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Francia: mobilitazioni di massa per la Palestina.

Lunedì 27 maggio, migliaia di persone sono scese spontaneamente in piazza a Parigi e in altre città per esprimere la loro rabbia contro il genocidio in corso a Gaza, all’indomani di atroci bombardamenti sulle tende dei rifugiati a Rafah.

Come sempre, il governo francese ha schierato una forza di polizia massiccia e provocatoria per impedire qualsiasi manifestazione. Ma lunedì a Parigi più di 10.000 persone hanno marciato con grande energia attraverso i bei quartieri della città, dividendosi in diversi cortei e proseguendo nonostante il diluvio di gas lacrimogeni e la violenza della polizia. L’ambasciata statunitense è stata avvicinata, un McDonald’s è stato preso di mira, le bandiere palestinesi sono state issate in cima agli edifici…

Alle 23, il corteo è proseguito, ancora inseguito dalla polizia, che non è riuscita a placare l’energia traboccante della serata.

Questo è solo l’inizio: nonostante il controllo dei media, la cricca del “sostegno incondizionato” al fascismo genocida israeliano è una minoranza più piccola che mai. E ciò che sta accadendo a Gaza è il simbolo lampante di una potenza coloniale che opprime e uccide, da Kanaky ai quartieri popolari e nelle lotte. Un potere coloniale che non ha più nemmeno una parvenza di legittimità e che può resistere solo attraverso la repressione.

da Contreattaque

Ieri le manifestazioni in Francia, da Parigi a Marsiglia, sono continuate con una partecipazione di massa. In serata è stato bloccato il raccordo intorno alla città di Parigi e le manifestazioni spontanee per le strade della città si sono protratte fino in tarda notte.

Sempre ieri durante i lavori parlamentari sulla vendita di armi da parte della Francia a Israele, Paese accusato di genocidio dai tribunali internazionali, Sébastien Delogu, membro del Partito della France Insoumise, ha brandito una bandiera palestinese. Questo gesto gli è costato la massima sanzione prevista dal regolamento dell’Assemblea: l’esclusione temporanea per 15 giorni e il ritiro di metà della sua indennità parlamentare per due mesi.

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