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Val Susa: accanimento contro Giorgio Rossetto, prolungata la detenzione a un giorno dalla fine della pena.Intervista a Nicoletta Dosio

Nuovo provvedimento della Procura della Repubblica contro Giorgio, compagno autonomo e attivista No Tav.

da notav.info

Il 14 marzo avrebbe finito di scontare un periodo di detenzione domiciliare iniziato a gennaio 2025 per un “definitivo” legato al maxi processo per lo sgombero della Maddalena del 2011, la costruzione della baita in Clarea del 2010 e infine una marcia No Tav del 2019.

Il 2 febbraio 2026 la detenzione disciplinare era stata aggravata dopo un’intervista a Radio Onda d’Urto (divieto di comunicazione e riduzione ad un’ora del tempo consentito per uscire).

Il 13 marzo, sfruttando il fatto che è stato dichiarato inammissibile un ricorso in cassazione, viene aggiunto un ulteriore allungamento della pena di mesi 8.

Giorgio ha fatto sapere: “Venerdì 13 è stata una giornata dolorosa per la perdita in un incidente stradale di un amico e di un compagno di lotta. La gravità di quest’evento rende il provvedimento notificatomi alcune ore dopo, nulla di più della puntura molesta di una zanzara. Le mie più sentite condoglianze ad Albertino che ha perso il suo papà.”

Di seguito l’articolo di Radio Onda d’Urto con intervista a Nicoletta.

“E’ una persecuzione che ormai dura da tempo, che dura da anni, nei confronti di Giorgio ma anche nei confronti di tutto il Movimento No Tav”.

Inizia così l’intervista a Nicoletta Dosio, storica attivista No Tav valsusina, in merito alla decisione della Procura della Repubblica di prolungare il periodo di detenzione domiciliare per Giorgio Rossetto, compagno torinese del movimento contro l’opera in Val di Susa, il cui periodo di detenzione domiciliare scadeva sabato 14 marzo 2026.

Iniziata a gennaio 2025, la detenzione domiciliare per Rossetto era stata comminata per delle condanne definitive legate “al maxi-processo per lo sgombero della Maddalena del 2011, la costruizione della baita in Clarea nel 2010 e infine una marcia No Tav nel 2019”, scrive il movimento valsusino in un comunicato.

Il 2 febbraio 2026, un anno e un mese aver iniziato a scontare la pena, Giorgio Rossetto aveva subito l’aggravamento della detenzione a causa di un’intervista rilasciata ai nostri microfoni, “colpevole” di aver commentato a Radio Onda d’Urto lo sgombero di Askatasuna dello scorso dicembre. Aver parlato a una emittente informativa gli è costato il divieto di comunicazione e riduzione ad un’ora del tempo consentito per uscire.

La storia di Rossetto è una storia comune a tanti attivisti e attiviste No Tav, sommersi da denunce, indagini, pedinamenti e punizioni giudiziarie continue. Nonostante anni di feroce repressione poliziesca e giudiziaria, il Movimento della Val Susa continua la sua lotta della grande opera in utile in progetto nella valle alpina. A confermarne l’inutilità, la stessa TELT, società costruttrice dell’opera, che ha formalizzato lo slittamento dell’entrata in funzione della TAV Torino-Lione al 2034, intascandosi nel frattempo milioni di fondi pubblici e speculando per anni sulla sua costruzione.

Per Rossetto, il 13 marzo 2026 (un giorno prima della conclusione della detenzione), “sfruttando il fatto che è stato dichiarato inammissibile un ricorso in cassazione” vengono aggiunti ulteriori 8 mesi di detenzione alla pena. “La questione è che contro di noi viene applicato il diritto penale del nemico”, denuncia Nicoletta Dosio ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Di seguito l’intervista completa.

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