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Dopo due giorni di picchetti, vittoria dei lavoratori della Gls

Tutto nasce da un mancato rientro di un lavoratore alla GLS di Treviglio, dopo una sospensione di 8 giorni. Infatti successivamente, anzi che riprendere a lavorare ha trovato risposte evasive e di fatto l’ordine di non tornare fino a quando non si sarà chiarita la situazione con i sindacati e la cooperativa Prospect, società al servizio della GLS.

Un comportamento del tutto illegittimo da parte della cooperativa che ha portato i lavoratori insieme al sindacato S.I. Cobas a organizzare un picchetto davanti ai cancelli della sede a Bergamo l’8 Febbraio.

Una giornata sfiancante nella quale né l’azienda né la cooperativa ha intrapreso un dialogo reale con i lavoratori. Purtroppo si è assistito a un incidente che ha visto coinvolto un facchino che stava manifestando. Infatti, un furgoncino, a velocità elevata, ha colpito il lavoratore e nonostante ciò la guidatrice è scesa con l’intenzione di aggredirlo, come si vede dalle scene del video che riprende i momenti successivi all’accaduto.

Nel frattempo altri lavoratori, dopo essersi iscritti al S.I. Cobas hanno ricevuto, da un giorno all’altro, come proposta “da non rifiutare” un contratto ridotto a sole 6 ore di lavoro. Un offerta che ha trovato come risposta lo sdegno dei lavoratori.

Alla fine la posta in gioco era alta: 9 lavoratori da far reintegrare con un contratto a tempo pieno e l’apertura di un tavolo di trattativa per l’applicazione di un contratto nazionale.

Come spesso accade nel mondo della logistica, viene adottato un contratto nel quale non vengono rispettati i diritti fondamentali. Anche in questo caso tredicesima, quattordicesima, ferie e malattia non sono mai state riconosiute. Inoltre i lavoratori svolgevano, all’occasione, sia il ruolo di autotrasportatore sia di facchino. Due mansioni a cui sono dedicati due tipologie di contratto diverse.

Il 9 Febbraio si riparte con la mobilitazione, questa volta alle sede di Treviglio. Nonostante le squallide intimidazioni e provocazioni create dall’arrivo di due camionette della celere, il picchetto è durato tutto il giorno senza momenti di tensione.

Ma dopo questi due giorni i lavoratori hanno ottenuto ciò che volevano: il ritorno al lavoro dei 9 colleghi e l’apertura di un tavolo di trattativa sul contratto.

A tutto ciò si aggiunge la condotta politica dell’azienda. Se difatti ha perso sotto il profilo delle rivendicazioni, come contro altare gli articoli comparsi sui giornali locali risultano smielatamente a favore dell’azienda.

Inoltre si aggiunge l’interpellanza parlamentare del senatore bergamasco della Lega Nord Giacomo Stucchi, in cui dichiara: «talune controversie possono essere risolte nelle opportune sedi giudiziarie e non certo con la prevaricazione di comitati di lavoratori, come in questo caso, verso aziende e piccoli imprenditori; l’azienda GLS sta perdendo credibilità con i clienti e di conseguenza si rischiano effetti negativi sul fatturato, in un momento di delicata congiuntura economica per tutto il territorio della bergamasca».

Insomma, in provincia sono stati numerosi i picchetti in questi ultimi anni nel ramo della logistica, ma in questo caso per la società GLS, sentori e consiglieri regionali vengono interpellati dall’azienda stessa come dimostra il post Facebook della consigliere regionale leghista Lara Magoni.

Le parole del senatore e della consigliera sono chiare. Non si può fermare la produzione. Non si può compromettere l’immagine di una azienda. Si può manifestare ma non si può creare danno. Peccato che tra queste righe non viene mai spesa una parola sulle condizioni di lavoro e sui motivi della mobilitazione. Quando il profitto risulta sempre più preponderante rispetto le vite e i diritti dei lavoratori.

Nonostante, come in questo caso, le aziende e le cooperative risultano politicamente meno isolate di quanto si possa pensare, questa lotta ha dimostrato che la determinazione dei lavoratori premia e che un lavoro senza diritti non è un lavoro.

da bgreport.org

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