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Il Cep non si tocca!

Pisa – Era la prima uscita pubblica di un vero e proprio movimento di quartiere, la giornata di lotta, aggregazione e festa “Smascheriamo i mostri”. Dalle prime ore pomeridiane centinaia di persone hanno affollato la piazzetta di fronte alla chiesa, circondando carri, carretti e maschere, che in queste settimane decine di giovani e meno giovani avevano prodotto autonomamente per costruire il primo appuntamento di piazza in cui rilanciare con forza i temi e le questioni che da anni gravano sulla vivibilità del più grande e storico quartiere popolare della città.
Hanno deciso di convertire l’appuntamento di Halloween in un momento collettivo ben più denso di contenuti: sui carri striscioni “vogliamo casa, reddito, spazi”, “basta sfratti”, il “cep non si tocca”; su cartelli e maschere dipinti i simboli di tutte quelle controparti che ogni giorno sono percepite come come responsabili dell’impoverimento sociale; le modalità totalmente autogestite con cui è stato costruito una semplice festa; tutto ciò rende bene l’idea dell’importanza della scadenza di oggi.
E le aspettative non sono state disattese, anzi: in più di duecento tra famiglie italiane e migranti, giovani precari, anziane signore, studenti, ma anche animatori, maestre, mamme e figli, hanno risposto all’appello.

Tra coriandoli, trucchi e slogan, il Grande carro si è messo in moto, dando vita ad un corteo di quartiere che è andato a segnare molti punti simbolici della zona: mentre i bambini e le bambine della scuola elementare Novelli cantavano lo slogan “rivogliamo la nostra scuola”, tutta la sfilata si è fermata davanti al cancello dell’edificio chiuso per inagibilità da un mese e mezzo, ed è stato affisso uno striscione che recitava “salviamo la scuola, non le banche”. Un genitore ha preso il microfono ed ha riassunto i motivi della protesta: la situazione di degrado in cui versano gli istituti pubblici, nonostante le ripetute segnalazioni fatte da genitori ed insegnanti, non era stata presa in considerazione dalle varie amministrazioni pubbliche. Soltanto grazie alla protesta ed alla pressione esercitata dalle mamme che hanno chiamato i vigili del fuoco per fargli eseguire una perizia all’inizio di quest’anno- che ha segnalato l’inagibilità della struttura – gli alunni della scuola di quartiere sono stati trasferiti. Il mancato avvio dei lavori di ristrutturazione delle Novelli, dopo tanti mesi dalle prime segnalazioni, rappresenta quindi tutta l’incapacità delle istituzioni di far fronte ai bisogni sociali del quartiere, laddove i soldi pubblici sono spesi tutti per far riempire le tasche dei soliti noti: banche, speculatori, grande imprese di cemento, immobiliari e di costruzioni, come già era stato gridato in faccia all’inaugurazione della nuova città vetrina, alla presenza di dieci giorni fa del presidente Napolitano a Pisa.

La manifestazione è quindi continuata, tra canti, cori, balli in maschera ed interventi al megafono, che raccoglievano la solidarietà attiva di tanti altri abitanti affacciati dai balconi, dalle finestre, e che dai bar salutavano ed apprezzavano quello che può definirsi una vera e propria novità di partecipazione collettiva e trasversale alle diverse fasce sociali. Bloccando rotonde, vie principali della zona e fermandosi davanti alla banca – anch’essa attaccata come responsabile n generale del debito che grava sulle teste degli abitanti, ed in particolare come potere vero e proprio che ostacola da anni la costruzione di una posta sentita come forte esigenza per il Cep – il corteo è giunto finalmente davanti al principale spazio sotto attacco del quartiere: i campini.

Al grido di “noi il vostro debito non lo paghiamo, noi la vostra crisi non la paghiamo”, tutto il corteo è entrato dentro i luoghi di socialità ancora non distrutti dalla speculazione portata avanti dall’APES, dal Comune, e dalle varie aziende di costruzione. Lo spazio è stato occupato dando vita ad un’assemblea, a momenti di socialità e di rinfresco, e di azioni simboliche – la rappresentazione con manichini di cartapesta dei veri “mostri” (i referenti delle principali istituzioni comunali e pubbliche). I ragazzi che da anni organizzano per il quartiere tornei di calcetto, che usano i luoghi della palestra popolare, hanno ribadita il forte NO, condiviso a pieno da tutti, alla cementificazione ed alla privatizzazione degli spazi sociali rimasti. La risposta al presidente dell’Apes, agli assessori alla casa ed al sociale, al sindaco, che chiedono di fare sacrifici per costruire nuove case è il rifiuto esplicito di farsi prendere in giro: di fronte a migliaia di case sfitte (comunali e private) tenute in città – e decine e decine nel quartiere, continua la violenza istituzionale degli sfratti per morosità, gli sgomberi da case popolari.

Per questo la risposta del quartiere è stata prima di tutto uno scatto di dignità: contro la rassegnazione che le retoriche e l’arroganza di istituzioni asservite esclusivamente ai profitti vorrebbero imporre, è la ripresa di un protagonismo e di partecipazione vera e consapevolmente incazzata, di chi si mette insieme, di chi si organizza per costruire in autonomia soluzioni ai propri bisogni, ad essere il vero antidoto alla distruzione di ogni legame sociale e territoriale. E questo non è che l’inizio.

Dal Cep, banlieue della Pisa città-vetrina, Infoaut Pisa

Il comunicato dei ragazzi organizzatori dell’evento

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