. Quando si potrebbe fare in modo che la gente si senta meglio in Guadalupe, ma non c’è la volontà di fare in modo che una colonia si sviluppi.

Q. L. : Infatti le prime informazione fornite dai media mainstream metropolitani dichiarano l’insicurezza come il problema n°1 dei guianesi. Ma quest’insicurezza e l’immigrazione clandestina non è la mera conseguenza dell’abbandono economico dei dipartimenti e regioni d’oltremare da parte dello Stato francese?

E. D. : Si, lo Stato si concentra sempre sui problemi di sicurezza per giustificare le restrizioni delle libertà fondamentali, l’aumento degli arresti, l’aumento delle espulsioni, delle multe o della presenza dei militari. E avete ragione l’insicurezza e le violenze esistono, ma sono le conseguenze di cosa? Sono legate alla disoccupazione di massa, all’analfabetismo, alla droga e altre sostanze stupefacenti. Se la gente lavorasse, se i giovani andassero a scuola, se avessero i tirocini , se riuscissero a scuola, non sarebbero in situazioni del genere. Ok, c’è bisogna di una giustizia e di una polizia in tutte le società, ma c’è soprattutto bisogno di giovani che possano avere accesso a un lavoro. Sapete, in Guadalupa 2 giovani su 10 dello stesso gruppo di età che entrano in materna arrivano fino alla maturità. Solo 2 su 10. C’è un problema, ed è grosso. Cosa vuol dire? Che in Guadalupe non si riesce a formare gente all’eccellenza. E’ per questo che avevamo cominciato una vasta riflessione nel 2009 sui ritmi scolastici, sui contenuti pedagogici, ecc. Ma è lo Stato che decide. E lo Stato non ha interesse a farlo perché altrimenti , come dicevo prima, il colonizzato potrebbe avere voglia di cambiare. Potrebbe dirsi “forse posso decidere io stesso quello che è buono per me” e da quel momento in poi avere velleità di indipendenza o sovranità, e lo Stato francese non se lo può permettere. Quindi tutto è fatto perché gli abitanti dalla Guadalupa restino con la testa bassa e fungano da sgabello.

Q. L. : E d’altronde le prime misure prese dal governo sono di stampo securitario. Hanno promesso la costruzione di una prigione e di un tribunale a St Laurent du Maroni, l’aumento delle forze dell’ordine, ecc. Si vede che le prime misure non sono economiche o sociali, ma securitarie.

E.D : Assolutamente. E da noi è la stessa cosa. Si chiudono le scuole e si costruiscono più posti in prigione. Quando una società chiude le scuole vuol dire che c’è un problema.

Q. L. : Ci potrebbe parlare dei diversi movimenti sociali che si stanno svolgendo in Guadalupa ? Degli ospedali in sciopero? Dei benzinai coinvolti nella contestazione dei prezzi del carburante?

E.D : Proprio ora, mentre stiamo discutendo, c’è una mobilitazione in corso a Capesterre sulla Nationale 1. I lavoratori dell’Unione dei Lavoratori della Salute, affiliati all’UGTG, sono scesi in strada. Cosa vogliono? Da 40 giorni chiedono alla loro direzione e all’ARS[3] l’apertura di una trattativa sul trasferimento del personale e dei pazienti dell’ospedale verso il nuovo ospedale. In questa situazione ci sembra assolutamente logico e legittimo che si svolgano delle trattative, essendo che si cambia spazio di lavoro. Passiamo da un ospedale da 70 letti a 200 letti. Avremo del nuovo materiale. Delle nuove relazioni di lavoro. Ci sarà un parcheggio che primo non avevamo. Quindi chiediamo l’apertura di discussioni per anticipare meglio il trasferimento e evitare che ci siano troppi conflitti legati a questo cambiamento. E beh, figuratevi che ne la direzione, ne l’ARS sono d’accordo per avviare delle discussioni. Quindi la gente è in sciopero da 40 giorni ad aspettare, e tutti se ne fregano. Allora oggi i lavoratori hanno deciso di occupare la statale. E’ arrivata la gendarmerie, la polizia e tutti a dire “adesso organizziamo un appuntamento per cominciare le trattative”. Ecco come funzionano le cose in Guadalupa. Finché non tirate fuori le unghie, nessuno vi ascolta, e siete obbligati a scendere in piazza perché qualcuno vi ascolti. Ed è uguale per la Martinica e la Guyana.

C’è anche movimento degli agricoltori delle Basse Terre. Bloccano una strada da quasi 2 anni ormai… cosa chiedono? Delle trattative sulla proprietà fondiaria. Perché sai che dopo l’abolizione della schiavitù, e anche prima, sono stati concessi migliaia e migliaia di ettari di terra alle famiglie proprietarie di schiavi. Allora la nostra domanda è semplice: come può un criminale trarre beneficio del suo crimine? Normalmente nel diritto francese, un criminale non può trarre beneficio del proprio crimine, salvo in Guadalupa, in Martinica e in Guyana. Nelle colonie è possibile. Qualcuno che ha ucciso, che ha ammazzato, che ha stuprato, si tiene il beneficio dei suoi crimini. La sua famiglia era proprietari di schiavi e oggi possiede migliaia di ettari di terra, di fabbriche e di grandi aziende, e tutti lo trovano normale. Tutti trovano che sia normale, perché è così che funziona. Quindi noi facciamo delle domande.

Sapete in Guadalupe meno del 15% dei lavoratori è coperto da una convenzione collettiva. I padroni, soprattutto quelli affiliati al MEDEF[4], e la CGPME[5] rifiutano ogni trattativa per una convenzione collettiva. Eppure quando viene un ministro in Guadalupe, questa gente viene ricevuta in grande stile come degli attori sociali. Proprio questa gente che rifiuta qualsiasi trattativa per degli accordi di settore o per delle convenzioni collettive. Ecco la situazione nella quale siamo. Cosa vuol dire? Vuol dire che in qualunque settore di attività la gente sarà portata a mobilitarsi da un momento all’altro.

Parlavate degli ospedali. Immaginate un CHU, un centro ospedaliero per lo più universitario, dove i lavoratori, la gente che ci lavora devono portarsi loro il propria Betadine, il loro proprio cotone, il caffè e lo zucchero per i pazienti e per loro. Perché oggi, con la scusa del deficit dell’ospedale, si rifiutano di mettere i soldi per fare funzionare i servizi. E’ inammissibile. Ci rendiamo conto che nelle colonie siamo considerati come dei macachi e non degli essere umani.

Q. L. : Mi ricorda una testimonianza che avevamo sentito nel programma radio « Au fond près du radiateur » su FPP (106.3 FM)[6] dove dei guianesi raccontavano che quando sei ammesso in ospedale in Guyana non sei sicuro di uscirne in uno stato migliore di quando ci sei entrato.

E.D : Purtroppo è un sentimento che condividiamo qui per una buona parte dei servizi.

Q. L. : Vediamo bene che le condizioni in Guadalupa sono catastrofiche. Ci si può aspettare nei prossimi mesi un movimento sociale di una potenza paragonabile a quello del 2009 o a quello che si sta svolgendo ora in Guyana?

E.D : Non abbiamo la sfera di cristallo. L’unica cosa che posso dire è che ci sono molti molti molti problemi qui. Che c’è molta molta frustrazione. Che gli accordi del 2009 non sono mai stati rispettati. Oggi tutti gli indicatori sociali sono in rosso, soprattutto per la gioventù. Che lo Stato è responsabile, ma anche i nostri rappresentanti della Gaudadalupa lo sono, perché non hanno fatto niente per accompagnare il popolo e i lavoratori della Guadalupe nella messa in pratica di questi accordi firmati con lo Stato e la collettività.

Elie Domota, la ringraziamo per averci concesso questa intervista e averci dedicato un po’ del vostro tempo. Ricordiamo che siete il portavoce del LKP e il segretario generale dell’UTGT.

Testo originale pubblicato su Quartiers Libres traduzione a cura della redazione di infoaut

 


[1]                Unione dei Lavoratori Guianesi.

[2]                E’ il nome autoctone della “Nuova Caledonia”.

[3]                Agenzia Regionale della Sanità.

[4]                Sindacato padronale francese (equivalente di Confindustria).

[5]                Confederazione delle piccole e medie imprese.

[6]                Programma settimanale di attualità politica sulla radio associativa parigina “Fréquence Paris Plurielle”.


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