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Divise e violenza sulle donne: nessun* ha più intenzione di tacere!

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Sarah Everard è scomparsa la sera del 3 marzo a Londra, mentre stava tornando a casa. Il suo corpo è stato trovato dopo una settimana nel Kent.
In questo momento un agente della polizia metropolitana si trova sotto accusa per averla rapita e, in seguito, assassinata.

Dopo l’omicidio di Sarah, migliaia di donne hanno scelto di scendere in strada, organizzando veglie spontanee nelle piazze di Londra, Brighton, Nottingham.
Lo scorso sabato centinaia di persone si sono riunite a Clapham Common, nel sud di Londra, vicino al luogo dove Sarah era stata vista per l’ultima volta, per portare fiori e fiaccole in suo ricordo e per urlare insieme la propria rabbia. In seguito alla sparizione di Sarah, infatti, la polizia londinese non ha trovato di meglio da fare che consigliare alle donne di “non uscire da sole”, per la loro sicurezza, certo.
Dopo poche ore, le forze dell’ordine hanno disperso la manifestazione, caricando violentemente chi si trovava in piazza, picchiando, spintonando e buttando a terra le tante donne presenti.
Qual’è stato il pretesto per giustificare questa reazione? Assembramento, il fatto che il presidio spontaneo potesse contribuire pericolosamente a diffondere il Covid.
E’ questo il paradigma classico per giustificare la violenza sul corpo delle donne: ti picchio per proteggerti.
La polizia incarna in maniera esemplare questo paradigma, rendendo impossibile alle donne viversi le strade in maniera sicura, costringendole a introiettare una norma di autodisciplinamento fondato sulla paura, sull’impossibilità di essere altro da una vittima o un soggetto da colpevolizzare e, quindi, punire.

Questa mattina, in tante e tante eravamo in presidio di fronte al tribunale di Torino per sostenere Maya. Oggi, infatti, si è tenuta la prima udienza dell’assurdo processo che la vede al contempo imputata e parte lesa, dopo avere denunciato gli atti violenti perpetrati contro di lei da parte di un agente durante un fermo di polizia.
Presidiare le aule di tribunale è un atto fondamentale. E’ in questi luoghi che il paradigma del vittimizzare e/o punire viene prodotto e riprodotto. Sono queste le stanze in cui chi trova la forza di denunciarne l’atteggiamento perverso viene messo a tacere.
“Perché non hai urlato?” È stato chiesto a Maya dal pubblico ministero Emanuela Pedrotta in sede di tribunale.
“Perché Sarah Everard stava tornando a casa dopo il coprifuoco?” “Perché ha scelto quella strada?” sono le frasi che sono uscite dalla bocca di poliziotti complici per giustificare le nefande violenze del loro collega.
Una recente inchiesta di Non una dimeno ha messo in luce come “In Italia gli uomini in divisa e che hanno una pistola in dotazione sono circa 450mila, meno del 2,5% della popolazione maschile: ma nel 2019 hanno commesso l’8,5% dei femminicidi, 10 su 117. E ciò va letto alla luce di un altro dato: solo il 12,8 per cento dei femminicidi viene commesso con una pistola. Dunque, tre su quattro degli uomini che uccidono una donna con un’arma da sparo sono appartenenti alle forze dell’ordine o guardie giurate. L’Italia è uno dei paesi più militarizzati al mondo, dove le forze dell’ordine si sono più volte macchiate di abusi vergognosi. Nella maggior parte dei casi le loro violenze sono state tollerate o addirittura coperte dai superiori, e troppo spesso abbiamo visto dei veri e propri torturatori fare una brillante carriera in polizia. Un’attitudine all’impunità assoluta da parte di chi detiene per conto dello Stato il monopolio della violenza.”

Tuttavia, negli ultimi anni tantissime lotte nel mondo hanno saputo alzare la voce e l’attenzione contro i ripetuti abusi portati avanti dagli uomini in divisa. Le loro violenze e il loro sessismo, giustificato e protetto da leggi e tribunali, sono una realtà così capillare, che non può essere più né nascosta né accettata. A partire dall’assassinio di Breonna Taylor, e da ciò che ha significato per il movimento Black Lives Matter negli Stati Uniti, alle manifestazioni di protesta che stanno crescendo in Inghilterra.

Nessun@ ha più intenzione di tacere. Per Sarah, Breonna, per tutte le donne e non solo, per Maya,  nessun@ resterà più sol@!

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pubblicato il in Intersezionalitàdi redazioneTag correlati:

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