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Voi Rewind, ‘noi ancora per le strade’. Prima udienza del processo sul No G8 University Summit di Torino

A quasi due anni di distanza dalla tre giorni di mobilitazione portata avanti dall’Onda Anomala nazionale, per contrastare un summit illegittimo tra i potenti della terra nella città di Torino, oggi gli studenti universitari erano presenti in massa nell’aula, per portare solidarietà agli imputati e a testimoniare come il tentativo di criminalizzare la lotta non sia giunto a buon fine.

Abbiamo visto in questi anni magistratura e stampa provare a salvare e difendere un castello giudiziario che, immediatamente dopo gli arresti del 6 luglio 2009, si è rivelato inconsistente e fazioso. Ha perso molti pezzi infatti il teorema costruito da Caselli, il procuratore capo che insieme al pubblico ministero Sparagna si è fatto paladino della crociata contro il movimento dell’Onda, ma soprattutto ha fallito nell’intento di intimorire e bloccare chi crede che ribellarsi sia l’unica strada possibile per trasformare l’esistente.

Oggi nell’aula 47 quei ragazzi e quelle ragazze scesi in Piazza il 19 maggio 2009 sono stati definiti dal pubblico ministero Sparagna dei “facinorosi” e anche il capo della Digos di Torino, Petronzi, si è affaticato nel cercare di delegittimare una giornata conflittuale come quella, dividendo i manifestanti tra buoni e cattivi, nonostante le immagini proiettate in aula mostrassero 10000 persone compatte, fino alla fine della giornata, nonostante le cariche e i lacrimogeni dalla polizia. Sempre il dirigente della Digos ha raccontato un’altra storia, completamente avulsa dal contesto politico in cui si era generata la mobilitazione, e utilizzando termini quali “strategia militare”, “sfondamento”, “schieramento”  e “mutazione del corteo” ha cercato di impressionare i giudici delineando una piazza completamente priva di quella ricchezza di istanze conflittuali che invece erano presenti e spingevano a non fermarsi, a non riconoscere divieti. Un teorema grigio e strumentale questo, proprio come quegli individui che da un’aula di tribunale provano a riscrivere la storia, ignorando la forza della voglia di cambiamento che solo lotta può veicolare.

Che la volontà di decidere del proprio futuro faccia paura a chi da troppo tempo detiene il potere ed è quindi garante della “pace sociale” non è un mistero, ma l’affondo tentato contro gli studenti dell’Onda ha avuto e continua ad avere un sapore amaro, quello del processo politico e della criminalizzazione del dissenso.

Le soggettività in conflitto scese in Piazza il 19 maggio 2009 portarono temi poco compatibili al teatrino della politica, istanze che rigettavano modelli di sviluppo non compatibili con i reali bisogni e desideri di chi, quotidianamente, affronta una vita ostaggio della crisi e della precarietà. Soggettività in conflitto ancora in piazza oggi e che il 14 dicembre a Roma, dopo mesi di mobilitazione in varie città d’Italia, hanno dato un segnale forte e inequivocabile a chi pensa di poter continuare a gestire lo stato di cose presenti.

Il 19 maggio, a due anni esatti dal corteo contro il G8 University Summit, ci sarà un’altre udienza e gli studenti saranno di nuovo in aula per portare solidarietà a chi è sotto processo, per dimostrare che non hanno affatto perso il bisogno e la forza di lottare.

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