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NoDapl: il gasdotto Dakota Access Pipeline inizia a perde petrolio

Queste fuoriuscite saranno senza interruzioni, con 1.200 miglia di gasdotto le fuoriuscite non mancheranno.

Nessuno ci ha ascoltato. Nessuno vuole ascoltare, perché sono guidati da soldi e avidità.

Questa la dichiarazione del presidente tribale di Standing Rock Dave Archambault in merito alla resistenza che popoli indigeni e solidali hanno condotto per mesi, per impedire la realizzazione del gasdotto che dovrebbe raggiungere il pieno regime di attività entro il primo giugno prossimo.
Nonostante il DAPL non sia ancora la pieno del suo funzionamento, la minaccia ambientale di un progetto che tocca 17 milioni di persone e l’accesso ad acqua potabile sono già ben evidenti.

Lo sversamento del 4 aprile è solo l’ultimo di una serie di incidenti che coinvolgono i gasdotti gestiti dalla Energy Transfer Partners, multinazionale che lo scorso 10 maggio ha versato 430.000 dollari di indennizzo a seguito di violazioni sanitarie e di sicurezza dopo la perdita di due milioni di galloni di fanghi tossici fuoriusciti dall’impianto Rover, in Ohio, contaminado zone umide: il 18° caso verificatosi dal marzo di quest’anno ad oggi.
Una di queste fuoriuscite ha colpito il sistema idrico pubblico di un villaggio limitrofo, un altro incidente ha liberato milioni di galloni di fango bituminoso in una zona forestale umida protetta.
A questo già preoccupante scenario si aggiunge l’opera di censura condotta da Army Corps of Engineers (sezione dell’esercito statunitense specializzata in ingegneria e progettazione), che lo scorso 24 aprile ha respinto una richiesta legale sulla libertà d informazione in merito alle perdite di petrolio verificatesi il 4 aprile dal gasdotto DAPL che attraversa il Sud Dakota, insabbiando di fatto la valutazione di impatto ambientale.

La lotta contro il Dakota Access Pipeline, la resistenza dei Sioux non è terminata con lo sgombero forzato di Standing Rock, prosegue per le strade delle città e alle porte delle banche e istituti di credito che finanziano il progetto (tra cui Intesa S. Paolo)

Una resistenza che necessità di supporto informativo e mediatico, anche attraverso il sostegno del documentario che Unicorn Riot sta tentando di realizzare Black Snake Killaz: A #NoDAPL Story, per raccontare l’impegno di chi lotta per la liberazione della Terra.

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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