Due parole con MinutoSettantotto su sport e politica

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A pochi giorni dall'inizio della Coppa del Mondo di calcio in Russia abbiamo intervistato i curatori di MinutoSettantotto, blog capace negli ultimi anni di raccontare con intelligenza e sguardo critico il mondo dello sport, e in particolare del calcio. Nell'intervista capiamo le ragioni che hanno portato alla creazione del progetto, discutiamo i temi del sessismo e del razzismo in relazione al mondo dello sport, approfondiamo tanti altri temi di attualità. L'intervista è parte dell'ebook "Solo un gioco? Una contr-storia dei Mondiali di Calcio", di prossima uscita su Infoaut. L'ebook verrà presentato a Bologna il prossimo 12 giugno nell'ambito del BITT Festival, in un dibattito con Minuto78, SportPopolare, Redstarpress e Nicola Sbetti (docente Unibo).

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Infoaut: Senza dubbio Minuto Settantotto rappresenta un’esperienza anomala nel mondo del racconto sportivo, non solo per la qualità degli articoli ma anche per l’uso intelligente dei social rispetto ad altre pagine che si occupano di temi simili, nella misura in cui restituisce un modo di parlare di calcio quantomeno inusuale di questi tempi. Volete raccontarci come prima cosa come nasce la vostra esperienza e qual è il senso del vostro progetto?

M78: Minuto Settantotto nasce come blog per iniziativa di Alessandro, che all’epoca collaborava con alcuni siti di narrazione calcistica ma non era del tutto soddisfatto dei limiti posti alla sua visione del rapporto tra calcio e politica. A lui si sono aggiunte nel tempo altre persone, accomunate dalla volontà di raccontare questo lato poco esplorato del loro sport preferito, e Minuto Settantotto è diventato un vero e proprio collettivo.

L’idea è di andare oltre il semplice racconto (storytelling è una parola che ci fa rabbrividire), superando i confini classici della scrittura sportiva: come tutte le attività umane il gioco del pallone è profondamente inserito nel tessuto sociale, e ci sembra assurdo che ancora vada per la maggiore il leit-motiv “non si devono mischiare calcio e politica”. Il calcio è politica e noi lo usiamo come mezzo per veicolare gli ideali a cui siamo legati. Ovviamente non abbiamo inventato nulla, ma pensiamo che ci sia bisogno di percorrere questa strada in modo sempre più convinto, specie ora che i mass media sportivi sono in caduta libera a livello di contenuti.

Infoaut: Esperienza anomala dicevamo; e di fatti MinutoSettantotto non si limita a parlare di calcio in modo diverso, ma non perde occasione per mettere a critica alcuni atteggiamenti sempre più diffusi tra le pagine che si occupano a vario titolo di questo sport; tra questi indubbiamente va segnalato il cosiddetto bomberismo che, producendo l’esaltazione di alcuni valori triviali, ha spesso associato il mondo degli amanti del calcio a un substrato culturale implicitamente ammantato di sessismo, razzismo e xenofobia. Volete darci la vostra opinione su questo fenomeno? Di cosa è sintomo secondo voi e come può essere combattuto, anche a partire da quello che fate?

M78: Riteniamo che la denuncia verso questo modo di parlare di calcio sia doverosa. Quando scriviamo un post contro una delle tante pagine bomberistiche che appestano la rete qualcuno ci accusa di essere bacchettoni e ci invita a “farci una risata”, come se ridere ai continui “cagna” appioppati alle giornaliste sportive o alle battute razziste fosse indice di grande senso dell’umorismo. Noi ridiamo parecchio, in particolare col politicamente scorretto, non con chi vomita la propria frustrazione con offese neanche mascherate (e sempre uguali, peraltro). Il vero problema è che il bomberismo e i suoi epigoni non sono più solo un fenomeno social, ma sono ormai stati sdoganati anche dai media tradizionali, basti pensare alla finestra gestita dagli admin di Calciatori Brutti a Quelli che il calcio... o alla deriva presa da siti come Fantagazzetta (ma è un discorso che si potrebbe estendere al portale stesso di Gazzetta.it, le cui gallery sulle fidanzate dei calciatori sono i contenuti più in vista dopo le notizie principali). Opporvisi è una battaglia che tutti quelli che amano il calcio dovrebbero intraprendere: lo sport deve educare al rispetto, non alla violenza verbale e all’intolleranza.

Infoaut: Altro procedimento molto in voga nelle pagine che si occupano di calcio è quello della cosiddetta operazione nostalgia, che consiste a grandi linee nell’esaltare alcune figure del calcio passato in contrapposizione a quelle presenti, partendo dall’implicito presupposto che tutto quel che avveniva un tempo nel mondo del pallone fosse migliore e più degno di lode; volete spiegarci la vostra opinione anche su questo fenomeno?

M78: Su Operazione Nostalgia (ON) e la nostalgia applicata al calcio scrivemmo un lungo post, probabilmente uno dei più condivisi della pagina. Il succo è che è del tutto normale rimpiangere un periodo in cui tutti eravamo più giovani (specie gli attuali trentenni e quarantenni, che nei ‘90 erano adolescenti), la serie A era il campionato più competitivo e ricco di campioni del mondo e la nazionale era fortissima; ma la nostalgia, come ci scrisse un commentatore, è anche il sentimento reazionario, che mitizza il passato e impedisce di analizzare il presente.

Se si possiede uno stile di scrittura di livello o una grande dose di ironia si può affrontare la materia nel modo giusto, mentre l’operazione diventa assolutamente indigeribile se ci si prende troppo sul serio. Cosa che ON, ovviamente, fa. Tuttavia, non è tanto il ritenere ogni giocatore degli anni ‘90 più forte a prescindere di quelli attuali a disturbare; di ON critichiamo la mancanza di senso critico sul contesto socioeconomico della serie A di allora (gli sceicchi sono brutti e cattivi, Berlusconi, Cragnotti e Tanzi invece erano dei santi), l’atmosfera da setta che si respira sulla pagina e, soprattutto, il fatto che il suo admin l’abbia creata per mero scopo di lucro.

Infoaut: Se tuttavia quel tipo di operazioni sono molto discutibili c’è certamente da dire che alcuni fenomeni che stanno investendo il calcio di recente appaiono piuttosto preoccupanti; tra tutti indubbiamente spicca la sempre più spinta commercializzazione, che, nella prospettiva della creazione di uno sport su misura per le pay tv, tende a privilegiare sempre di più il piano spettacolare a danno di quello agonistico e a trasformare i tifosi in consumatori passivi. Stadi di proprietà che sono sempre più centri commerciali, criminalizzazione del tifo organizzato..volete darci la vostra opinione su questo tema? C’è ancora posto per qualcosa di autentico, di realmente passionale nel calcio di oggi?

M78: Il pallone è passione popolare e questo non ce lo potrà rubare nessuna pay tv, nessun presidente criminale, nessun Daspo. Possiamo criticare il calcio attuale quanto vogliamo, ma un gol allo scadere della nostra squadra del cuore ci farà esultare come pazzi sempre e comunque... c’è una scena meravigliosa nel film “Il mio amico Eric” di Ken Loach in cui un tifoso deluso del Manchester United, che ormai segue solo lo United of Manchester (la squadra fondata dai fan critici dei red devils) e non entra al pub con gli amici quando giocano “gli altri”, sente il rumore di un gol in una partita importante e non riesce a resistere. L’essenza del rapporto tra appassionato e calcio è tutta qui. Aggiungiamo anche che seguiamo con grande interesse le squadre di calcio popolare, dove militanza politica, impegno sociale e amore per il calcio si fondono in modo incredibile. Ma restano comunque due piani diversi, almeno per il momento.

Infoaut: Altro grande pregio della vostra pagina è senza dubbio la disponibilità a dar voce al mondo ultras, segnatamente per quel che riguarda le sue forme di espressione politica. Volete darci la vostra opinione su questo fenomeno? Come credete che sia cambiato negli anni il modo di vivere la politica negli stadi? Che prospettive vedete anche a partire dalle recenti proposte di modifica rispetto al recente passato delle disposizioni legislative sul tema?

M78: Ci piace segnalare striscioni “politici” e iniziative sociali delle tifoserie, tuttavia abbiamo scelto (anche se diversi di noi frequentano le curve) di non parlare di ultras, argomento che pensiamo debba essere trattato con estrema cura e non tirato fuori una volta ogni tanto. Ovviamente guardiamo con simpatia tutte le curve di sinistra, che purtroppo si stanno riducendo drammaticamente; lo stadio, in fondo, è uno specchio della società e riflette lo spostamento a destra di ampie parti della popolazione. È inoltre innegabile che le tifoserie italiane siano state usate come laboratorio repressivo per testare misure che poi sarebbero state applicate in altri contesti, su tutti il Daspo, nato come provvedimento sportivo e oggi evolutosi in provvedimento urbano. Sulla questione tessera non vediamo cambiamenti epocali, rimarranno limitazioni e in ogni caso non verrà tolta per fare un favore ai tifosi.

Infoaut: Sempre a proposito dei rapporti tra calcio e politica, per chiudere vi chiediamo una vostra opinione sui prossimi mondiali; questo grande evento probabilmente fornirà l’occasione di parlare di alcuni dei temi più scottanti dell’attualità politica, come ad esempio l’indipendenza della Catalogna e la contrapposizione tra Russia e Occidente. Sarà quindi ancora una volta, molto più di un gioco. Coprirete il mondiale in qualche modo particolare? Quali temi secondo voi saranno all’ordine del giorno aldilà del futbol?

M78: Sinceramente non ci abbiamo ancora pensato, non abbiamo fatto niente di speciale nel corso degli ultimi Europei se non seguire l’Irlanda. Il Mondiale rappresenta come nessun altro torneo la convergenza tra calcio, politica ed economia, e in passato ha fornito spunti enormi di riflessione (lo stesso nome Minuto Settantotto deriva da una partita dei mondiali, DDR-Germania Ovest del 1974). Saremo attenti a tutto ciò che arriverà dalla Russia, anche perché la situazione si sta scaldando e non mancheranno motivi di attrito internazionale, tra Catalogna, Siria, Iran e così via. Di certo qualcosa verrà fuori e noi saremo pronti a raccontarlo.

 

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