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Il governo è nemico dei territori, i territori resistono!

Per una partecipazione di Valle all’assemblea del 17 gennaio a Torino – ore 15 al Campus Luigi Einaudi

da notav.info

Il Governo Meloni continua la sua guerra contro il popolo, contro i territori e contro chi si organizza per difendere diritti, ambiente e dignità. Una guerra fatta di decreti repressivi, di investimenti miliardari in armamenti e militarizzazione, di devastazione ambientale e di grandi opere inutili, mentre si affama il welfare, si precarizza il lavoro e si smantellano scuola, ricerca, sanità e cultura.

Non ci sono governi amici, ma qualcuno si dimostra essere più nemico di altri. Sotto la “guida” di Fratelli d’Italia, in Valsusa, negli ultimi anni abbiamo visto la rappresentazione plastica di come si rende una valle sacrificabile ai grandi interessi economici e politici incompatibili con la vita: furti legalizzati di case e terreni per svenderli a Telt, tentativi di accorpamento degli istituti scolastici e nuovi progetti devastanti per il territorio come il tentativo di installare una nuova discarica a Mattie e la futura costruzione di una stazione elettrica di Terna ad Avigliana, con conseguente latrocinio di terreni agricoli e risorse.

Per finire, il programma futuro del governo e di Telt (vero e unico governatore) per la nostra valle prevede: un gigantesco deposito volto al contenimento di scorie e smarino, l’inizio della cantierizzazione a Traduerivi e della collina morenica, il licenziamento dei lavoratori e lavoratrici dell’autoporto a Susa (ma il Tav non portava lavoro?) e di quelli legati al comparto produttivo (licenziamenti senza preavviso all’Azimut e ora i 160 alla ex-Tekfor di Avigliana). Se poi dobbiamo, invece, parlare di fondi per i territori, i Comuni di Avigliana, Caselette, Villar Dora, Sant’Ambrogio, Reano, Trana e Sangano rischiano il declassamento e quindi il taglio drastico di servizi essenziali. Ciliegina sulla torta, dopo aver costretto molte amministrazioni ad accettarle (facendo i dovuti distinguo tra chi lo ha fatto con riluttanza e chi invece è stato ben contento di stringere dal trogolo), le famosissime compensazioni che avrebbero dovuto coprire d’oro i Comuni, annunciate in pompa magna dal ministro Salvini in Regione, non sono state finanziate dal suo stesso governo, lasciando a bocca asciutta le amministrazioni. Come si dice da queste parti “già ciacolà e peui bastonà” insomma.

La Linea ad Alta Velocità Torino – Lione rappresenta l’incarnazione di un governo che si insedia nei territori con la violenza, cercando di soffocare ogni processo decisionale collettivo e imponendo scelte calate dall’alto. Un modello che apre spazi agli interessi del profitto, alle grandi aziende appaltatrici e alle infiltrazioni mafiose, cercando allo stesso tempo di chiusure invece quelli della partecipazione, della tutela ambientale e della giustizia sociale. La militarizzazione e gli espropri non sono effetti collaterali, ma strumenti di un disegno preciso: controllare i territori e piegarli agli interessi di pochi contro i bisogni reali delle comunità che li abitano.

Lo sgombero del Centro Sociale Askatasuna si inserisce in questo quadro. Non è un fatto isolato né una questione di ordine pubblico: è un atto politico, un arrogante messaggio rivolto a chi costruisce conflitto sociale, solidarietà e pratiche di autorganizzazione. Colpire uno spazio significa colpire le relazioni, i percorsi di lotta, le possibilità di incontro e di costruzione collettiva di alternative.

Per il Movimento No Tav la difesa degli spazi non è una questione astratta. Lo sappiamo bene in Valsusa, dove da decenni la lotta si costruisce anche attraverso presidi e luoghi di incontro e di decisione collettiva. Il Presidio di San Giuliano, nato nella casa della famiglia di Ines espropriata da Telt, ne è un esempio attuale e concreto: uno spazio restituito alla collettività, aperto, vissuto, capace di unire lotta ambientale, difesa del territorio e relazioni solidali. Un presidio che dimostra come al sopruso si possa rispondere con presenza, cura e determinazione e che ci fa capire che gli spazi si difendono abitandoli, attraversandoli e rendendoli necessari. Dove loro distruggono, noi costruiamo.

Difendere Askatasuna, difendere i presidi No Tav e tutti gli spazi sociali sotto attacco, significa tutelare la possibilità stessa di organizzarsi contro questo modello di società fondato su guerra, sfruttamento e devastazione.

L’assemblea nazionale del 17 gennaio a Torino sarà un momento importante per ritrovarsi, riconoscersi e rafforzare un fronte determinato contro il governo Meloni, contro le guerre e contro il genocidio del popolo palestinese. Un fronte capace di unire lotte territoriali, vertenze sociali, esperienze di resistenza e di autorganizzazione attraverso la consapevolezza che solo una risposta collettiva e radicale potrà contrastare le politiche reazionarie di questo governo.

Dalla Val di Susa a Torino, dai territori colpiti dalle grandi opere inutili agli spazi sociali sgomberati, rifiutiamo questo destino: uniamoci contro il governo!

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