Calcio e politica, una nuova frontiera verso i Mondiali di Russia e Qatar?

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Si avvicinano i mondiali di Russia e Qatar. Come è evidente non si tratterà in alcun modo di due eventi semplicemente sportivi. Riteniamo perciò importante aprire uno spazio di discussione su un tema che, con ogni probabilità, risulterà sempre più importante nel prossimo futuro.

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Il ruolo geopolitico del calcio

La passione per la squadra del cuore, la tensione degli ultimi minuti di una partita che si chiude in zona cesarini, le polemiche del giorno dopo, le moviole, i pali, gli sfottò… il calcio è sicuramente tutto questo, eppure, ormai sembra impossibile negarlo, oltre al campo e a quello che si muove attorno ad esso il mondo del calcio è diventato molto di più.

La trasformazione dell’universo calcistico è ormai qualcosa di talmente conclamato che ricordarlo risulta quasi superfluo, stucchevole. Tuttavia questa osservazione non vuole essere in alcun modo un rimpianto di quantomeno dubbi bei tempi andati o uno sfogo contro l’insopportabile calcio moderno, quanto piuttosto l’inesorabile, per quanto scontato, punto di inizio di una riflessione.

Rendersi conto di quanto e come il mondo del calcio si sia trasformato nel corso degli ultimi decenni rappresenta infatti il primo passo da compiere nella direzione di un’interpretazione il più possibile realistica delle complesse partite economiche, politiche e sociali che si giocano attorno allo sport più seguito al mondo.

A partire dagli anni ’90, il mondo del calcio è stato investito da un processo di profonda trasformazione tuttora in corso di svolgimento. Le forze motrici di questa profonda modificazione, a costo di un’eccessiva schematizzazione, possono essere ricondotte essenzialmente a tre fattori fondamentali:

1)    Il ruolo delle aziende televisive, che hanno accresciuto il proprio interesse nella diffusione dello spettacolo calcistico
2)    2 La liberalizzazione del commercio dei calciatori, che ha contribuito a innalzare il giro d’affari attorno alle società calcistiche
3)    3 La finanziarizzazione delle società calcistiche, che ha consentito una serie di trasformazioni negli assetti proprietari e nelle strategie economiche dei principali club.

Questi tre fattori hanno senza dubbio innescato un processo gravido di conseguenze prima di tutto per le squadre di club. In primo luogo, e questo sembra essere la cosa più evidente, la struttura finanziaria dei principali club europei si è trasformata notevolmente.

Da forme societarie orientate fondamentalmente alla gestione sportiva, che rappresentava anche il fulcro dell’attività economica, quasi esclusivamente connessa alla vendita dei biglietti per la partita settimanale, si è arrivati a forme essenzialmente legate alla gestione economica, in cui le principali voci di guadagno sono rappresentate dagli introiti per diritti televisivi, sponsor e dalle varie strategie di commercializzazione del marchio.

Investitori si interessano a rilevare club delle principali leghe europee non solo per il prestigio che ciò assicura, ma anche per la possibilità di ottenere vantaggi derivanti da possibilità di costruzione di impianti e centri sportivi, di ridisegnare i luoghi circostanti questi impianti con centri commerciali e cosi via.

Lo sbilanciamento in direzione del peso delle attività finanziarie delle squadre a discapito delle problematiche più direttamente di tipo tecnico e sportivo ha generato una situazione nuova. Si è infatti, come inevitabile, allargata decisamente la forbice tra alcuni grandi club, principalmente europei, le cui disponibilità finanziarie hanno consentito un’organizzazione gestionale in grado di essere a passo coi tempi, e una miriade di piccoli club il cui ruolo non può che risultare sempre più marginale.

Altra significativa conseguenza risulta essere stato l’ingresso prepotente di alcuni nuovi attori extraeuropei che per motivi differenti, essenzialmente economici o d’immagine, hanno acquisito un peso sempre maggiore. L’internazionalizzaz¬ione e il peso economico hanno perciò reso il calcio un elemento sempre più importante all’interno della politica globale. La delicatissima partita connessa ai prossimi mondiali, cominciata fin dalla scelta dei paesi organizzatori, attorno alla quale come è noto si è consumato il più grande scandalo ai vertici del calcio mondiale, culminato con l’epurazione dei vertici della Fifa, va inserita proprio all’interno di questo scenario.

Proprio per queste ragioni, non può in alcun modo essere trascurata l’importanza del fatto che i prossimi mondiali si terranno al confine, pratico e simbolico, di due degli scenari geopolitici più delicati di questi anni, cioè il medio Oriente (Qatar 2022) e l’estremo Oriente d’Europa (Russia 2018).

La Russia alla viglia dei mondiali

Come si accennava precedentemente, la scelta di assegnare alla Federazione Russa l’onere di organizzare i mondiali di calcio del 2018 ha suscitato non poco scompiglio. Il timore infatti che, nel pieno del tentativo di isolamento della Russia da parte dei paesi Nato sia stata presa una tale decisione ha destato reazioni molto vive da più parti, in particolare negli USA.

Allo sconcerto, come noto, sono seguiti i fatti, e nel giro di poco tempo un’operazione di intelligence anti corruzione promossa dall’FBI ha portato alla rimozione di tutti i principali vertici della federcalcio mondiale. Queste circostanza, oltre al più marginale ma simbolicamente rilevante fatto che tra i candidati all’assegnazione dei mondiali vi erano proprio gli Usa, serve da primo indicatore per comprendere quanto sia rilevante lo sfondo di scontro tra Russia e paesi Nato in relazione ai mondiali del 2018.

Proprio per questa ragione la Federazione Russa sa benissimo che i mondiali del 2018 rivestono una fondamentale importanza strategica. A questo proposito la partita sembra dipanarsi su due binari strettamente connessi: da una parte sul piano economico, dall’altra su quello di prestigio politico. Dal punto di vista economico l’importanza dell’evento è a dir poco scontata, soprattutto in un momento di difficoltà dell’economia Russa, ostacolata da problemi strutturali e dal tentativo di isolamento economico e politico messo in atto dall’Occidente.

Sotto questo aspetto particolare attenzione dovrà essere prestata alla questione degli stadi: se da un lato infatti la costruzione di questi ultimi, eseguita per altro con il massiccio apporto di manodopera a bassissimo costo, può rappresentare una massiccia occasione di introito per i vari soggetti coinvolti, lo stato attuale di ritardo con cui si sta attuando il processo di costruzione dei nuovi impianti non può che destare una certa preoccupazione per gli organizzatori. Altro tema rilevante riguarda le possibilità di introiti connessi ai diritti televisivi; a questo proposito, il fatto che solo una delle cinque nazioni più popolose al mondo, esclusi due pezzi da 90 come gli Usa e la Cina, abbia la possibilità di inviare la propria delegazione può rappresentare una fonte di rischio, ancorché probabilmente arginabile.

Altrettanto importante è senza dubbio la sfida sul piano politico. E’ infatti ormai diverso tempo che alcune personalità decisamente rilevanti delle èlite economiche e politiche della Federazione hanno deciso di investire nel calcio come strumento di propaganda e legittimazione. I passi da gigante compiuti dalle principali squadre russe, oltre al potere crescente di alcune squadre estere a proprietà russa, ne sono certo una dimostrazione. Tanto più importante sarà per i russi organizzare una manifestazione impeccabile, in cui poter mostrare le proprie capacità tecniche ed organizzative e in cui rilanciare la propria immagine sul piano internazionale.

Il Qatar e il sogno mondiale

Più lontani in prospettiva temporale, ma già all’oggi carichi di conseguenze per la politica internazionale, sono i mondiali di Qatar 2022. Sono o, conviene all’oggi dire, potrebbero essere, dato che benché l’assegnazione al paese del golfo sia stata ufficializzata, non sono pochi i dubbi sulla realizzabilità del progetto.

Ma procediamo con ordine. Il Qatar, paese sicuramente atipico nello scenario mediorientale, ha costruito negli ultimi decenni la sua politica globale per mezzo di una delicata e accurata rete di soft power e politica della mediazione. All’interno di questa politica hanno giocato sicuramente un ruolo importante le strategie di investimento delle elites economiche del paese e la tv nazionale Al Jazeera, emittente di spicco nel mondo arabo.

A partire dal 2010 circa a questa elementi se ne sono aggiunti due, particolarmente significativi: l’ingresso prepotente nel mondo dello sport e del turismo. Per quel che riguarda in particolare il mondo del calcio l’acquisto del PSG e l’acquisizione da parte di Al Jazeera dei diritti televisivi della Ligue 1, assieme ad altre operazioni di marketing, hanno rappresentato i due momenti decisivi.

Il fatto che il Qatar stia procedendo nella direzione di un inserimento nel business del calcio fa senza dubbio di questo paese un ottimo candidato ad ospitare un’edizione del Campionato del Mondo, sia in relazione ai propri affari, che in relazione ai possibili affari di diversi altri attori. La candidatura del Qatar tuttavia è fortemente sgradita ai propri rivali geopolitici nell’area del Golfo, nei confronti dei quali negli ultimi mesi il paese candidato ad ospitare i Mondiali del 2022 si è trovato in pesante conflitto.

Il tentativo deciso di isolamento del Qatar da parte dei paesi vicini, che ha già avuto conseguenze rilevanti, tra cui in primo luogo l’embargo economico – che per altro ha avuto come elemento simbolico eclatante il divieto per i cittadini sauditi di indossare la maglia del Barcellona a sponsor qatariota – è senza dubbio una prima fonte di preoccupazione in relazione alla possibilità di organizzazione dei Mondiali.
La risposta del mondo del Qatar sotto questo profilo, pur simbolicamente elevata, cioè la dimostrazione di forza connessa all’acquisto a prezzi straordinari della stella Neymar, potrebbe non essere sufficiente e già ha comportato nuovi problemi, di cui la revoca proprio degli accordi tra Qatar Airwais e Barcellona FC.

Altro elemento scottante che ha per altro destato una serie di proteste in seno alla comunità internazionale, riguarda le pessime condizioni di lavoro nel paese del Golfo, dove l’iper-sfruttamento è all’ordine del giorno e l’esercizio delle funzioni sindacali praticamente proibito. Questo potrebbe essere uno dei moventi per revocare l’assegnazione dei Mondiali del 2022, decisione che avrebbe un impatto enorme e che potrebbe portare a reazioni imprevedibili sull’economia pallonara globale.

Le condizioni oscene in cui versano milioni di uomini che lavorano dietro le quinte del mondo del calcio, oltre al significato politico che può avere, in paesi in cui il disagio sociale è elevato, investire pioggie di miliardi per manifestazioni come i Mondiali di calcio e i grandi eventi come le rassegne olimpiche, rappresentano contraddizioni cruciali nell’economia dei grandi eventi. Se in Brasile, forse il paese in cui il calcio è più amato, è stato possibile organizzare tra 2014 e 2016 forti momenti di contrapposizione sociale, nulla impedisce che anche in merito alle prossime rassegne possano svilupparsi movimenti che portino le sofferenze vissute dai subalterni sul palcoscenico grande spettacolo del calcio mondiale.

Nelle prossime settimane torneremo con nuovi articoli e ragionamenti sul tema..

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