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Livorno: pratiche di lotta, agibilità politica e repressione

Riflessioni a margine della doppia visita di Salvini a Livorno.

da SAI – Scrivania Autogestita di Informazione

Il 7 ottobre, ricorrenza dell’attacco palestinese del 2023, si sono ripetute varie iniziative in diverse città italiane come Bologna e Torino. Nonostante le misure restrittive delle questure, ancora migliaia di persone sono scese in piazza in solidarietà  al popolo palestinese che da quel giorno di due anni fa ha visto un ulteriore incremento delle violenze da parte di Israele. Violenze che i palestinesi subiscono da circa 75 anni e che da quella data hanno visto un brutale sviluppo con il genocidio e la distruzione di Gaza ed altri territori palestinesi anche in Cisgiordania.

Nello stesso giorno di quest’anno a Livorno è andata in scena la passerella elettorale del governo. Per dare l’ultima spinta alla coalizione in vista delle elezioni regionali della Toscana, che erano previste per il 12 e il 13 di ottobre. Il candidato di destra alla presidenza della regione era Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia. Tajani, Salvini, Valditara, Giorgetti e altri esponenti di spicco del governo avevano programmato le loro tappe elettorali nella città labronica. Alle 15:00 era previsto all’Hotel Palazzo l’iniziativa di Forza Italia mentre alle 18:00, al Palazzo Pancaldi, quella della Lega.

Tajani e Salvini sono vice presidenti del consiglio, oltreché Ministro degli Esteri il primo e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti il secondo. Essi hanno sempre espresso posizioni a favore dello stato israeliano e delle sue politiche colonialiste e genocidiarie. In una data simbolica come quella del 7 ottobre, si sono presentati nella città che nelle ultime settimane ha visto grandi mobilitazioni in solidarietà alla Palestina. Ricordiamo il blocco nel giro di una settimana delle due navi complici del genocidio palestinese non fatte sbarcare al porto di Livorno. Insomma, una provocazione bella e buona, per questi motivi e per la storia che la città labronica ha.

Contestazione

Ma l’arrivo di questi personaggi è stato fin da subito rigettato e le realtà antagoniste locali avevano lanciato un presidio di contestazione fin dalle ore 13:00. Il lungomare, sede dei due incontri, si presentava completamente blindato nel tratto tra il lato sud della Terrazza Mascagni e il lato sud di Piazza Modigliani. Una presenza imponente, e probabilmente mai vista per un evento elettorale. Celere, carabinieri e guardia di finanza in tenuta antisommossa circondavano tutta l’area nell’intento di garantire l’accesso dei politici e degli ospiti ai due eventi. La risposta della Livorno solidale, antirazzista e antifascista è stata importante. Diverse centinaia di persone si sono radunate attorno alla zona blindata sui due varchi di accesso principali per dimostrare che la presenza di questi signori e le politiche che portano avanti non era ben accetta.

Intorno alle 17:00 l’arrivo del ministro Salvini ha surriscaldato gli animi. Le forze dell’ordine hanno fatto di tutto per alzare la tensione e lui, come al suo solito, ha iniziato a provocare i contestatori. La situazione è diventata sempre più tesa finché non sono partite alcune cariche della celere con conseguenti tafferugli con i manifestanti, andati avanti per pochi minuti. Negli scontri due ragazzi sono stati arrestati e malmenati dalle forze dell’ordine senza una reale motivazione. Verso sera la contestazione si è esaurita. Le persone presenti si sono spostate sotto la questura in Via Boccaccio, dove erano stati portati i due ragazzi, per portare loro solidarietà. Nella notte uno dei due è stato rilasciato mentre l’altro si trova attualmente detenuto al carcere le Sughere di Livorno in attesa di sviluppi.

Reazioni

Non si sono fatte attendere le reazioni del giorno dopo. 

Qualche giornale locale non ha perso tempo sbattendo nomi e cognomi dei due ragazzi in prima pagina, solo per fare notizia e raccattare qualche click in più.

Salvini si è scagliato con le sue solite maniere contro i “teppisti rossi”, parlando di antidemocraticità e annunciando che sarebbe tornato a Livorno il venerdì stesso (3 giorni dopo), per avere un confronto democratico con i cittadini.

Nei giorni tra il 7 e il 10 ottobre è iniziata a circolare la notizia che Salvini sarebbe andato al mercatino del venerdì. La risposta dei livornesi anche in questo caso non si è fatta attendere. I venditori del mercato hanno annunciato che la sua presenza non sarebbe stata gradita e che avrebbero chiuso i banchi se si fosse presentato. Un altro grosso smacco per il ministro che a quel punto ha dovuto cambiare i piani. Il venerdì si è presentato quindi al porto di Livorno, dove è in costruzione la nuova Darsena Europa. Probabilmente anche su suggerimento del prefetto Dionisi, guarda caso nominato nuovo commissario dell’opera proprio da Salvini. Il vicepresidente del consiglio quindi è stato costretto ad andare in un luogo isolato scortato da diversi agenti delle forze dell’ordine.

Successivamente, per non farsi mancare niente, ha fatto un blitz di pochi minuti in centro città. In una sua dichiarazione da una piazza Garibaldi vuota, ha attaccato il centro sociale Ex Caserma Occupata reo, secondo Salvini, di essere luogo in cui “stanno le persone violente che tengono in ostaggio la città”. Insomma una comparsa un pò misera per il ministro che cercava il confronto democratico ma che ha trovato il deserto. Un ministro nella sua fase politica calante che non sa più a cosa aggrapparsi e ha giocato la carta dello sgombero del centro sociale per provare ad avere un pò di visibilità in più in vista delle elezioni regionali.

Pratiche di lotta

La doppia visita del ministro Salvini a Livorno della scorsa settimana ha suscitato molta discussione in città e spunti di riflessione su vari aspetti. 

Come succede spesso anche in occasione della contestazione del 7 ottobre, sui giornali e nell’opinione pubblica, è partita la divisione fra buoni e cattivi. Lo abbiamo visto anche in occasione della manifestazione nazionale a Roma del 4 ottobre e in altre mobilitazioni di quest’ultimo  periodo.

La nascita del movimento Blocchiamo Tutto, che ha preso piede nelle ultime settimane e che è stato motore anche di queste mobilitazioni, ci deve imporre una considerazione più approfondita sulle pratiche di lotta. I movimenti da sempre al loro interno contengono persone di diversa estrazione sociale e esperienze politiche differenti. Anche persone che si approcciano per la prima volta alle lotte politiche. Un movimento di lotta dal basso e autorganizzato dovrebbe avere la capacità di includere e tenere insieme queste diverse pratiche che vengono messe in campo cercando di avere sempre un obiettivo di crescita collettiva. Per questo la divisione fra buoni e cattivi risulta inutile e dannosa.

Ma allo stesso tempo deve esserci sempre lo spazio e il tempo per l’autocritica in momenti di condivisione assembleari, sia per capire le giuste modalità di lotta sia i metodi e l’organizzazione per portarle avanti. La centralità delle assemblee orizzontali in questo senso resta sempre un punto fondamentale. 

Agibilità politica

Un altro aspetto che spesso ricorre nei casi in cui personaggi di spicco della politica si presentano in città è quello dell’eventuale visibilità che una contestazione potrebbe dare loro. Questi politici hanno però sempre già una visibilità elevata a livello nazionale e le contestazioni rimangono un momento per esprimere dissenso e far capire che determinate politiche e passerelle non sono ben accette. A Livorno se determinati personaggi, anche locali, appartenenti alla destra hanno avuto un consenso, che in base al periodo può essere stato più o meno ampio, sicuramente non hanno mai avuto agibilità politica. E questo si deve alla risposta che il popolo  livornese ha sempre dato in queste occasioni. La storia delle contestazioni a Livorno è di lunga data. Ricordiamo ad esempio Borghezio, quella alla Meloni nel 2018 oppure quella a Salvini di due anni fa, quando fu ospite al cinema teatro quattro mori. 

Insomma la città labronica ha sempre dimostrato che non c’è spazio per determinati personaggi che seminano odio e questo ha consentito di non dare loro spazio e agibilità politica.

Repressione

L’altro elemento evidente è quello della repressione. L’arresto e le violenze ingiustificate subite dai due ragazzi in un’iniziativa di piazza era una cosa forse mai vista a Livorno. Ma la giornata poteva far presagire qualcosa di negativo fin da subito, visto l’incredibile dispiegamento delle forze dell’ordine messo in campo dal Prefetto. Probabilmente doveva ricambiare il favore della nomina a commissario delle Darsena Europa che Salvini aveva annunciato proprio in quel giorno.

Repressione che in tutta Italia si fa sempre più stringente. Abbiamo visto le operazioni di polizia a Torino avvenute alla prime luci dell’alba di venerdì 10 ottobre nei confronti di alcune persone che avevano preso parte alle mobilitazioni in solidarietà al popolo palestinese, con sequestro di telefoni e perquisizioni. 

Il governo Meloni d’altra parte sta facendo della repressione uno dei suoi cavalli di battaglia e non ci si sarebbe potuto aspettare diversamente. Lo abbiamo visto con il Decreto Sicurezza promulgato ad inizio estate e con il nuovo decreto 1627, in discussione al Senato, che prevede di contrastare l’antisemitismo. 

Un provvedimento proposto da Maurizio Gasparri e che potrebbe essere molto pericoloso. Infatti l’obiettivo è quello di silenziare le critiche verso Israele anche equiparando l’antisemitismo all’antisionismo.

Le ultime settimane però hanno evidenziato anche che i rapporti di forza sviluppati dalle lotte sociali, in questo momento, sono riusciti a scardinare il Decreto Sicurezza che a nulla è servito per fermare scioperi, blocchi e mobilitazioni.

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