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Manifestazione contro l'occupazione militare e in solidarietà al popolo palestinese al poligono di Teulada

31 Maggio 2021 | in NO TAV&BENI COMUNI.

Sappiamo che da diversi decenni, la Sardegna è occupata militarmente e soggetta a servitù militari in gran parte del suo territorio. Qui eserciti di tutto il mondo vengono a "provare" la guerra in tutte le sue forme più spregevoli ed a sperimentare nuove armi e nuovi strumenti di morte.

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Fin dall'inizio della costruzione delle basi molti cittadini di Teulada, coinvolti in espropri di terreni o case per lasciare spazio alla costruzione della base, hanno tentato di resistere. Alcuni di loro però furono ingannati dal miraggio degli indennizzi e ancora oggi subiscono le conseguenze nefaste di tutto questo, anche sulla salute dei propri figli.Numerosi abitanti hanno tentato e ancora tentano di resistere a quest'invasione e distruzione anche nelle altre zone della Sardegna coinvolte. Lo ha fatto gran parte del popolo sardo, anche quello non direttamente interessato, lo hanno fatto singoli cittadini, ma anche movimenti politici indipendentisti e non, associazioni e sindacati di ispirazione e confessioni diverse.

Fra i tanti eserciti che si sono addestrati alla guerra qui in Sardegna, c'è stato anche lo Stato di Israele che continua a portare avanti, a partire dal 1948, una violenta repressione contro i Palestinesi, sottraendo loro quelle piccole parti di territorio residuo in cui li costringe a vivere, controllando ogni loro movimento, l'accesso al cibo e all'acqua, e tutto quanto il resto della loro vita quotidiana. Oggi Israele, ancora una volta, porta avanti una grossa offensiva militare contro la popolazione palestinese e, mentre su Gaza si scatena periodicamente la violenza dell'esercito israeliano, questo avviene in un clima di indifferenza istituzionale e internazionale fino ad oggi mai verificatosi.

Il movimento sardo contro l'occupazione militare che si oppone alla presenza di Basi e Poligoni militari ed al loro utilizzo per esportare la guerra in tutto il mondo, oggi si trova costretto a fare i conti con la repressione messa in atto dallo stato italiano. IL 14 settembre 2021, si deciderà se rinviare a giudizio 45 militanti, cinque dei quali accusati di terrorismo, per la sola colpa di opporsi a tutto questo.

Dobbiamo mantenere uno sguardo d'insieme. La repressione contro i quarantacinque non è certo paragonabile a quello che ogni giorno subisce il popolo palestinese, non paragonabile a quella che subiscono i kurdi ad opera della Turchia, non a quella degli immigrati che transitano attraverso la Libia. Con le dovute differenze, però dobbiamo avere il coraggio di affermare che tutto fa parte di un medesimo sistema. Nella totale mancanza di trasparenza che caratterizza le esercitazioni in Sardegna, noi non sappiamo se l'esercito israeliano abbia continuato ad utilizzare, in questi anni, i poligoni sardi, come sicuramente hanno fatto le forze armate turche. In ogni caso, le tecnologie sviluppate nei poligoni sardi e il complesso bellico e industriale italiano, che proprio dallo sfruttamento della Sardegna trae una parte significativa dei propri profitti, sono un supporto materiale concreto per la strategia militare e politica israeliana. Così come lo sono gli accordi di cooperazione fra l'Università di Cagliari e il Technion di Tel Aviv.

Lottare per liberare la Sardegna dall'occupazione militare italiana, Nato e degli alleati, significa anche dare un contributo materiale a tutti i popoli della terra schiacciati dalla violenza bellica dei paesi occidentali e dei loro alleati.

Per tutti questi motivi, il prossimo 2 giugno, abbiamo deciso insieme di tornare a manifestare fuori da un poligono, quello di Capo Teulada. Scegliamo questa data perché, nel giorno della festa della repubblica italiana, noi vogliamo ricordare che non c'è nulla da festeggiare in Sardegna! E così sarà fino a quando non ci saremo liberati dall'occupazione militare della nostra terra.Manifesteremo contro le basi e contro la repressione, in solidarietà e vicinanza al popolo palestinese, ancora una volta sotto attacco.

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