30AnniDiCsaMurazzi // Presentazione "Gli Autonomi Vol. 5"

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▶ Giovedì12 Settembre H 17.00 ◀
Presentazione: Gli autonomi Volume V. L’Autonomia operaia vicentina dalla rivolta di Valdagno alla repressione di Thiene, presentazione del libro con l’autore Donato Tagliapietra.★ Mostra 30 Anni Di Csa Murazzi & T-Shirt & Propaganda
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All’interno dei festeggiamenti per i 30 anni del CSA Murazzi, dentro le storiche arcate sul po' cercheremo di dare uno sguardo alle radici dell’autonomia operaia italiana, partendo dalla presentazione del libro di Donato Tagliapietra, Gli autonomi. Volume V. L’Autonomia operaia vicentina dalla rivolta di Valdagno alla repressione di Thiene, Edizioni DeriveApprodi Editore, Roma. Ultimo della collana Gli autonomi, questo importantissimo libro ci consegna un analisi politica, storica e soprattutto militante sulla nascita e la vita dell’autonomia operaia vicentina, con l’occhio lucido e attento di un militante che ha vissuto quell’esperienza in prima persona pagando il prezzo della feroce repressione messa in campo dallo Stato italiano del compromesso storico. Un racconto senza memorialismo e senza narcisismo biografico, in cui Donato Tagliapietra, storico dirigente dei Collettivi Politici Veneti ed ex prigioniero delle inchieste del 7 aprile, spiega come dalla rivolte nelle fabbriche di Valdagno nel ‘68, si arrivò e si sviluppò l’esperienza dell’autonomia operaia. Da DeriveApprodi Editore:
Negli anni Settanta, grazie agli «autonomi», l’alto vicentino smette di essere il dormitorio all’ombra delle chiese del Veneto tradizionale. Il territorio cambia di segno e diventa un luogo dove si desidera e si pratica una vita diversa, ci si conosce e si creano legami di solidarietà che poi resisteranno anche a una dura repressione. Qui nascono i «Gruppi sociali», dove la militanza è amicizia e l’amicizia è militanza. E per tutte le ventiquattro ore della giornata si è militanti, in quelle periferie che invece di essere i luoghi della riproduzione di una vita venduta alla fabbrica diventano i luoghi dove prendersi quello che serve a una vita degna di essere vissuta. Nella sostanza, si è trattato della prima generazione di giovani, e giovanissimi, che hanno scelto ogni mezzo utile a evitare il lavoro di fabbrica a cui i loro padri erano stati incatenati; la prima a dimostrare che si poteva essere comunisti senza passare per l'inferno della fabbrica. Tant’è che per sottrarsi al suo destino quei giovani «scansafatiche» e pieni di desiderio, come migliaia e migliaia di loro coetanei in tutta Italia, arrivarono a imbracciare il fucile. Ma in quella scelta così radicale ci sono aspetti che meritano attenzione: nessuna deriva militarista e nessun «pentitismo». Perché non si è passato il confine della «porta stretta» dell'omicidio politico, ma soprattutto perché il radicamento sul territorio, i rapporti amicali, una militanza modulata sulla profonda conoscenza dei luoghi della lotta hanno permesso un’intelligenza deil’agire politico - caso unico - che è riuscita poi ad attraversare il secolo portando con sé la voglia di continuare a lottare.
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