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Blitz no tav alla festa dell’Unità di Bologna: contestato Bersani.

si sono presentati alla festa dell’Unita di Bologna verso le 19 quando andava in scena un question time che vedeva Pierluigi Bersani, segretario nazionale del Partito Democratico, rispondere alle domande del direttore dell’Unità Sardo.

Gli attivisti hanno srotolato le bandiere col treno sbarrato e esposto cartelli no tav all’ingresso del tendone dove si trovava il segretario PD inscenando una contestazione pacifica ma determinata contro il partito si Tav che alla legittima lotta della Valsusa risponde con proclami violenti di ulteriore militarizzazione del territorio. Immediatemente Digos e Servizio d’ordine del PD hanno minacciato e ostacolato l’iniziativa spintonando i manifestanti che senza aver commesso alcun reato sono stati tutti identificati dalle forze dell’ordine, mentre la celere silente assisteva sullo sfondo con gli scudi in mano. La contestazione è quindi proseguita riscontrando la solidarietà e l’interessamento di numerosi bolognesi il cui atteggiamento faceva da contraltare a quello dei militanti PD che continuavano a minacciare gli attivisti intimandoli di andarsene da una festa che definivano “casa loro”.

All’uscita di Bersani dal tendone, il leader PD è stato contestato nuovamente mentre la Digos continuava a ostacolare il libero svolgimento dell’iniziativa di comunicazione radicale. Ancora una volta il Partito Democratico, nella persona del suo segretario e dei suoi militanti, si dimostra sordo alle ragioni del movimento No Tav e si schiera ancora una volta dalla parte sbagliata: quella dei banchieri, degli speculatori, della casta e della corruzione. Consapevoli del posizionamento del Partito Democratico dalla parte di chi vuole fare pagare la crisi ai territori rendendoli vittime del malaffare e del profitto dei soliti noti portiamo a casa un ulteriore dimostrazione della differenza tra chi in val susa come altrove si indigna e lotta per un nuovo modello sociale e chi invece prosegue nelle sue politiche distruttive e rapaci. Il solco è ormai scavato, per i nostri politicanti “A sara dura”.

 

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