InfoAut
Immagine di copertina per il post

Dracula all’Avis e altri spettri: il nervosismo di chi difende la Torino-Lione

C’è qualcosa di paradossale e, involontariamente comico, nelle dichiarazioni di Paolo Foietta pubblicate da la Repubblica. Dopo anni passati a presidiare, coordinare, spiegare e soprattutto difendere la Torino-Lione, oggi l’allarme è questo: in Val di Susa c’è un “vuoto politico”. E in questo vuoto, udite udite, “parleranno solo i No Tav”.

da notav info

La scena è quasi cinematografica: tolto il rumore di fondo di chi difende strenuamente la realizzazione della linea ad Alta Velocità Torino – Lione, resta quello delle persone. E questo, a quanto pare, è un problema.

Perché il punto centrale dell’intervento del nostro caro vecchio Paolo, non è mai l’opera. Non una parola nel merito che entri davvero nelle questioni che da anni attraversano la valle: costi, utilità, impatti, alternative. No. Il problema è chi parla, e quanto spazio ha per farlo.

Secondo Foietta, l’assenza di una politica forte e visibile avrebbe lasciato campo libero a “rimozione, negazione e manipolazione”. Un passaggio interessante, perché ribalta completamente la realtà: il dissenso non nasce da dati, esperienze e conflitti concreti, ma da una sorta di deformazione narrativa. Insomma, se la gente è contraria, dev’essere perché qualcuno la confonde.

E qui entra in scena la nostalgia. Quella per l’Osservatorio sulla Torino-Lione, evocato come luogo di confronto e terzietà, oggi “smantellato”. Un ricordo selettivo, diciamo così. Perché per anni quell’Osservatorio è stato esattamente ciò che il Movimento contestava: uno spazio in cui il confronto esisteva solo entro confini rigidamente stabiliti, dove le decisioni strategiche restavano intoccabili e il dissenso veniva progressivamente marginalizzato.

Non a caso, Foietta parla di “presidi” e “antidoti”. Termini che raccontano molto più di quanto vorrebbero: non strumenti di discussione, ma dispositivi di contenimento.

Il passaggio più rivelatore però arriva quando il bersaglio diventa la politica stessa, in particolare il Partito Democratico, accusato di silenzio e ambiguità. Qui il quadro si chiarisce: non siamo davanti a una riflessione sul territorio, ma a una preoccupazione interna al fronte favorevole all’opera.

Perché se anche chi dovrebbe difendere il Tav abbassa i toni, evita di esporsi o prende tempo, allora il problema non è più solo il Movimento. Diventa la difficoltà crescente di sostenere pubblicamente un’infrastruttura che continua a sollevare domande.

E infatti nell’articolo emergono anche le tensioni legate ai territori e alle istituzioni locali, con sindaci e amministrazioni che non sembrano così poi tanto allineati come “lor signori” vorrebbero tanto. Un dettaglio trattato come un’anomalia da correggere.

Poi c’è il tono. Quello sì, decisamente meno tecnico e molto più politico. Il paragone usato da Foietta — “come nominare Dracula alla presidenza dell’Avis” — per criticare il ruolo di consulenti vicini al mondo No Tav dice più di tante analisi: non si contesta una tesi, si delegittima chi la porta.

E così, mentre si denuncia la “manipolazione”, si costruisce una narrazione in cui il dissenso è sempre il risultato di un errore, mai una posizione legittima.

Ma il punto forse è un altro, e sfugge proprio a chi continua a evocare il “vuoto”.

La Val di Susa non è mai stata vuota.

È stata, ed è, piena di assemblee, di mobilitazioni, di studio, di conflitto e di Presidi (quelli veri con la “P” maiuscola). Colma di memoria, soprattutto. Memoria di promesse cambiate, di cantieri imposti, di decisioni calate dall’alto e poi raccontate come inevitabili.

Se oggi quel “vuoto politico” appare così preoccupante, forse è perché viene meno un certo tipo di presenza: quella capace di prendersi la grande responsabilità di tradurre una scelta già presa in diametralmente opposta. 

E allora sì, nel silenzio delle decisioni calate dall’alto su chi abita in territori,  può succedere qualcosa di imprevisto.

Che le persone parlino senza mediazioni.

Che le amministrazioni locali sollevino dubbi.

Che il racconto ufficiale non basti più.

Non è il ritorno dei No Tav. Non se ne sono mai andati.

È semmai la difficoltà, sempre più evidente, di continuare a raccontare la Torino-Lione come un’opera inevitabile, condivisa e indiscutibile.

Il “vuoto” non è in Valsusa e nel Movimento No Tav. È nella narrazione che dovrebbe sostenere la ferma opposizione all’Alta Velocità.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

foiettanotavval di susa

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

In migliaia abbiamo invaso il cantiere!

Un primo maggio di lotta straordinario a Bagnoli in oltre 4000 da Fuorigrotta a Bagnoli fino dentro al cantiere.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Piano energetico italiano: il ritorno al carbone

E’ ormai chiaro che gli obiettivi fissati dal PNIEC, il Piano Nazionale per l’Energia e il Clima, con scadenza 2025, per rispettare gli obiettivi europei di decabonizzazione, verranno disattesi. 

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Il paradosso delle Cer: nate per il territorio, ora nel mirino delle grandi aziende dell’energia

Le Comunità energetiche rinnovabili sono orientate alla democratizzazione della produzione energetica, la legge infatti impedisce alle grandi multiutility di entrare a farne parte. Ma le complicazioni che la loro gestione comporta stanno offrendo alle grandi aziende un’occasione di appropriarsi anche di questo modello energetico.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

TAV e A32: le grandi opere come infrastruttura del potere mafioso

L’inchiesta pubblicata da Domani sulle “locali” di ‘ndrangheta nel Nord-Ovest non racconta nulla di nuovo per chi guarda da anni la Valsusa senza voltarsi dall’altra parte: conferma che la ‘ndrangheta in Piemonte non è un corpo estraneo, ma una presenza stabile, organizzata, radicata. Non è una presenza marginale, ma una struttura consolidata che si è inserita stabilmente nei territori e nei settori chiave dell’economia.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La frana in Molise e il prezzo della speculazione sui territori

Nonostante le aspettative tragiche del nostro governo, che prevedeva mesi e mesi di lavori per ripristinare la viabilità della costa adriatica, l’autostrada e la ferrovia nei pressi di Petacciato sono state riaperte entro 5 giorni dalla frana. Questo, tuttavia, fa emergere forti contraddizioni circa il monitoraggio e la tutela dei territori a rischio idrogeologico.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Una nuova offensiva estrattivista sulla Nostra America

Un giorno dopo di aver insediato il proprio Governo, il nuovo presidente di destra cileno José Antonio Kast ha ritirato 48 decreti supremi relativi a questioni ambientali emessi durante la precedente gestione e che erano sotto esame della Controlleria Generale.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La Pasqua resistente delle giovani: 4-5-6 aprile campeggio studentesco No Tav

In questi giorni si è svolto in Val di Susa il campeggio studentesco al presidio dei Mulini.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Vento, smarino e camion: la tempesta perfetta

In questi giorni il vento ha soffiato di nuovo forte sulla Valsusa. Raffiche che attraversano i paesi, sollevano polveri, entrano nelle case. È un fenomeno naturale, certo. Ma basta guardare a ciò che accadrà nei prossimi anni per capire che quel vento non sarà più lo stesso.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Un altro Salento. Carta non solo turistica

Siamo abituati al racconto del Salento come luogo idilliaco, alla narrazione romantica fatta di scorci magnifici, sabbie dorate, erbette di campo e ricci di mare, anziani sorridenti e giovani abbronzati. Ma le cose stanno davvero, soltanto, così?

Immagine di copertina per il post
Culture

Festival Alta Felicità 2026

Ritorna anche quest’anno il Festival Alta Felicità.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Non a caso Thelma Tank – Alice libera subito

È arrivata la sentenza definitiva per Alice: 12 mesi di arresti domiciliari senza possibilità di messa in prova per i fatti dell’8 dicembre 2017.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Torino-Lione, Delmastro: No Tav come la Mafia.

Ai prossimi politicanti di passaggio: continuate pure a parlare e ad accusare, ma fate attenzione, perché poi tutto torna indietro.
Voi passate. Vi bruciate, vi riciclate, sparite. Il movimento No Tav dovrete per sempre metterlo in conto.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Tratta Avigliana-Orbassano. Il “Comitato di supporto” e il gioco delle tre carte: interramento, illusioni e rimozioni

Mercoledì 18 marzo in Regione Piemonte è partito il “Comitato di supporto” per la tratta nazionale Avigliana-Orbassano.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Herrenknecht: dalla Germania alla Val di Susa, passando per l’occupazione israeliana

L’11 marzo 2026, nello stabilimento Herrenknecht in Germania, è stata “consegnata” la prima delle due gigantesche talpe destinate al lato italiano del tunnel di base del Moncenisio.

Da Notav.info

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Val Susa: accanimento contro Giorgio Rossetto, prolungata la detenzione a un giorno dalla fine della pena.Intervista a Nicoletta Dosio

E’ una persecuzione che ormai dura da tempo, che dura da anni, nei confronti di Giorgio ma anche nei confronti di tutto il Movimento No Tav”

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La réclame, ancor prima della talpa

Prosegue la narrazione sensazionalistica sull’avanzamento della Torino-Lione.