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Torino: cronaca di una resistenza allo sfratto

L’ufficiale giudiziario per adesso non si è ancora presentato.

Insieme alla famiglia di Antonio ed Emanuela, alcuni studenti e attivisti di Prendocasa–Torino, si stanno adoperando per resistere allo sfratto coatto.

La situazione della famiglia era stata segnalata tempo fa al comune di Torino, il quale non ha saputo trovare soluzione abitative.

Antonio ed Emanuela, donna coraggiosa, incinta da qualche mese, si preparano per resistere allo sgombero.

Per questi motivi invitiamo tutti e tutte a portare la loro solidarietà in via mercadante 102

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Aggiornamento ore 9.45

Antonio scende dal cornicione, ottenendo una soluzione per tutta la famiglia all’interno di un albergo sociale per 90 giorni.

Una soluzione temporanea, ottenuta solo grazie alla determinazione e il coraggio della famiglia.

Da segnalare la solidarietà dimostrata attraverso uno striscione “Siamo con voi, resistete” dall’ospedale “San Giovanni Bosco”, vicino alla casa di Antonio ed Emanuela.

Aggiornamento ore 9

Dopo l’inutile intervento del fabbro che non è riuscito a manomettere la serratura dell’abitazione, la polizia insieme alla Digos entrano in casa buttando giù la porta a colpi d’accetta. Presente anche l’ufficiale giudiziario.

Antonio, il marito di Emanuela, sale sul cornicione del condominio….

Aggiornamento ore 7:45

La polizia entra in casa sfondando la porta

 

Questa giornata di resistenza si conclude con questo, seppur piccolo, risultato, ottenuto solo grazie alla determinazione messa in campo dalla famiglia di Antonio ed Emanuela. Le ultimissime novità ci dicono che Antonio si è recato presso la casa albergo in via Ivrea 24 per visionare l’appartamento.

Emanuela, moglie di Antonio, invece è stata accompagnata all’ospedale per un controllo, ricordiamo che la signora è al quinto mese di gravidanza, dovuto allo stress di questa mattina, causa l’arroganza poliziesca e della digos nel cercare di effettuare a tutti i costi, senza esitare di fronte ad una donna incinta, lo sgombero coatto.

Vale la pena ribadire ancora una volta come il comune di Torino, oltre a tagliare servizi pubblici, privatizzandoli a scopo lucrativo, se ne infischi totalmente se le questioni di emergenza abitativa vengono affrontate come delle questioni di ordine pubblico, cercando di mettere una pezza solo all’ultimo minuto, la cui attenzione è stata richiamata dal gesto coraggioso di Antonio, che arrampicandosi sul cornicione del condominio ha fatto scattare l’intervento tardivo, considerata la situazione delicata dovuta alla gravidanza di Emanuela, più volte denunciata dalla famiglia al comune, dal consigliere di Sel Grimaldi.

La continua assenza di politiche sociali, l’immobilità delle istituzioni di fronte alla crescita di sfratti, di cui Torino ne è la capitale, l’incapacità politica di garantire il diritto all’abitare, accresceranno sicuramente le resistenze agli sfratti.

Ovviamente questa soluzione tampone non risolve la questione abitativa di questa famiglia, che per adesso si accontenta del risultato ottenuto, ricordando che il diritto all’abitare non si contratta e che alla scadenza dei 90 giorni se non ci saranno soluzioni abitative reali, compatibili con le esigenze della famiglia, si provvederà a far si che Antonio ed Emanuela con i loro 3 figli più il piccolo in arrivo, trovino la giusta sistemazione che meritano.

 

Leggi il comunicato di PrendoCasa Torino

Sveglia presto oggi per  Antonio, Emanuela e i loro 3 figli. La famiglia, infatti, questa mattina si è trovata a dover affrontare il  3° accesso dell’ufficiale giudiziario, visto che nonostante la loro situazione fosse stata segnalata tempo fa al comune di Torino, nessuna soluzione adeguata era stata proposta  fino a questa mattina.

La polizia, 5 camionette, insieme all’ufficiale giudiziario e al fabbro, è arrivata intorno alle 6.30 sotto la loro abitazione con l’intenzione di uno sgombero coatto. Insieme alla famiglia di Antonio ed Emanuela, ad attenderli c’erano anche alcuni studenti e attivisti di Prendocasa Torino che si sono adoperati affinchè Emanuela (che peraltro è al 5° mese di gravidanza) e la sua famiglia rimanessero all’interno dell’appartamento senza essere sbattuti  in mezza alla strada, come si preannunciava dall’ingente dispiego di forze dell’ordine.

Dopo un inutile tentativo del fabbro di manomettere la serratura dell’abitazione la polizia, insieme alla Digos, è entrata in casa sfondando la porta a colpi di accetta. Antonio è salito sul cornicione del condominio e solo dopo un’estenuante trattativa, la soluzione tardiva e tampone del comune è arrivata con il temporaneo inserimento della famiglia  nell’albergo sociale  di via Ivrea per 90 giorni.

Ovviamente tutto questo è stato possibile solo grazie alla determinazione e al coraggio della famiglia di Antonio ed Emanuela e dei solidali che sono accorsi per sostenerli. Da segnalare soprattutto la solidarietà dimostrata attraverso uno striscione “Siamo con voi, coraggio” dall’Ospedale San Giovanni Bosco, vicino alla casa di Antonio ed Emanuela.

E dopo questa lunga mattinata di lotta e resistenza, non possiamo che  confermare che Fassino e la sua cricca di consiglieri ha nuovamente dimostrato come quello che sta loro più a cuore non sia il diritto di avere un tetto, ma quello di usare la forza con chi la crisi la sta pagando!

La casa è un diritto!

Prendocasa Torino

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