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#fertilityday, tra stato etico e questione di classe

Si parla di una campagna lanciata probabilmente per dare un contentino a quella parte retrograda dell’elettorato PD-NCD che non poteva accettare una legge come quella sulle unioni civili, per quanto anch’essa clamorosamente arretrata e vecchia in partenza, come dicevamo qui.

Tanti contributi e commenti sono usciti e circolati sul web nelle ultime ore, ne proporremo in calce alcuni che hanno sollevato in maniere differenti spunti di riflessione interessanti, sui quali aggiungiamo qui qualche considerazione.

Partendo dall’inizio, è interessante notare come la motivazione adottata dalla Lorenzin per lanciare il suo piano di “chiamata alla figliata” delle donne italiche sia in relazione al calo demografico: il ministro delinea prospettive di un paese distopico a venire, abitato esclusivamente da vecchi parassiti, con scuole e parchi giochi tristemente deserti. Ovviamente non sta succedendo niente di tutto ciò.

Semplicemente, i bambini che non nascono sono quelli bianchi, ed è questo ovviamente che terrorizza l’Italia così come l’Europa a tutte le sue latitudini. Insomma il solito spettro dell’invasione migrante, declinato in un mix stupefacente di razzismo biologico e culturalista.

Lo slogan “Proteggi la tua fertilità. Per te. Per noi. Per tutti” vorrebbe raccontarci che riprodursi è un dovere sociale, è riproduzione di forza lavoro senza la quale il sistema non può sopravvivere, è un atto di difesa dell’identità del nostro paese dall’invasione dei barbari non caucasici che sta cambiando irrimediabilmente la nostra demografia.

Secondo questo ragionamento la fertilità è un “bene comune”, e il corpo che si ribella, che non è fecondo, che segue altri desideri, viene stigmatizzato con la colpa. Traditrice della patria poiché traditrice del patto sociale fondante di essa, ovvero la donna “fattrice”, oggetto finalizzato alla continuità della stirpe nazionale. Chi non si riproduce è complice dell’invasione e della destabilizzazione dei valori fondanti della società.

“Ma come, non ti sei ancora riprodotta? Lo sai che il tempo passa? Lo sai che tra qualche anno i tuo ovuli marciranno? Ma come, fumi, bevi, ti diverti? Non sai che tutto questo ti allontana dall’assolvere il tuo compito riproduttivo?” Tutto ciò viene implicitamente affermato da quella schifosa clessidra, in una visione della donna come sinonimo di madre che è oggettivamente già superato per moltissime di noi.

La campagna è vergognosa non solo perchè stigmatizza chi della maternità/paternità ne vuole fare a meno, ma palesemente ignora chi non è considerato idoneo alla genitorialità. Vengono sapientemente cancellate le difficoltà/impossibilità della procreazione assistita in Italia, i durissimi iter per le adozioni, le coppie omosessuali, o le famiglie non normate… insomma genitori sì, ma solo se Dio vuole!

Come se non bastasse, tutto questo avviene in un contesto di welfare inesistente che sembra prendersi gioco anche di chi è fertile e desideros* di fare figli. Nessun sussidio di maternità/paternità, scuole e cure mediche a pagamento, contratti precari molto più brevi di una gravidanza…

…d’altra parte in questo ragionamento anche essere poveri è una colpa, e già nella legge sulle unione civili si poteva vedere come dare il diritto alla reversibilità della pensione a coppie che alla pensione non ci arriveranno mai implicasse un dato di classe nella formulazione/applicazione della legge che non può esser espunto dal ragionamento.

Insomma, ci vietano di indossare il burkini perchè non ci permette di essere libere, ci fanno vergognare se portiamo gli shorts perchè dobbiamo mostrare il cervello e non il culo, e poi ci considerano delle gonadi con le gambe, con l’unico scopo di dare figli alla patria contro l’invasione migrante, possibilmente facendoli campare senza welfare.

 

Le tantissime critiche sollevate contro questa campagna sottolineano ancora una volta che siamo liber* quando rifiutamo le imposizioni sull’utilizzo del nostro corpo, quando decidiamo autonomamente se coprirlo, spogliarlo, ingravidarlo o meno, quando lottiamo per ottenere le condizioni materiali per decidere su noi stess*. Tante altre cose sarebbero da aggiungere, ma preferiamo lasciarlo fare ad una serie di testi usciti sul tema. Buona lettura.

 

#FertilityDay: La fertilità NON è un bene comune! – Abbatto I Muri

La ministra alla salute e il “piano nazionale della fertilità” – Abbatto I Muri

Utero e ovaie non sono monopolio dello Stato – Lorena Leonardi (SicilyMag)

#FertilityDay: ma di che prestigio (nella maternità) parla Lorenzin? – Abbatto I Muri

#FertilityDay Eterosessualità e procreazione come obblighi di Stato – Enrica (Narrazioni Differenti)

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pubblicato il in Intersezionalitàdi redazioneTag correlati:

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