InfoAut
Immagine di copertina per il post

Primo maggio: Torino si schiera contro la guerra

Per liberare il quartiere Vanchiglia oggi un altro passo è stato fatto.

Il Primo maggio a Torino è storicamente una giornata sentita, da chi lavora ma anche e soprattutto da tutta quella parte di città che quotidianamente sceglie di schierarsi dalla parte di chi è sfruttato e resiste. Non è una giornata simbolica ma il passaggio obbligato per segnare degli avanzamenti per la lotta collettiva e l’obiettivo comune: indicate le responsabilità di chi ci manda in guerra, di chi è complice del genocidio in Palestina, di chi ci affama, si pratica la possibilità concreta di trasformare un presente che non accettiamo. 

Quest’anno il primo maggio ha rappresentato sin da subito un momento per tornare a ribadire la contrarietà alla guerra e ai suoi costi, per esprimere la solidarietà alla missione della Flottilla, contrarietà a una gestione dei territori che tenta di riprodurre un modello come quello che, su scale di violenza e intensità decisamente maggiori e imparagonabili, gli Usa e il suo alleato sionista impongono in Palestina, in Libano, in Iran, in Venezuela, a Cuba. Il loro modello è quello di rendere i territori e i popoli che li abitano deserti da sfruttare, devastare, colonizzare con l’obiettivo di schiacciare ogni resistenza. Ma in questi anni la resistenza palestinese, libanese, iraniana hanno avuto la capacità di insegnare al mondo che non può andare sempre tutto come vorrebbe l’ordine imperialista. 

In piazza è riecheggiata la voce dei lavoratori precari della logistica e della ristorazione che hanno ricordato quanto sia marcio il sistema di organizzazione del lavoro nella nostra città. Poche settimane fa infatti l’ultimo omicidio sul lavoro si è consumato sulle strade della nostra collina portando alla morte di Adnan. 

Tutto questo ci insegna che noi a partire da dove siamo possiamo fare la nostra parte. A Torino bloccare la guerra è possibile, è un dovere, come ovunque. E in ogni territorio quello che ci consegna questa epoca è che è possibile fare la propria parte a partire dal mettere i bastoni tra le ruote a chi tenta di dividere, di chiudere spazi, di cancellare possibilità. Il nesso tra tutto questo è chiaro a chi vive in questa città. È chiaro che quanto successo il 18 dicembre non è un fatto marginale, ma è un tentativo di colpire la possibilità di resistere e soprattutto di costruire, di riscattarsi collettivamente, di contribuire, nel nostro piccolo angolo di mondo ad approfondire la crisi del modello occidentale. Questo è stato chiaro alla Torino che si è definita partigiana e che, da quel momento, ha continuato a incontrarsi, ragionare e lottare insieme fino ad oggi. E allora era chiaro che il giorno in cui la Torino che resiste scende in piazza sarebbe stato necessario tornare in un quartiere tuttora militarizzato e mandare un segnale.  

Lo spezzone sociale è stato attraversato da quasi 10 mila persone, tantissime si sono unite durante il percorso, aspettando il suo passaggio per camminare insieme. Il corteo di oggi ha visto in generale una partecipazione importante: tantissimi i lavoratori e le lavoratrici, tantissimi i giovani e le giovanissime generazioni, studenti, universitari, disoccupati, pensionati. C’erano tutti. All’arrivo in piazza Castello, termine del corteo, mentre il comizio dei sindacati volgeva al termine, lo spezzone sociale ha deciso di proseguire e andare verso Vanchiglia, per arrivare all’Askatasuna. 

Maurizio Marrone, probabile candidato a sindaco fascista alle prossime elezioni, ha avuto la faccia tosta di presentarsi e fare un pezzo di sfilata con le istituzioni comunali.  A dimostrazione di come, in molti, nel centro sinistra non abbiano problemi a tollerare la presenza di certi personaggi in un corteo come quello del primo maggio. Ancora una volta a ricordarci che se a torino i fascisti in stile Marrone-Montaruli non hanno agibilità politica è merito dell’ antifascismo messo in campo dal basso.

Il corteo ha proseguito verso il suo obiettivo dichiarato e condiviso in tutti i momenti di assemblea cittadina che hanno permesso di fare dello sgombero del 18 dicembre un momento di rilancio in avanti, perché tutta la città sa da che parte stare. Qui, a fronte di un imponente dispositivo di forze dell’ordine, una breccia è stata aperta, il cancello del giardino di via Balbo sul retro del palazzo di corso regina 47, è stato aperto. Tantissime le persone che inondavano le vie di un quartiere ferito, che in questi mesi ha dato prova di resistenza e di voglia di non solo curarsi le ferite ma di costruire qualcosa di più forte, di nuovo, di vero. Al grido di Askatasuna vuol dire libertà, nonostante cariche, lacrimogeni e idranti, i giovani e i meno giovani di questa città hanno espresso una necessità: tornare in uno spazio che deve essere popolare, attraversato, costruito collettivamente per rispondere a bisogni collettivi. Ma non solo, non è importante uno spazio per le sue mura, ciò che conta è mettere anche oggi, anche domani e dopodomani, i bastoni tra le ruote di chi tenta di cancellare la possibilità di resistere, rilanciare, lottare contro questo mondo per come ci è stato consegnato, contro un modello marcio e in crisi che va fatto affondare. Ora è il momento, oggi a Torino abbiamo ancora una volta visto la possibilità collettiva.         

Network Antagonista Torinese

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

askatasunaguerrapalestinaPrimo Maggiotorino

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Comunicato delle cinque attiviste italiane arrestate e deportate da Israele

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato delle cinque attiviste italiane arrestate lo scorso 22 ottobre dalle forze di occupazione israeliane a Masafer Yatta, nella Cisgiordania occupata, e successivamente espulse dal Paese. Le cinque si trovavano insieme ad altre sei persone internazionali in visita a una famiglia palestinese quando sono state fermate da coloni israeliani e successivamente […]

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Continua l’accanimento nei confronti di Sara: da venerdì sera ai domiciliari

La Questura e la Procura di Torino hanno confezionato un aggravamento delle misure preventive nei confronti di Sara, giovane e generosa compagna del movimento torinese.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Appello processo Sovrano: come criminalizzare il conflitto sociale. Richieste le condanne

Ripubblichiamo il resoconto di Notav.info sull’udienza di ieri del processo di appello che vorrebbe ribaltare la sentenza in primo grado per quanto riguarda l’accusa di associazione a delinquere per Askatasuna, Movimento No Tav e Spazio Popolare Neruda.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Movimento 24 ottobre: la generazione Z rompe i divieti e si prende le piazze

Italia-Città blindate, quasi 5mila identificati, 371 fermati di cui 110 minorenni, 9 persone arrestate, tensioni e scontri in diverse piazze al termine di manifestazioni pacifiche molto partecipate.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Roma: alcune riflessioni sul corteo di ieri contro carovita ed economia di guerra

Ieri mattina il clima a Roma era surreale per giorni non avevano fatto altro che militarizzare sempre di pro la città e cercare di dissuadere le persone dallo scendere in piazza.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino è contro riarmo, carovita e data center: più di 20 mila persone sfidano il Governo Meloni

In decine di migliaia ci siamo radunati in Piazza Castello, riempiendola fino a farla traboccare.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Meloni fallisce: l’Italia vuole tutto

L’Italia si sta ribellando al carovita di guerra ed è ciò che i giornali e il governo non possono ignorare. Centinaia di migliaia di persone sono tornate a manifestare anche sabato 24 ottobre da nord a sud, mettendo evidentemente in crisi Meloni e la sua cricca.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Blocchi al porto di Livorno: la mobilitazione continua

Mentre lə lavoratorə e lə studentə in Europa e nel mondo, si ribellano contro un sistema che sfrutta e che schiaccia, e i perbenisti urlano alla violenza sulle vetrine, oggi arriva l’ennesima nave statunitense con rifornimenti militari per Sigonella.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Gli espropri di Milano, i riot di Belfast, la guerra ibrida

L’impiego inflazionato del concetto di «guerra ibrida» nel dibattito pubblico impone una chiarificazione. Nella dottrina strategica e nella sociologia dei conflitti, la guerra ibrida (hybrid warfare) non indica qualsiasi turbolenza sociale che transiti per le reti digitali, bensì una precisa architettura offensiva e deliberata in cui un attore statale o para-statale  combina operazioni informative, guerra psicologica e manipolazione computazionale per destabilizzare un sistema bersaglio mantenendosi sotto la soglia dello scontro militare aperto.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino: dal 17 ottobre al 24 la mobilitazione contro guerra e carovita continua

Riprendiamo due contributi da Radio Blackout per restituire alcune voci della piazza del 17 ottobre a Torino contro il carovita e la guerra e il rilancio al corteo di sabato 24 ottobre da parte del gruppo Italiainpiazza17.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Agricoltori e autotrasportatori campani: i blocchi e presidi continuano

Come viene riportato da questo articolo su Altra Agricoltura, l’obiettivo della giornata di oggi per gli agricoltori campani era quello di portare la richiesta di dichiarazione dello stato di crisi all’attenzione della Regione:

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Cerignola si ferma contro il carovita

Continuiamo a raccontare le proteste in corso nel sud Italia, questa volta a partire dall’esperienza di chi si è mobilitato in Puglia, in particolare a Cerignola. Agricoltori, auto trasportatori, lavoratori e studenti si sono uniti nelle piazze e, ci spiega Vincenzo Pinnelli, uno dei portavoce del movimento, continueranno a farlo.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Viminale identifica i camnionisti per rimuovere i presidi. “Non ci fermiamo”, i blocchi a sud continuano

Contro il caro-carburanti Scaffali vuoti in Calabria, Basilicata, Campania (bloccata la A1) e in alcuni casi anche in Puglia e Sicilia; in queste 2 ultime Regioni solo alcune sigle sindacali hanno ritirato i blocchi mentre il governo, per bocca del ministro Urso, ha iniziato a identificare i camionisti “per rimuovere tutti i presidi nelle prossime ore”. I primi numeri del Viminale parlano di 1.339 identificati, 71 denunciati, 242 sanzionati sul piano amministrativo, oltre a disporre scorte di polizia per i tir non in blocco.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Raccolta di contributi e punti di vista sulle piazze del 17 ottobre: dalla Francia all’Italia

Di seguito apriamo una raccolta di punti di vista a nostro parere interessanti su quanto sta succedendo da una parte all’altra delle Alpi sul tema del carovita, della crisi sociale e della guerra.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Italiani veri

Contro il carovita, contro il caro carburante e quindi anche contro la guerra. Piazze di molte città d’Italia in questo 17 ottobre si sono riempite in aperta opposizione al governo Meloni, causa della crisi sociale dilagante. Piazze piene anche oggi quindi, dopo una giornata di mobilitazione studentesca significativa per tutto il Paese.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il terreno sta cedendo? Lo yen, il dollaro e l’autunno caldo in Francia

Diciotto mesi fa, dopo la pubblicazione del nostro primo articolo, “Su un terreno instabile”, abbiamo ricevuto numerosi commenti da parte di lettori tanto benevoli quanto perplessi: che farsene di queste analisi e, in fin dei conti, a che pro tutto questo arrovellarsi il cervello?

Immagine di copertina per il post
Formazione

Torino: diecimila studenti in corteo si prendono la città. Fermi e arresti.

Oggi, venerdì 16 ottobre, durante il corteo del movimento studentesco torinese, sono state fermate 12 persone e tre di loro sono state portate al carcere minorile cittadino. A loro si somma, da quanto si apprende dai giornali ma non si ha ancora conferma, un altro studente arrestato il giorno precedente nei raid polizieschi ai danni delle occupazioni delle scuole, durante i quali erano stati molti i fermi particolarmente violenti e intimidatori.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

I giovani lo sanno.

Oltre 40 città si sono mobilitate nella giornata di sciopero studentesco di venerdì 16 ottobre. Il tema è chiaro: contro la guerra e contro chi vuole mandarci in guerra. Una guerra che si traduce in crisi sociale e impoverimento a tutti i livelli, la scuola è uno di questi.