Amburgo odia, la polizia non può infamare

La polizia tedesca cerca nuova legittimazione dopo i fatti del G20 ma l'invito alla delazione via web le sfugge di mano.

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È di pochi giorni fa la notizia di oltre 20 perquisizioni nelle case private e nei punti di ritrovo di compagni e compagne tedeschi sospettati di aver partecipato agli scontri in occasione del G20 di Amburgo.

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Le perquisizioni sono state annunciate dalla SonderKommission (commissione d’inchiesta straordinaria) “Blocco Nero“, organo investigativo della polizia di Amburgo incaricato di fare piazza pulita di chiunque abbia partecipato alle giornate di luglio contro il vertice. La SoKo ha emesso gli ordini di perquisizione lunedì, e le “visite“ si sono verificate martedì mattina: sono stati perquisiti spazi sociali e abitazioni private a Berlino, Amburgo, Stoccarda e Bonn. Il centro sociale “Rote Flora“, epicentro secondo la stampa degli scontri di luglio, non è stato toccato. Con grande sconcerto della polizia tedesca, si è riusciti a sapere in anticipo della retata permettendo ad alcuni compagni di non farsi trovare a casa: il loro “colpo grosso al drago rosso“ si è concluso infatti con il sequestro di materiale, ma senza arresti.

Lo scorno e l’umiliazione subiti dalla polizia tedesca, che pochi giorni prima aveva annunciato 3000 procedimenti di indagine per gli scontri a Sternschanze, Altona e Rondenbarg, nell’aver bruciato una retata nazionale conclusasi con un nulla di fatto si sono subito tramutati in vendetta. Sono state pubblicate dalla SoKo oltre 100 fotografie e video di partecipanti agli scontri - fermi immagine di compagni e compagne, a volto più o meno coperto, di cui la polizia vuole scoprire identità, residenza e appartenenza politica per rovesciare su di loro la vendetta giudiziaria per lo scacco di Amburgo.

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La polizia tiene molto a mostrare la violenza dei partecipanti al corteo nei confronti degli agenti, senza lesinare in vittimismo: filmati al rallentatore di poliziotti colpiti da sampietrini che collassano inanimati, le urla di panico di una squadra sotto fitto lancio di sassi, unite alle dichiarazioni del portavoce della polizia di Amburgo Timo Zill che non spreca occasione per incensare gli agenti feriti nell’intervento al G20. La polizia tedesca prova a incastrare qualche manifestante imbastendo un'enorme impresa di delazione via web ma cerca principalmente una nuova legittazione.

Le autorità tedesche vorrebbero ribaltare e confutare mesi e mesi di controinchieste militanti sulla violenza della polizia di Amburgo durante il G20. Le immagini dell’attacco da parte dei reparti al corteo “Welcome To Hell“ e grandi numeri di testimonianze, visive e orali, degli abusi della polizia hanno trovato largo spazio anche sui media nazionali, mettendo la SoKo e il commissariato di Amburgo sotto la luce scomoda dei riflettori.

Le reazioni del movimento a questo attacco diretto della SoKo non si sono comunque fatte attendere: una grande parte ha replicato alla pubblicazione delle foto, che hanno costretto svariati compagni trovatisi improvvisamente sulla pagina web della polizia di Amburgo a prendersi un “periodo di ferie“ per evitare di incappare nella macchina della repressione, rispondendo colpo su colpo. Quando gli account twitter della polizia chiedevano indicazioni sull’identità di chi lanciava bottiglie ad Altona, decine e decine di risposte pubblicavano i video famosi degli abusi in divisa sui manifestanti a terra: “Anche noi vogliamo contribuire a smascherare i violenti: ecco un video che li ritrae in azione“. Insomma il dibattito pubblico sulla violenza è divampato nuovamente rimettendo all'angolo la polizia tedesca e assumendo il carattere di un dibattito sulla Deutungshoheit, la prerogativa interpretativa: chi si è reso più violento gli autonomi o la polizia?

Un terreno scivoloso per tutti. La polizia ha lanciato un boomerang ma anche la legittimità politica della resistenza al vertice è stata nuovamente ricondotta al tema della condanna della violenza in un dibattito facilmente controllato dall'alto nonostante l'importante lavoro di denuncia e documentazione militante dei compagni tedeschi contro i comportamenti polizieschi. Pochi giorni dopo la pubblicazione delle “taglie“ da parte della polizia di Amburgo un nuovo colpo di scena ha mutato ancora una volta lo scenario, sprofondando nella difficoltà le autorità e restituendo a questa vicenda il suo carattere più autentico: la vulnerabilità degli apparati di polizia dalle giornate del G20 a oggi.

Qualcuno ha infatti deciso di indispettire ancora di più gli zelanti investigatori della SoKo, pubblicando su internet le foto di diverse decine di agenti di polizia e resisi protagonisti di violenze durante lo sgombero dell’occupazione berlinese Rigaer94 l’anno scorso. La polizia ha gridato al terrorismo e reagito scompostamente, ritirando gli agenti dal servizio e pensando bene di annunciare misure protettive nei loro confronti. Gunter Krings, esponente della CDU e segretario di Stato presso il Ministero degli Interni ha dichiarato guerra all'estremismo di sinistra sostenendo che “internet non è uno spazio dove non vige il diritto“, giustappunto infatti solo le autorità hanno la prerogativa, a detta di Krings, aprire su internet una caccia all'uomo associando a una campagna politica la violazione della sfera privata dell'individuo. Come si dice, princeps legibus solutus: su chi comanda non valgono le leggi.

 

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Ma si sa, i poliziotti, che sono uomini del mestiere (sic), spesso ci vedono più chiaro dei politici che provano a rubarglielo il mestiere. Il presidente del sindacato di polizia di Berlino (DpolG) Bodo Pfalzgraf ha dichiarato che "ogni attacco alla polizia è da considerarsi come un attacco alla società intera“. Sì, Bodo, un attacco a quest'ordine di società.

Dichiarazioni di solidarietà nei confronti dei compagni e delle compagne che hanno subito perquisizioni, sono tuttora in carcere ad Amburgo con o senza condanna o hanno visto le loro foto pubblicate dalla polizia di Amburgo si sono susseguite negli scorsi giorni.
Il movimento, e in particolare le strutture organizzative del controvertice di luglio e i coordinamenti anti-repressione attivi in Germania, hanno rilasciato un comunicato congiunto - sotto la sigla United We Stand - in cui si esortano tutti a rimanere tranquilli, a non denunciare e a non collaborare con le inchieste della polizia. Il sostegno legale viene messo a disposizione dalla Rote Hilfe mentre manifestazioni di solidarietà spontanee si sono avute in tutta la Germania.

 

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